Diverse analisi escono con regolarità per illustrare il problema del cybercrimine e, purtroppo, il quadro non è roseo. Su ciò che è accaduto nel 2015, è il Norton Cyber Security Insights Report a dirci che più di 10 milioni di italiani sono stati vittime di crimini informatici.

Crimine più diffuso, la compromissione di account personali (17%) a causa di password troppo semplici o per phishing. Lo studio ha dimostrato inoltre che in Italia ci sono più dispositivi su cui non è installato nessun antivirus rispetto alla media degli altri paesi coinvolti nella ricerca.

Il rapporto Clusit 2017, che analizza i dati del 2016, ci informa che l’Italia è entrata nella top ten dei paesi più colpiti da attacchi informatici a livello mondiale. La ricerca di Clusit prende in esame anche tutti gli attacchi più rilevanti, che hanno colpito istituzioni e aziende, comprese le azioni di cyberwar (guerra informatica).

Tra gli attacchi più dannosi, quelli basati sul cosiddetto ransomware: un virus che, una volta entrato nel computer della vittima, cripta i dati e chiedi un riscatto per poter tornarne in possesso. Vittime di questi attacchi sono state anche istituzioni. L’ultimo caso, e forse il più famoso, è stato quello di WannaCry, che tra il 12 e 13 maggio ha colpito i sistemi Windows non aggiornati bloccando ospedali, treni, banche e aziende automobilistiche, chiedendo un riscatto tra i 300 e i 600 dollari in bitcoin. E proprio ieri è iniziato un nuovo attacco con il ransomware Petya.

Una ricerca di Karspersky Lab, invece, svela come solo la metà delle vittime di cybercrimine riesca a recuperare il denaro perduto. In media, una vittima perde poco meno di 500 dollari.

Davanti a un aumento costante delle minacce informatiche che possono colpire i nostri dispositivi e i nostri dati, possiamo adottare alcuni accorgimenti per proteggerci: password sicure e diverse per ogni servizio, doppia autenticazione quando è possibile, software e antivirus sempre aggiornati. E se abbiamo qualche dubbio su un link o un messaggio di posta elettronica: non clicchiamo nulla e non apriamo nessun allegato!

Su queste pagine abbiamo più volte parlato di cyberbullismo, cercando di inquadrare il fenomeno con alcuni dati, presentando le iniziative di contrasto e proponendo il punto di vista dei genitori. Continuiamo a sottolineare l’importanza dell’educazione e del condividere i primi passi dei ragazzi sulla rete, per insegnare capacità critica e diffidenza ma allo stesso tempo per sottolineare la ricchezza dell’essere online. Mister Credit ha creato anche Happy New Web, 12 consigli per navigare in serenità in famiglia.

Ma cosa possono fare i ragazzi nel momento in cui sono vittime di cyberbullismo?

Telefono Azzurro, associazione attiva nella difesa dei diritti dell’infanzia, pubblica sul suo sito una serie di consigli per i ragazzi, per dare loro alcuni strumenti che li mettano in grado di rendere sicura la loro presenza online.

Eccoli, in sintesi:

  • se ricevi messaggi offensivi (sms, mms, email o post sui social network) non rispondere
  • blocca la persona che ti invia messaggi molesti, cancella i messaggi (se sono pubblici) ma prima salvali (salva la pagina intera, facendo screenshot dello schermo del telefono o del computer, salva la cronologia delle conversazioni)
  • se ricevi minacce, pensa a cambiare nickname, numero di telefono o indirizzo di posta elettronica
  • non tenere tutto per te: se ti senti minacciato o infastidito, parlane con un adulto di cui ti fidi (un genitore, un insegnante…)
  • se hai bisogno di consigli o di aiuto puoi contattare Telefono Azzurro al numero 1.96.96 oppure via chat, sul sito azzurro.it (tutti i giorni dalle 16 alle 20).

I furti di identità, come abbiamo visto in questi anni, continuano ad aumentare e i truffatori sembrano non conoscere crisi. Le informazioni che i ladri cercano per poter sottrarre denaro alle vittime sono sempre le stesse: le password per accedere alle caselle di posta elettronica o ai profili sui social network, i dati relativi alle carte di credito, ai conti bancari o ai sistemi di home banking e pagamento online; e ancora le informazioni personali di base, come codice fiscale, indirizzo, data di nascita, numeri di telefono.

