La surroga (o portabilità) del mutuo è il trasferimento a una nuova banca del mutuo sottoscritto con un altro istituto di credito. L’operazione, disponibile ai consumatori dal 2007 a costo zero, ha come obiettivo la riduzione dei costi: se troviamo una nuova banca che offre condizioni e tassi migliori, l’operazione può portare a un buon risparmio.

Per chiedere una surroga, l’importo del finanziamento deve rimanere lo stesso, e se si tratta di acquisto di un immobile, rimarrà anche l’ipoteca sull’immobile che si sta comprando. Tecnicamente, la surroga è un mutuo di scopo e il suo importo è pari al capitale che il consumatore deve ancora rimborsare.

I due principali elementi da valutare per decidere la surroga sono la durata dei rimborsi e il tasso applicato: per esempio, allungare troppo il mutuo potrebbe non essere un’operazione molto sensata, soprattutto se abbiamo già restituito la maggior parte del nostro debito. Per quel riguarda i tassi, bisognerà tenere sotto controllo i valori degli indici e le tendenze del mercato.

Inoltre, prima di chiedere la surroga del mutuo, è possibile chiedere alla banca di rinegoziare le condizioni del finanziamento che abbiamo già ottenuto: non è detto che questo ci venga concesso ma può comunque essere uno strumento utile.

La surroga può essere bilaterale, quando coinvolge solo la nuova banca e il mutuatario, oppure trilaterale, in cui è coinvolta anche la banca che aveva concesso il mutuo in origine. In entrambi i casi la prima banca dovrà rilasciare una quietanza che attesta che il resto del debito è stato estinto e che l’ipoteca non è cancellata. Infatti la nuova banca subentra nella garanzia ipotecaria già iscritta dalla banca originaria.

Prima di richiedere una surroga, è importante essere consapevoli della nostra situazione economica e finanziaria. Uno strumento come Mettinconto 365 può essere utile, con la sua consulenza dedicata sulla gestione corretta dell’indebitamento e sull’affidabilità creditizia.

Abbiamo visto in questi anni come le minacce informatiche non cessino di evolversi, seguendo le novità tecnologiche, alla ricerca di sempre nuove vittime. Oggi, infatti, non sono solo i computer a essere attaccati, ma qualsiasi dispositivo abbia un software: dagli smartphone ai frigoriferi, dalle auto agli smart watch.

Ma quanti tipi di infezioni software esistono e quali sono i danni che possono fare? Vediamo le principali.

Virus: è probabilmente la parola che abbiamo sentito più spesso; si tratta di un programma che, esattamente come il suo omonimo biologico, è in grado di replicarsi e infettare tutti i dispositivi con cui entra in contatto. Sempre più spesso un semplice virus è abbinato a trojan horse, worm o altri software malevoli (malware).

Trojan horse (cavallo di Troia): è tra i malware più diffusi e può avere diversi gradi di pericolosità. Si tratta di codice maligno nascosto all’interno di un altro software che sembra innocuo. Una volta attivato è in grado di connettere il dispositivo a un server, all’insaputa dell’utente, e scaricare altri virus o portare alla presa di controllo del pc da parte del creatore del trojan. Fa parte di questa categoria anche il ransomware: una infezione particolarmente insidiosa che cripta tutti i dati contenuti sul computer fino a che non si paga un riscatto in denaro (anche se in realtà, una volta pagato, il truffatore continuerà a chiedere soldi senza liberare del tutto il computer).

Worm: molto simili ai virus, sono pericolosi soprattutto per la maggiore facilità con cui si replicano. Particolarmente a rischio quindi sono le reti in cui molti computer sono connessi tra loro: in questo caso potrebbero bastare pochi minuti per mettere fuori uso tutti i pc collegati.

Spyware/keylogger: questo tipo di malware mette a rischio i nostri dati personali. Si tratta infatti di programmi in grado di spiare il computer che infettano per trasmettere tutte le informazioni al creatore: dai dati delle carte di credito a quelli di accesso al conto in banca alle password di mail e social network. Nella maggior parte dei casi l’utente non è in grado di accorgersi di nulla.

Come possiamo difenderci?

