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Quello della cybersicurezza è diventato negli ultimi anni un tema di grande importanza per le imprese. Come registra anche il nostro osservatorio Cyber, gli attacchi agli account business sono in rapida crescita, con un balzo del +12,7% solo nell'ultimo anno.
Le aziende, passato il periodo in cui venivano colte di sorpresa dagli attacchi, sono oggi consapevoli dei rischi e dell'importanza di dotarsi degli strumenti giusti per proteggere i propri sistemi informatici. Tuttavia, in molti casi, quando si tratta di stabilire budget e interventi per migliorare la resistenza contro il cybercrimine, si pensa solo in termini di tecnologia. Invece, i dati ci dicono che c'è un fattore ancora più importante, quello umano.
A fare luce sulla questione ci pensa uno studio del gruppo Grafton, dal titolo “Il paradosso della cybersecurity. Competenze emergenti, vulnerabilità strutturali e nuovi modelli organizzativi”. Secondo l'indagine, nella quale sono stati intervistati centinaia di professionisti, ben il 61% degli incidenti che hanno messo in pericolo la cybersicurezza delle imprese è stato causato da errori umani. Non falle nella tecnologia, dunque, ma persone poco formate, distratte o semplicemente incapaci di riconoscere un pericolo.
Sempre nello stesso studio scopriamo che il 50% delle violazioni dei dati ha a che fare con una formazione insufficiente dei dipendenti. Tuttavia, questa problematica non si riflette nel modo in cui le imprese scelgono di spendere il loro denaro.
Lo studio di Grafton ci dice che il 56% del budget destinato alla cybersicurezza nelle aziende viene indirizzato verso le soluzioni tecnologiche, mentre solo il 18% alla formazione e il 10% all'assunzione di specialisti. Dunque, si nota una sottovalutazione da parte delle imprese dell'importanza del fattore umano, che invece è cruciale. Al tempo stesso, sembrano esserci difficoltà nella ricerca di persone da inserire nei ruoli ICT, segnalate da ben l'85% dei professionisti delle risorse umane intervistati.
Uno dei dati più rilevanti che emerge dalla ricerca Grafton riguarda la capacità dei lavoratori di comprendere quando si trovano davanti a un tentativo di phishing. Secondo il report, quasi uno su due non è in grado di riconoscerlo, neanche in caso di segnali evidenti. Questa situazione si colloca in un'epoca in cui le imprese, come dicevamo all'inizio dell’articolo, sono soggette a minacce informatiche sempre più diversificate e difficili da riconoscere. Un esempio è la CEO scam, una delle tante truffe che possono rivelarsi estremamente dannose, sia dal punto di vista del danno reputazionale che di quello puramente economico.
Vediamo ora sei principi che possono aiutarti a creare una robusta protezione attorno ai tuoi sistemi informatici aziendali:
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