Le tecniche per cercare di rubare le informazioni sono molteplici: dal phishing (anche nelle sue varianti telefoniche o via sms), l’uso di malware per infettare il computer o lo smartphone della vittima oppure il recupero di informazioni da dispositivi buttati o rivenduti. A volte i ladri rubano i dati di bancomat e carte di credito modificando fisicamente gli sportelli bancomat (skimming). Spesso, però, per i truffatori è sufficiente raccogliere le informazioni che noi stessi diffondiamo in rete.

Ci sono alcuni segnali molto chiari per capire se ci è stata rubata l’identità:

  • riceviamo solleciti di pagamento per finanziamenti che non abbiamo mai richiesto
  • troviamo spese che non abbiamo mai fatto sugli estratti conto (bancari o delle carte a nostro nome)
  • chiediamo un prestito a una banca e questo ci viene negato perché risulta che non abbiamo pagato rate di prestiti precedenti, quando invece siamo sempre stati buoni pagatori.

In più del 50% dei casi, il furto di identità viene scoperto entro sei mesi ma in alcune occasioni possono essere necessari fino a cinque anni per scoprirlo.

Nel momento in cui sospettiamo di essere vittima di furto di identità, dobbiamo rivolgerci subito alla Polizia per sporgere denuncia, inviandone copia a istituti di credito e altre aziende che possono essere coinvolte. È importante anche conservare tutta la documentazione che può esserci utile per dimostrare la nostra estraneità ai fatti.

Mettendo da parte i dettagli su come funzionano le indagini per risalire ai truffatori (meglio lasciarle alle Forze dell’ordine che si occupano delle indagini), possiamo comunque fare la nostra parte per difenderci dai sempre nuovi rischi di furto di identità. Se vogliamo un livello di sicurezza in più, possiamo rivolgerci a servizi come Identikit e Sicurnet.

Sappiamo bene che una buona affidabilità creditizia è un requisito chiave per poter ottenere un prestito o un mutuo. Se è vero che è importante scegliere l’offerta giusta tra quelle presenti sul mercato, è fondamentale avere le carte in regola prima di richiedere un finanziamento.

Gli istituti di credito valutano l’affidabilità creditizia controllando la regolarità dei pagamenti su mutui, carte di credito e prestiti. In pratica più si è costanti nel rispettare gli impegni di pagamento e più i dati creditizi possono aiutarci a ottenere credito.

Tra gli elementi valutati quando si chiede un finanziamento, ci sono il livello di indebitamento, i ritardi nel rimborso della rate o eventuali mancati pagamenti, il rapporto tra reddito (entrate mensili) e debito.

Come fare, dunque, per avere una buona affidabilità creditizia?

Una gestione corretta e consapevole del proprio indebitamento è il modo migliore per mantenere una buona affidabilità creditizia. Alcuni semplici accorgimenti possono aiutarci:

  • tenere sempre sotto controllo la propria situazione economica: registrare regolarmente entrate e uscite è un ottimo metodo
  • evitare il sovraindebitamento: limitare il numero di finanziamenti significa meno rate da rimborsare e per un minore importo
  • scegliere i contratti di credito al consumo più adatti alle nostre esigenze e alle nostre finanze, leggendo con attenzione tutte le informazioni che contengono

Per tenere sempre sotto controllo la nostra situazione creditizia ed essere avvisati se c’è qualche cambiamento, possiamo rivolgerci a un servizio come Mettinconto 365 di Mister Credit. Si tratta di una consulenza dedicata sulla nostra situazione finanziaria, 365 giorni all’anno, per gestire il nostro indebitamento (e la nostra affidabilità creditizia) in serenità.

Su queste pagine vi parliamo da tempo dell’importanza della protezione della nostra vita privata e delle nostre informazioni personali. Vi abbiamo spiegato cosa possiamo fare per nascondere le nostre attività online a occhi indiscreti e come possiamo rendere le conversazioni private davvero private.