Installiamo un buon antivirus e manteniamolo sempre aggiornato. Per un livello di protezione ulteriore, possiamo attivare un firewall (una difesa che filtra il traffico pericoloso in entrata). Dobbiamo inoltre aggiornare sempre sistemi operativi e programmi (o applicazioni), perché spesso gli aggiornamenti risolvono problemi e falle che possono essere sfruttate dai virus. Può essere inoltre utile attivare un programma anti-spyware, creare password complesse e cambiarle periodicamente

Il prestito finalizzato è un finanziamento legato all’acquisto di un bene o di un servizio e può essere concesso direttamente nei punti vendita al momento dell’acquisto. In pratica, invece di pagare subito e per intero il bene, si ottiene denaro dall’istituto di credito per pagarlo a rate.

I prestiti finalizzati sono, in genere, più semplici e veloci da ottenere, in particolare per importi contenuti: le convenzioni tra istituti di credito e punti vendita permettono di stipulare i contratti al momento dell’acquisto, presentando pochi documenti (la carta di identità, il codice fiscale, a volte la busta paga). In caso di importi elevati la procedura è più complessa e la banca valuterà più elementi prima di decidere se concedere il prestito (è il caso, per esempio, dell’acquisto di un’auto).

Una particolarità dei prestiti finalizzati è che l’importo viene versato direttamente all’esercente e che il contratto è vincolato all’acquisto di un bene specifico (che infatti viene indicato nel contratto stesso). La somma ricevuta verrà poi rimborsata in rate mensili.

È importante sapere che si tratta di un vero e proprio contratto di credito al consumo, anche se forse è uno di quei casi in un cui potrebbe non sembrarlo. Oltre ad avere una buona affidabilità creditizia è opportuno essere consapevoli della nostra situazione economica e saper gestire bene l’indebitamento. Se per qualche ragione saltiamo il pagamento di una rata, l’informazione sarà registrata nei Sistemi di informazioni creditizie.

Anche se la procedura è più rapida e semplice, leggiamo bene il contratto che ci viene proposto, quale sarà il costo totale, quali le modalità di rimborso, quali gli obblighi e diritti.

Che si tratti di un telefonino (anche quelli legati al contratto con un operatore telefonico!), di un elettrodomestico o di un’auto nuova, la parola d’ordine è consapevolezza!

Sappiamo bene quanto sia importante conoscere le opzioni per proteggere le nostre informazioni personali sui social network. Sappiamo anche che dobbiamo essere attenti a ciò che condividiamo online: non solo stiamo rivelando parecchio su di noi ma c’è anche il rischio che diventi di pubblico dominio.

Proteggere i nostri profili da sguardi indiscreti e condividere materiale solo con persone che conosciamo davvero è un gesto importante di autodifesa. Ma cosa succede quando crediamo di conoscere la persona con cui stiamo interagendo e, invece, dietro c’è un truffatore?

Data la popolarità di Facebook, non stupisce che sulle pagine del social network si moltiplichino i tentativi di truffe, a volte difficili da riconoscere subito.

Abbiamo già raccontato alcune “truffe romantiche” in occasione del giorno di San Valentino: uno finto spasimante che compare dal nulla e conquista la fiducia della vittima per poi chiederle dati personali (che utilizzerà per rubare l’identità) o direttamente somme più o meno grandi di denaro. Molti uomini sono vittima invece di ragazze giovani e provocanti che, una volta registrata una videochat a contenuto compromettente, ricattano la vittima minacciando di rendere il video pubblico.

Ma ci sono anche altre truffe in cui il criminale crea un falso profilo di un vostro contatto per poi inviarvi un codice per sottrarvi (di solito piccole) somme di denaro utilizzando il vostro credito telefonico. La redazione di Punto Informatico ha provato l’esperimento e ingannare la vittima prescelta per il test è stato molto semplice.

Non dobbiamo dimenticarci di una cosa: tutte le informazioni che i truffatori usano sono informazioni che hanno preso dai nostri profili e da tutto ciò che abbiamo lasciato accessibile al pubblico. Come dicevamo all’inizio, quindi, è importante sapere come proteggere i nostri profili social. Su Facebook, per esempio, oltre a ciò che pubblichiamo possiamo nascondere a chi non è tra i nostri contatti la lista dei nostri amici e le foto del profilo.

