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MISTER CREDIT
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Come sta evolvendo il mondo del cybercrimine? Quali sono le conseguenze per i cittadini e come ci si può proteggere? Per rispondere a tutte queste domande, abbiamo intervistato la nuova Presidente di Clusit – Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica – Anna Vaccarelli.
Ci sono almeno un paio di ragioni. La prima è di tipo generale: la cybersecurity è ancora considerata un elemento accessorio e non centrale, a tutti i livelli. Dai cittadini per le operazioni online quotidiane e per la navigazione sul web e dalle imprese e organizzazioni, anche pubbliche. La considerazione prevalente è (ancora): perché un attacco informatico dovrebbe capitare proprio a me, che non possiedo né informazioni interessanti né importanti? Questa però è una visione del tutto parziale degli obiettivi degli hacker.
La seconda considerazione è che il tessuto imprenditoriale italiano è costituito prevalentemente da micro imprese per le quali investire nella cybersecurity non è una priorità rispetto al settore principale dei propri affari, ma un obiettivo marginale, che si tende a posticipare! Per queste ragioni le imprese risultano particolarmente indifese e pertanto prede appetibili per i cybercriminali, che non trovano quasi nessun ostacolo ai loro tentativi di attacchi. Nei paesi dove la sensibilità verso la sicurezza informatica è più evoluta, gli incidenti sono in numero minore o con conseguenze meno gravi.
I cittadini corrono dei rischi "indiretti": se la loro banca, la Asl di riferimento, il comune di residenza o un sito di acquisti online da cui si servono vengono attaccati, i loro dati personali (bancari, di salute, carte di credito, ecc...) sono in mano ai cybercriminali che, tipicamente, li rivendono nel dark web ad altri criminali che li useranno per contraffare documenti, entrare nei conti correnti, rivelare alle assicurazioni eventuali problemi di salute di un potenziale cliente, ecc... .
I danni quindi arrivano a colpire anche i cittadini comuni e, generalmente, con numeri importanti.
Nel presente l'intelligenza artificiale semplifica molto la vita dei cybercriminali, aiutandoli per esempio a sviluppare codice malevolo per realizzare gli attacchi o a elaborare i dati raccolti. Può, in realtà, anche aiutare in positivo i difensori, che finalmente cominciano ad usarla, ma con una velocità inferiore a quella degli attaccanti. In questa rincorsa tra guardie e ladri, i ladri sono ancora un po' in vantaggio.
In uno scenario futuro ma non lontanissimo la sfida è basata sul quantum computing, una tecnologia che renderà insicura la crittografia che usiamo oggi e che è considerata al presente pressoché inviolabile. Questo ci costringerà a rivedere gli algoritmi di cifratura per renderli resistenti alla potenza dei computer quantici.
Le sfide non sono destinate ad esaurirsi, ma si evolvono; sembra quasi un videogioco: superato un livello di difficoltà ecco che una nuova tecnologia ne propone un altro, generalmente più difficile da risolvere. Purtroppo si tratta della realtà e non di un videogioco e va presa molto sul serio.
La raccomandazione di base è di usare password robuste: se ne parla da almeno un paio di decenni ma in testa alle classifiche delle password più usate al mondo c'è ancora “123456” e, subito dopo, "password" e "admin". Ci sono molti modi oggi per generare password complesse e custodirle in modo sicuro in app specifiche senza doverle ricordare. Anche per i comuni cittadini l'IA è una sfida: le email truffa di phishing sono oggi praticamente irriconoscibili, scritte senza errori di ortografia e con riferimenti a particolari realistici (se non reali). La stessa tecnica viene usata per i messaggi vocali o tramite Whatsapp (o applicazioni analoghe). Una delle truffe più ricorrenti recente è quella della ballerina: arriva un messaggio da uno dei nostri contatti che ci chiede di votare in un concorso per una fantomatica nipote ballerina, ma chi clicca per votare si espone al rischio di furto di dati. In generale, bisogna essere diffidenti e cercare di non perdere lucidità, non farsi coinvolgere dalla fretta che quasi sempre l'attaccante ci mette per fare delle scelte e prendere delle decisioni. È il modo migliore per prendere la decisione sbagliata!
Esistono diversi "modelli" per questo tipo di truffe:
Il tratto comune a tutte è lo sfruttamento di leve psicologiche: urgenza, autorità, paura, fiducia o affetto, per spingere la vittima ad agire senza verificare.
Dal rapporto Clusit vediamo alcune tendenza incoraggianti. Per esempio, nel settore finanziario, da quando è in vigore il regolamento DORA, che obbliga organizzazioni finanziarie e fornitori di servizi ICT a mettere in atto delle contromisure per prevenire gli attacchi o ridurne le conseguenze, il numero di incidenti è sensibilmente diminuito. È possibile che anche la NIS2 abbia un effetto positivo perché riguarda moltissimi soggetti (oltre ai soggetti "protagonisti" ci sono anche tutti i loro fornitori) che sono obbligati a una serie di contromisure, ma soprattutto a fare formazione e sensibilizzazione al loro interno, anche ai massimi livelli. Questo costringerà moltissime aziende e organizzazioni ad essere proattive in termini di difesa e quindi – ci auguriamo – a risultare per una volta in vantaggio nella corsa tra guardie e ladri.
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