Ma cosa sappiamo davvero di come funzionano i software che usiamo o quali informazioni i siti che visitiamo e le applicazioni possono conoscere senza che noi ce ne accorgiamo?

Con l’evoluzione della tecnologia non è più necessario capire il funzionamento dei dispositivi: ormai è facilissimo usarli e non c’è bisogno di essere un programmatore o un informatico per ottenere quello che vogliamo. Questo sistema è molto pratico ma può presentare alcuni inconvenienti.

Per esempio, limitandoci alla semplice navigazione in rete. Magari a volte usiamo le funzionalità di navigazione privata dei vari browser con l’obiettivo di nascondere quello che stiamo facendo e protegge la privacy, sì, ma meno di quello che pensiamo. Un articolo di StartupItalia racconta i limiti di questa funzionalità.

L’articolo parla inoltre di una pagina web che possiamo consultare per capire quante informazioni stiamo dando su di noi ogni volta che ci colleghiamo a un sito. La pagina in questione si chiama Webkay ed è un progetto sviluppato da Robin Linus.

Aprendo la pagina su qualsiasi browser ecco ciò che possono sapere di noi: dove siamo (con un buon dettaglio), il nostro sistema operativo (compreso browser e plugin installati), che dispositivo stiamo usando e quali caratteristiche ha (compreso il livello di carica della batteria), il nostro indirizzo Ip, con provider internet e velocità di navigazione, i social network a cui siamo collegati  (se abbiamo chiuso la navigazione senza scollegarci dai nostri profili)… E questi sono solo alcuni dei dati che trasmettiamo!

Difficile non restare basiti davanti a tutte queste informazioni che lasciamo in giro, vero? Fortunatamente l’autore della pagine dà anche alcuni consigli per proteggere la nostra privacy, ma è un argomento di cui anche noi torneremo a parlare.

 

 

La surroga (o portabilità) del mutuo è il trasferimento a una nuova banca del mutuo sottoscritto con un altro istituto di credito. L’operazione, disponibile ai consumatori dal 2007 a costo zero, ha come obiettivo la riduzione dei costi: se troviamo una nuova banca che offre condizioni e tassi migliori, l’operazione può portare a un buon risparmio.

Per chiedere una surroga, l’importo del finanziamento deve rimanere lo stesso, e se si tratta di acquisto di un immobile, rimarrà anche l’ipoteca sull’immobile che si sta comprando. Tecnicamente, la surroga è un mutuo di scopo e il suo importo è pari al capitale che il consumatore deve ancora rimborsare.

I due principali elementi da valutare per decidere la surroga sono la durata dei rimborsi e il tasso applicato: per esempio, allungare troppo il mutuo potrebbe non essere un’operazione molto sensata, soprattutto se abbiamo già restituito la maggior parte del nostro debito. Per quel riguarda i tassi, bisognerà tenere sotto controllo i valori degli indici e le tendenze del mercato.

Inoltre, prima di chiedere la surroga del mutuo, è possibile chiedere alla banca di rinegoziare le condizioni del finanziamento che abbiamo già ottenuto: non è detto che questo ci venga concesso ma può comunque essere uno strumento utile.

La surroga può essere bilaterale, quando coinvolge solo la nuova banca e il mutuatario, oppure trilaterale, in cui è coinvolta anche la banca che aveva concesso il mutuo in origine. In entrambi i casi la prima banca dovrà rilasciare una quietanza che attesta che il resto del debito è stato estinto e che l’ipoteca non è cancellata. Infatti la nuova banca subentra nella garanzia ipotecaria già iscritta dalla banca originaria.

Prima di richiedere una surroga, è importante essere consapevoli della nostra situazione economica e finanziaria. Uno strumento come Mettinconto 365 può essere utile, con la sua consulenza dedicata sulla gestione corretta dell’indebitamento e sull’affidabilità creditizia.

Abbiamo visto in questi anni come le minacce informatiche non cessino di evolversi, seguendo le novità tecnologiche, alla ricerca di sempre nuove vittime. Oggi, infatti, non sono solo i computer a essere attaccati, ma qualsiasi dispositivo abbia un software: dagli smartphone ai frigoriferi, dalle auto agli smart watch.

