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MISTER CREDIT
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Sempre più persone si rivolgono alle IA per ricevere consigli in materia finanziaria. A dirlo sono i dati provenienti dagli USA (non abbiamo statistiche italiane), i quali affermano che il 55% degli statunitensi utilizza una o più intelligenze artificiali per gestire il proprio denaro. Ma è una scelta saggia? Per rispondere a questa e altre domande, abbiamo intervistato Giorgia Nardelli, giornalista esperta di diritti dei consumatori e finanza personale, che collabora con varie testate, tra cui Rame.
No, o almeno non nel senso letterale del termine. Da utente che utilizza l’IA e da giornalista che si occupa di finanza personale posso dire che, quando consultiamo un Bot, dovremmo avere la consapevolezza che questi strumenti non possiedono una reale cognizione di cosa suggeriscono, non possono da questo punto di vista sostituire il fattore umano. Possono, però, essere di grande aiuto per spiegare, semplificare concetti complessi, decodificare termini tecnici, dare informazioni. Oppure possono fare “il lavoro sporco”: come impostare per esempio un piano di risparmio, a patto di valutare e verificare un minimo le risposte ottenute. “Metterci la testa” è fondamentale.
I pericoli principali hanno a che fare soprattutto con le indicazioni personalizzate, quando ci spingiamo a chiedere cosa conviene fare su una determinata questione. L’IA non può darci consigli tagliati per noi, non conosce il contesto. Dobbiamo anche tenere presente, a questo proposito, che la macchina è eccessivamente “accondiscendente”: nelle risposte tende a compiacere e ad assecondare l’utente, e questa “attitudine” può influenzare le sue risposte. Ancora: l’IA ragiona elaborando dati e non tiene conto di come siamo fatti, del nostro vissuto, delle nostre preferenze, ragione per cui, se non siamo noi capaci di darle tutti gli elementi, fornisce indicazioni fuori fuoco.
L’IA agisce senza alcuna consapevolezza delle ripercussioni delle proprie risposte e non ne paga le conseguenze, è questo il punto. La scelta da questo punto di vista ricade solo sull’utente.
Quando si cercano decisioni definitive o formule “magiche” su investimenti e strategie finanziarie. Domande come: “Mi conviene adesso investire su tali azioni o in tali mercati?” possono essere estremamente pericolose. Senza contare che certe decisioni vanno prese con consapevolezza, anche e soprattutto in base alla propria situazione finanziaria, ai propri obiettivi e all’orizzonte temporale. Può diventare invece utile per avere informazioni, interrogandola sull’andamento del mercato o di un titolo, sullo scenario attuale e sui possibili scenari futuri, sui possibili rischi legati a un investimento, perché risponde sulla base dei dati che trova. È, però, fondamentale chiederle di selezionare le fonti ed essere precisi. La qualità dei quesiti che poniamo fa la differenza.
Abbiamo visto che può essere preziosa per decodificare documenti complessi come i contratti o i documenti informativi, domandando per esempio il significato di certe diciture, o chiedendo di riassumerne i punti principali, come i costi, oppure, le franchigie ed esclusioni, se si tratta di una polizza assicurativa, magari facendo una veloce verifica finale. Molti la usano anche per leggere le bollette, è un’ottima idea. Se invece dobbiamo scegliere tra più prodotti, è affidabile nel mettere a confronto diverse proposte, e a trovare la più conveniente o la più adatta sulla base di determinate esigenze. Infine, può supportare la costruzione di un budget o formulare strategie di risparmio. Il segreto sta nell’istruirla correttamente, dare tutte le informazioni necessarie, interrogarla punto per punto.
Le risposte che ci fornisce richiedono il più delle volte passaggi successivi, chiarimenti, specifiche, per ottenere il meglio bisogna essere pignoli. E soprattutto decidere con la propria testa.
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