reputazione-diffamazioneAbbiamo più volte sottolineato su queste pagine l’importanza della nostra reputazione online: la nostra presenza digitale è solo un aspetto della nostra vita e, come tale, merita attenzione e protezione. In questo senso, dobbiamo essere consapevoli di ciò che pubblichiamo e condividiamo online, di quali informazioni vogliamo diffondere e in quali contesti.

Ogni traccia che lasciamo online costruisce parte della nostra identità e della nostra reputazione. Non dobbiamo inoltre dimenticare che i contenuti che pubblichiamo sono anche informazioni per le aziende, che possono utilizzarle a fini commerciali (per esempio gli annunci pubblicitari personalizzati sui social network).

In questo contesto, un numero sempre maggiore di dialoghi e scambi di battute avviene sui social network. Spesso, gli utenti non sono consapevoli delle conseguenze delle loro azioni online, come se fossero sospese in una sorta di limbo al di là della legge.

Come invece dimostrano alcune sentenze, i commenti offensivi pubblicati, per esempio, sulle bacheche di Facebook o di altri social network possono essere considerati reati di diffamazione, spesso anche aggravata. Nella maggior parte dei casi, l’aggravante è data dal fatto che è la stessa struttura dei social network a facilitare la diffusione dei contenuti, quindi anche di quelli diffamatori, a un numero indeterminato (e potenzialmente molto ampio) di persone.

Da un lato, questa consapevolezza ci dovrebbe portare a essere più attenti nel linguaggio che usiamo sui social: spesso, per velocità e superficialità, ci dimentichiamo alcune regole base che applicheremmo senza indugio al di fuori della rete. Dall’altro, ci permette di sapere che se siamo vittime, in rete e sui social network, di insulti e offese che riteniamo lesive della nostra immagine, possiamo denunciarne l’autore sulla base dell’articolo 595 del codice penale, che regola la diffamazione.