Ma quanti tipi di infezioni software esistono e quali sono i danni che possono fare? Vediamo le principali.

Virus: è probabilmente la parola che abbiamo sentito più spesso; si tratta di un programma che, esattamente come il suo omonimo biologico, è in grado di replicarsi e infettare tutti i dispositivi con cui entra in contatto. Sempre più spesso un semplice virus è abbinato a trojan horse, worm o altri software malevoli (malware).

Trojan horse (cavallo di Troia): è tra i malware più diffusi e può avere diversi gradi di pericolosità. Si tratta di codice maligno nascosto all’interno di un altro software che sembra innocuo. Una volta attivato è in grado di connettere il dispositivo a un server, all’insaputa dell’utente, e scaricare altri virus o portare alla presa di controllo del pc da parte del creatore del trojan. Fa parte di questa categoria anche il ransomware: una infezione particolarmente insidiosa che cripta tutti i dati contenuti sul computer fino a che non si paga un riscatto in denaro (anche se in realtà, una volta pagato, il truffatore continuerà a chiedere soldi senza liberare del tutto il computer).

Worm: molto simili ai virus, sono pericolosi soprattutto per la maggiore facilità con cui si replicano. Particolarmente a rischio quindi sono le reti in cui molti computer sono connessi tra loro: in questo caso potrebbero bastare pochi minuti per mettere fuori uso tutti i pc collegati.

Spyware/keylogger: questo tipo di malware mette a rischio i nostri dati personali. Si tratta infatti di programmi in grado di spiare il computer che infettano per trasmettere tutte le informazioni al creatore: dai dati delle carte di credito a quelli di accesso al conto in banca alle password di mail e social network. Nella maggior parte dei casi l’utente non è in grado di accorgersi di nulla.

Come possiamo difenderci?

Installiamo un buon antivirus e manteniamolo sempre aggiornato. Per un livello di protezione ulteriore, possiamo attivare un firewall (una difesa che filtra il traffico pericoloso in entrata). Dobbiamo inoltre aggiornare sempre sistemi operativi e programmi (o applicazioni), perché spesso gli aggiornamenti risolvono problemi e falle che possono essere sfruttate dai virus. Può essere inoltre utile attivare un programma anti-spyware, creare password complesse e cambiarle periodicamente

Il prestito finalizzato è un finanziamento legato all’acquisto di un bene o di un servizio e può essere concesso direttamente nei punti vendita al momento dell’acquisto. In pratica, invece di pagare subito e per intero il bene, si ottiene denaro dall’istituto di credito per pagarlo a rate.

I prestiti finalizzati sono, in genere, più semplici e veloci da ottenere, in particolare per importi contenuti: le convenzioni tra istituti di credito e punti vendita permettono di stipulare i contratti al momento dell’acquisto, presentando pochi documenti (la carta di identità, il codice fiscale, a volte la busta paga). In caso di importi elevati la procedura è più complessa e la banca valuterà più elementi prima di decidere se concedere il prestito (è il caso, per esempio, dell’acquisto di un’auto).

Una particolarità dei prestiti finalizzati è che l’importo viene versato direttamente all’esercente e che il contratto è vincolato all’acquisto di un bene specifico (che infatti viene indicato nel contratto stesso). La somma ricevuta verrà poi rimborsata in rate mensili.

È importante sapere che si tratta di un vero e proprio contratto di credito al consumo, anche se forse è uno di quei casi in un cui potrebbe non sembrarlo. Oltre ad avere una buona affidabilità creditizia è opportuno essere consapevoli della nostra situazione economica e saper gestire bene l’indebitamento. Se per qualche ragione saltiamo il pagamento di una rata, l’informazione sarà registrata nei Sistemi di informazioni creditizie.

Anche se la procedura è più rapida e semplice, leggiamo bene il contratto che ci viene proposto, quale sarà il costo totale, quali le modalità di rimborso, quali gli obblighi e diritti.

Che si tratti di un telefonino (anche quelli legati al contratto con un operatore telefonico!), di un elettrodomestico o di un’auto nuova, la parola d’ordine è consapevolezza!