Tra cliente e banca, in caso di contratti di credito al consumo, e più in generale in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari, a volte non tutto fila liscio. In caso di controversie, le due parti possono rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) piuttosto che a un giudice ordinario. Si tratta quindi di un percorso più semplice e più rapido, oltre che più economico. Inoltre, per il procedimento non è necessaria l’assistenza di un avvocato.

L’Arbitro Bancario Finanziario è un organismo indipendente, sostenuto dalla Banca d’Italia, e si articola in sette collegi sul territorio nazionale: Bari, Bologna, Milano, Napoli, Palermo, Roma e Torino. Ogni collegio è dotato di un organo a cui spetta il compito di prendere le decisioni sulle controversie: il presidente e due membri sono scelti direttamente dalla Banca d’Italia, uno è designato dalle associazioni degli intermediari finanziari e uno dalle associazioni che rappresentano i clienti (siano essi imprese o privati).

Quando ci si può rivolgere all’Arbitro Bancario Finanziario?

Il cliente deve in primo luogo cercare di risolvere la controversia inviando un reclamo scritto all’istituto di credito. In caso di mancata risposta o di risposta insoddisfacente, il cliente può rivolgersi all’ABF. Le decisioni dell’Arbitro non sono vincolanti ma se l’intermediario non le rispetta, la notizia dell’inadempimento è resa pubblica. Nel caso che una delle due parti o entrambe non siano soddisfatte della decisione dell’Arbitro, possono scegliere di rivolgersi alla giustizia ordinaria.

L’Arbitro Bancario Finanziario è competente per importi fino 100.000 euro, se si chiede una somma di denaro; oppure senza limiti di importo, se si chiede soltanto di accertare diritti, obblighi e facoltà (per esempio, la mancata consegna o la consegna parziale di documentazione).

Il cliente deve presentare ricorso entro 12 mesi dall’invio del reclamo all’intermediario, usando i moduli disponibili sul sito dell’Arbitro Bancario Finanziario e pagando un contributo spese di 20 euro. La decisione dell’Arbitro arriva entro 60 giorni dal ricevimento delle controdeduzioni dell’intermediario.

L’aria di aprile invita al riposo e allo svago e il calendario di quest’anno potrebbe essere anche il complice di una piccola vacanza, magari decisa all’ultimo minuto, per approfittare dei ponti e allungare così il fine settimana.

Niente di meglio ma, possiamo affrontare una spesa imprevista? Prima di metterci alla ricerca delle migliori offerte per la nostra vacanza, valutiamo la nostra situazione economica e finanziaria. Saremo così in grado di capire se una spesa extra non incide troppo sui nostri bilanci.

Il modo migliore per tenere sotto controllo i nostri conti è tenere un registro delle spese in cui inserire puntualmente le entrate e le uscite: così facendo, conosceremo la nostra situazione in ogni momento. Questo sistema è ancora più utile se stiamo rimborsando una o più rate di finanziamenti che ci sono stati concessi (e in questo caso, Mettinconto 365 può essere un valido alleato).

Una volta che abbiamo capito che possiamo concederci qualche giorno di vacanza, arriva il momento della ricerca e delle prenotazioni. Per evitare truffe e brutte sorprese, è importante affidarsi solo ai siti che conosciamo e di cui ci fidiamo e verificare che ogni volta che inviamo dei dati personali siamo su una connessione sicura (indirizzo che inizia con https invece che http e icona del lucchetto visualizzata nel browser). Ricordiamoci inoltre di non inviare mai via mail i dati della carta di credito!

Prima di partire, può essere utile darsi un limite di spesa, magari diviso nelle varie voci: quanto per ristoranti e spuntini, quanto per la visita a monumenti e musei, quanto per i souvenir. In questo modo sarà più facile tenere sotto controllo le uscite e lasciarci anche un piccolo margine per un regalo!

Una volta partiti, facciamo attenzione ai nostri dispositivi, teniamo a portata di mano i numeri da chiamare per bloccare le nostre carte in caso di furto o smarrimento e stiamo attenti a pubblicare informazioni geolocalizzate. Perché la sicurezza non va in vacanza!

