Eredità digitale: cosa succede ai nostri dati quando non ci siamo più?

La presenza nelle nostre vite di servizi digitali, connessioni ubique e dispositivi portatili ha da tempo fatto cadere la distinzione tra online e offline. Con sempre più servizi e applicazioni accessibili tramite internet, anche i nostri profili si sono moltiplicati: servizi di email e homebanking, e-commerce e social network, app che monitorano la nostra salute, gaming e tanti altri.

Ma cosa succede a questi profili (e a questi dati) al momento del nostro decesso? Come avviene la successione del patrimonio digitale? Il quadro legato all’eredità digitale è piuttosto complicato e diversificato, anche perché l’apparato legislativo non riesce a rispondere con altrettanta velocità all’accelerazione tecnologica che caratterizza il ventunesimo secolo.

In Italia, come negli altri paesi dell’Unione Europea, in materia di protezione dei dati personali è in vigore il GDPR 2016/679 (GDPR sta per General Data Protection Regulation) che, però, non è applicabile alle persone decedute (articolo 27). Su questo punto, in Italia, il GDPR è integrato dal decreto legislativo 101/2018, che dice che i diritti relativi ai dati personali di persone defunte “possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio, o agisce a tutela dell’interessato, in qualità di suo mandatario, o per ragioni familiari meritevoli di protezione”.

La procedura, però, non è lineare e, in assenza di normative chiare e vincolanti, ogni servizio agisce secondo le proprie regole.

Facebook, per esempio, permette di trasformare la pagina personale in profilo commemorativo, dopo aver ottenuto un certificato di morte, oppure gli utenti possono indicare una persona come fiduciaria per gestire il proprio profilo o, ancora, possono richiedere di cancellare il profilo al momento del decesso.

Google permette di trasferire la gestione di un account inattivo a una persona di fiducia oppure chiudere l’account (in accordo con i familiari, che possono eventualmente ricevere contenuti dal profilo).

Apple, invece, richiede di ottenere un’ordinanza da parte di un tribunale per avere accesso ai contenuti, come dimostra il caso dei genitori di Milano che volevano entrare in possesso di immagini e video del figlio, morto in un incidente stradale.

Davanti alla complessità e alla delicatezza di questi temi, stanno aumentando le aziende che offrono servizi di gestione della cosiddetta “eredità digitale”, con o senza valore di mandato legale. In pratica permettono di riunire tutti i propri profili con i relativi dati di accesso, per poi passarli alla persona da noi designata al momento del decesso.

Che si considerino i propri profili come qualcosa di valore da trasferire a una persona di fiducia o semplicemente come servizi da chiudere quando non ci saremo più, anche in questo caso fare scelte consapevoli è importante

Per approfondire il tema della privacy online puoi consultare le 8 regole da seguire con immagini e video e i 10 consigli per tutelare la nostra identità digitale.

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