Sappiamo bene quanto sia importante conoscere le opzioni per proteggere le nostre informazioni personali sui social network. Sappiamo anche che dobbiamo essere attenti a ciò che condividiamo online: non solo stiamo rivelando parecchio su di noi ma c’è anche il rischio che diventi di pubblico dominio.

Proteggere i nostri profili da sguardi indiscreti e condividere materiale solo con persone che conosciamo davvero è un gesto importante di autodifesa. Ma cosa succede quando crediamo di conoscere la persona con cui stiamo interagendo e, invece, dietro c’è un truffatore?

Data la popolarità di Facebook, non stupisce che sulle pagine del social network si moltiplichino i tentativi di truffe, a volte difficili da riconoscere subito.

Abbiamo già raccontato alcune “truffe romantiche” in occasione del giorno di San Valentino: uno finto spasimante che compare dal nulla e conquista la fiducia della vittima per poi chiederle dati personali (che utilizzerà per rubare l’identità) o direttamente somme più o meno grandi di denaro. Molti uomini sono vittima invece di ragazze giovani e provocanti che, una volta registrata una videochat a contenuto compromettente, ricattano la vittima minacciando di rendere il video pubblico.

Ma ci sono anche altre truffe in cui il criminale crea un falso profilo di un vostro contatto per poi inviarvi un codice per sottrarvi (di solito piccole) somme di denaro utilizzando il vostro credito telefonico. La redazione di Punto Informatico ha provato l’esperimento e ingannare la vittima prescelta per il test è stato molto semplice.

Non dobbiamo dimenticarci di una cosa: tutte le informazioni che i truffatori usano sono informazioni che hanno preso dai nostri profili e da tutto ciò che abbiamo lasciato accessibile al pubblico. Come dicevamo all’inizio, quindi, è importante sapere come proteggere i nostri profili social. Su Facebook, per esempio, oltre a ciò che pubblichiamo possiamo nascondere a chi non è tra i nostri contatti la lista dei nostri amici e le foto del profilo.

Tra cliente e banca, in caso di contratti di credito al consumo, e più in generale in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari, a volte non tutto fila liscio. In caso di controversie, le due parti possono rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) piuttosto che a un giudice ordinario. Si tratta quindi di un percorso più semplice e più rapido, oltre che più economico. Inoltre, per il procedimento non è necessaria l’assistenza di un avvocato.

L’Arbitro Bancario Finanziario è un organismo indipendente, sostenuto dalla Banca d’Italia, e si articola in sette collegi sul territorio nazionale: Bari, Bologna, Milano, Napoli, Palermo, Roma e Torino. Ogni collegio è dotato di un organo a cui spetta il compito di prendere le decisioni sulle controversie: il presidente e due membri sono scelti direttamente dalla Banca d’Italia, uno è designato dalle associazioni degli intermediari finanziari e uno dalle associazioni che rappresentano i clienti (siano essi imprese o privati).

Quando ci si può rivolgere all’Arbitro Bancario Finanziario?

Il cliente deve in primo luogo cercare di risolvere la controversia inviando un reclamo scritto all’istituto di credito. In caso di mancata risposta o di risposta insoddisfacente, il cliente può rivolgersi all’ABF. Le decisioni dell’Arbitro non sono vincolanti ma se l’intermediario non le rispetta, la notizia dell’inadempimento è resa pubblica. Nel caso che una delle due parti o entrambe non siano soddisfatte della decisione dell’Arbitro, possono scegliere di rivolgersi alla giustizia ordinaria.

L’Arbitro Bancario Finanziario è competente per importi fino 100.000 euro, se si chiede una somma di denaro; oppure senza limiti di importo, se si chiede soltanto di accertare diritti, obblighi e facoltà (per esempio, la mancata consegna o la consegna parziale di documentazione).

Il cliente deve presentare ricorso entro 12 mesi dall’invio del reclamo all’intermediario, usando i moduli disponibili sul sito dell’Arbitro Bancario Finanziario e pagando un contributo spese di 20 euro. La decisione dell’Arbitro arriva entro 60 giorni dal ricevimento delle controdeduzioni dell’intermediario.