A febbraio scorso è uscito il rapporto annuale dell’Ufficio Centrale Antifrode dei Mezzi di Pagamento del Dipartimento del Tesoro (Ucamp) sulle frodi realizzate con carte di pagamento emesse in Italia. I dati si riferiscono al 2015 e mostrano una tendenza tutto sommato positiva, in cui i pagamenti non riconosciuti dai legittimi proprietari delle carte sono in calo, mentre è in crescita il loro valore medio.

Le frodi via internet sono in aumento, ma il metodo più utilizzato dai ladri resta ancora lo skimming: una vera e propria manomissione fisica degli sportelli bancomat che permette di sottrarre i dati degli utenti che lo usano. Un’altra tecnica usata (nel 10% dei casi), è il cosiddetto cash trapping, ancora un intervento fisico sugli sportelli che riesce a bloccare le banconote in uscita, che vengono poi sottratte dai ladri. Interessante notare che nel 55% dei casi la tecnica con cui i ladri rubano il pin delle carte non è conosciuta. A volte i dati rubati vengono rivenduti, a prezzo variabile, su internet.

Pur se il tasso di frodi è più basso in Italia che in altri paesi, questo non deve farci abbassare la guardia, sia nel mondo reale, sia per quanto riguarda i sempre più frequenti pagamenti online.

In primo luogo, adottiamo tutte le misure per proteggere le nostre carte e i rispettivi pin: quando lo digitiamo – che sia per pagare un acquisto o allo sportello per ritirare del contante – facciamo in modo che nessuno lo veda, coprendo il tastierino con una mano.

Per gli acquisti online, attiviamo se possibile il controllo in due passaggi: se riceviamo un messaggio sul telefono con il codice per autorizzare un pagamento che non riconosciamo, è molto probabile che i dati della nostra carta siano stati rubati: contattiamo subito la banca, verifichiamo e, nel caso, denunciamo.

È inoltre importante controllare spesso il nostro estratto conto per renderci conto nel minor tempo possibile se c’è qualcosa che non va e poter così reagire, limitando i danni.

Abbiamo visto in più occasioni come la nostra reputazione, sia online che offline, sia fondamentale per l’immagine di noi stessi che diamo agli altri, dagli amici ai (potenziali) datori di lavoro. Non solo: ci sono anche casi di istituti di credito che valutano i profili social di coloro che hanno richiesto un prestito!

L’importanza di una buona reputazione è quindi evidente. E una buona reputazione nasce prima di tutto da un attento controllo di ciò che condividiamo online. C’è una semplice regola che può aiutarci nella scelta di qualche contenuto pubblicare e quale no: se non abbiamo problemi a renderlo pubblico e accessibile a chiunque e per un tempo potenzialmente infinito, se non ci crea imbarazzo in nessun modo, allora possiamo pubblicarlo. Se invece abbiamo anche solo il minimo dubbio, meglio tenerlo per noi.

Ma cosa succede se la nostra immagine viene “sporcata” da tentativi di diffamazione o insulti?

Anzitutto, dobbiamo sapere che anche se la persona che ci diffama si nasconde dietro l’anonimato, ci sono tecniche di indagine che permettono di risalire alla sua identità. Gli esperti di sicurezza informatica consigliano di fare copie di tutto il materiale offensivo ricevuto, senza cancellare né i messaggi né le immagini. Le copie sono importanti nel caso in cui la persona che vi attacca decida di cancellare ciò che ha pubblicato.

Dal bullismo allo stalking le situazioni difficili possono essere molte, e se è vero che spesso sono i personaggi pubblici a essere vittime, sempre di più lo sono anche le persone comuni. A volte, come in alcuni casi di cyberbullismo, l’intervento dei genitori e della scuola è sufficiente; in altri casi più gravi è opportuno rivolgersi all’autorità competente.

Per proteggere la nostra identità e difendere la nostra reputazione possiamo inoltre rivolgerci a servizi come Identikit e Sicurnet: il primo ci aiuta a proteggere la nostra identità dalle frodi creditizie, mentre il secondo tiene sotto controllo la circolazione dei nostri dati personali e finanziari sul web.

Abbiamo parlato spesso, su queste pagine, dell’uso consapevole di internet da parte dei ragazzi. Se è vero che la scuola ha iniziato a occuparsi di questi temi e diverse esperienze e progetti di educazione alla rete sono nati negli ultimi anni, il ruolo dei genitori continua a essere fondamentale.

Inutile far finta che i rischi online per i minori non esistano: dal cyberbullismo alla possibilità di entrare in contatto con sconosciuti malintenzionati al pericolo di furto di identità. Bisogna quindi rendere i ragazzi consapevoli e attenti. Il miglior modo per farlo è condividere con loro l’esperienza della navigazione su internet e l’uso dei social network.

Prima regola: non diffondere mai dati sensibili e informazioni personali. Dare accesso a questi dati, infatti, sarebbe quasi come aprire la porta di casa a tutti gli sconosciuti, lasciandoli curiosare tra le proprie cose. Chi lo vorrebbe? Le informazioni personali dei minori possono includere la scuola frequentata e gli orari così come luoghi e orari di attività sportive o ricreative. Se non scegliamo di renderlo privato, su internet tutto è (potenzialmente) pubblico: facciamo capire ai nostri figli l’importanza del mantenere uno spazio privato anche in rete, così come desiderano averlo nella propria cameretta, per esempio.

Il paragone con ciò che avviene fuori dalla rete può rendere le cose più chiare: come non diventiamo amici di uno sconosciuto per strada, così è meglio evitare di aggiungere come amici sui social network persone che non conosciamo e di cui non sappiamo niente.

Facendo i primi passi su internet e social network insieme, i bambini e le bambine possono acquisire consapevolezza e sicurezza di sé, imparando come comportarsi anche di fronte a nuove situazioni, come per esempio la condivisione di fotografie, in particolare durante l’adolescenza, momento in cui le ragazze sono più esposte: basti pensare al sexting e alla possibilità che le immagini sessualmente esplicite inviate in una conversazione privata possano essere diffuse pubblicamente.

Per cominciare un percorso di condivisione con i nostri ragazzi, possiamo partire dai consigli di Happy New Web, dodici passi per scoprire internet e i social network insieme, in serenità.

Abbiamo finalmente deciso: compriamo casa. Iniziamo a studiare gli annunci immobiliari, prendiamo i primi appuntamenti per le visite fino a che troviamo ciò che fa per noi: ci piace e il prezzo è compatibile con la nostra situazione, anche se avremo comunque bisogno di un mutuo.

Scelta la casa, è arrivato il momento di scegliere la banca. È importante confrontare le offerte presenti sul mercato, per trovare la migliore.

Una volta trovata la banca, inviamo la nostra richiesta di mutuo, indicando il reddito del nucleo familiare, il valore dell’immobile che vogliamo acquistare, il nostro potere di mutuo acquisto ed eventuali ulteriore garanzie.

Se la banca valuta positivamente la nostra richiesta, dobbiamo fornire ulteriori documenti (diversi a seconda che siamo lavoratori dipendenti o autonomi).

A questo punto si può procedere alla stipula del contratto: non dimentichiamo di leggere tutte le informazioni che contiene, con particolare attenzione alle spese accessorie e al Taeg, il tasso annuo effettivo globale, che ci permette di capire a quanto ammonteranno le rate che dovremo rimborsare. È al momento della stipula del contratto che, generalmente, viene costituita anche un’ipoteca sull’immobile oggetto dell’acquisto: in questo modo la banca si tutela in caso di mancata restituzione dell’importo erogato.

Sono inoltre disponibili agevolazioni per l’acquisto della prima casa. Perché un immobile sia considerato prima casa non deve essere un immobile di lusso; l’acquirente deve essere una persona fisica, non deve possedere un’altra abitazione nel territorio del comune in cui si trova l’immobile da acquistare e non deve aver usufruito precedentemente delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa; l’acquirente deve inoltre spostare la propria residenza nel comune dove si trova l’immobile acquistato entro 18 mesi dal rogito.

Se la casa è acquistata con queste agevolazioni, è inoltre possibile detrarre gli interessi passivi del mutuo (19% del costo sostenuto a titolo di interessi passivi) e i comuni, a loro discrezione, possono applicare la detrazione della Tasi.

E non dimentichiamo: una buona affidabilità creditizia e una attenta gestione dell’indebitamento ci permetteranno di rimborsare le rate in serenità. Mettinconto 365, con la sua consulenza dedicata, può essere un alleato importante.