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MISTER CREDIT
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Modalità di accesso al credito sempre più diffusa e utilizzata, il microcredito è un'opportunità per moltissime imprese e singoli cittadini. Per scoprire meglio di che si tratta e come funziona, ne parliamo con il Dottor Giovanni Nicola Pes, Vice Segretario Generale dell'Ente Nazionale per il Microcredito.
Il microcredito è uno strumento creditizio caratterizzato da importi contenuti che, con l'evoluzione normativa, arrivano per le società a responsabilità limitata fino a 100.000 euro, mentre per le altre tipologie di impresa e per i lavoratori autonomi a 75.000 euro. C'è poi il cosiddetto microcredito sociale, indirizzato ai singoli cittadini e dedicato alla copertura dei consumi di prima necessità, che arriva fino a un massimo di 10.000 euro.
Un altro elemento caratterizzante del microcredito, oltre l'importo, è il fatto che viene accompagnato da un insieme di servizi di tutoraggio, assistenza e monitoraggio. L'imprenditore – che abbia un'azienda già in attività o che desideri crearne una nuova – viene affiancato nello sviluppo delle sue competenze, mettendo al centro la persona e il suo progetto. Questa rappresenta forse la più grande differenza rispetto al credito bancario e il principale elemento caratterizzante del microcredito. La persona riceve un vero sostegno che parte dalla formazione e dalla strutturazione del business plan in caso di nuova impresa, alla revisione di un business plan esistente, fino ad arrivare a tutta una serie di servizi di monitoraggio e tutoraggio che continuano anche diversi anni dopo l'erogazione del credito. Questo per quanto riguarda il credito alle imprese.
Esiste poi, come dicevamo, il microcredito sociale, che è una sorta di credito al consumo finalizzato però ai consumi di prima necessità. Ad esempio, le spese mediche non coperte dal sistema sanitario, gli affitti, e così via. Anche questo è accompagnato da una serie di servizi di tutoraggio, che però naturalmente non sono di sostegno all'impresa ma sono di supporto all'economia familiare.
Il microcredito imprenditoriale è ormai da anni fortemente strutturato, non solo dal punto di vista normativo ma anche istituzionale. Ci sono ormai quasi quaranta banche – da quelle più territoriali come le BCC, fino a quelle di maggiori dimensioni come BPER e Unicredit – che sono convenzionate con il nostro Ente, per un totale di circa 3.500 filiali su tutto il territorio nazionale. Queste banche erogano credito nella forma tecnica del microcredito in convenzione con il nostro Ente e con la garanzia pubblica, in una filiera di credito che si attiva con la garanzia del fondo per le PMI.
C'è poi il sistema di tutoring, che viene sostenuto dal lavoro di più di mille tutor.
La legge li chiama “operatori servizi non finanziari di assistenza tecnica e tutoraggio”, e sono iscritti a un elenco che è vigilato dall'Ente. In genere, si tratta di commercialisti. Periodicamente, circa 3-4 volte all'anno a seconda dell'esigenza, apriamo il bando dei corsi per i nuovi tutor, che seguono un programma di studio su business planning, fiscalità e digitalizzazione dell'impresa. Quindi il candidato sostiene un esame, e se lo passa viene iscritto all'elenco. Ogni tutor è retribuito con una quota del 2% del tasso di interesse che l'imprenditore paga sul credito. È poca cosa in confronto al lavoro lungo e importante che il tutor svolge, parliamo di 2.000-3.000 euro a pratica. Ma il nostro sistema è anche un incubatore di imprese che poi il tutor può continuare a seguire al di là del percorso monitorato da noi, con la sua professionalità. Ha quindi tutto l'interesse a creare imprese valide e sostenibili.
L'Ente ha l'obiettivo di favorire l'accesso al credito per le microimprese e le categorie sociali maggiormente svantaggiate, in linea con una visione etica della finanza. Obiettivo che poi è stato integrato anche con la necessità di sostenere persone non in stato di esclusione finanziaria o sociale, come appunto i giovani startuppers. L'Ente svolge anche il ruolo di organismo tecnico di supporto alle altre amministrazioni centrali, principalmente Ministeri, così come alle amministrazioni regionali o alle città metropolitane per la realizzazione di grandi progetti. Abbiamo sviluppato progetti con quasi tutti i Ministeri.
Ad esempio, con il Ministero dell'Interno abbiamo sviluppato un progetto di assistenza al credito sano per i migranti. Con il Ministero del Lavoro ci siamo occupati di formazione dei giovani. A seguito del DL 60 del 2024, il cosiddetto Decreto Coesione, con l'anno nuovo abbiamo iniziato un nuovo progetto nazionale per l'autoimpiego rivolto ai giovani sotto i 35 anni, con un'attività di formazione fino a 100 ore e una serie di strumenti finanziari fino a 200.000 euro di credito, di cui il 70% a fondo perduto. Con il Ministero delle Pari Opportunità stiamo invece lavorando al credito di libertà per le donne vittime di violenza economica.
Tanti altri progetti riguardano invece le regioni, dalla Toscana alla Sicilia. In Calabria abbiamo appena lanciato un progetto per le donne che hanno delle criticità di salute con riferimento al tema oncologico. Abbiamo poi tutto un fronte rivolto alle tecnologie di frontiera.
Ormai negli anni il nostro ruolo ha raggiunto una grande trasversalità in termini di target. Passiamo da soggetti anche estremamente fragili dal punto di vista sociale, finanziario, educativo, ai giovani usciti con 110 e lode dall'università e che vogliono fondare delle start up innovative.
Per quanto riguarda i settori più innovativi, abbiamo anche l'hub MicroCyber per la cybersicurezza.
Certamente. Si tratta di un digital innovation hub nato da un partenariato pubblico-privato finanziato dalla Commissione Europea e dal MIMIT. Due settimane fa sono stato a Cracovia per chiudere un nuovo accordo che va ad ampliare le capacità di MicroCyber con riferimento all'intelligenza artificiale, con la creazione di un hub polacco che si chiama Hub for industries.
MicroCyber si rivolge principalmente alle amministrazioni pubbliche locali e alle imprese, e si occupa, a partire da un Digital Maturity Assessment – una valutazione della capacità del target di proteggersi dalle minacce informatiche più recenti – di colmare qualunque gap rilevato attraverso una serie di servizi. Alcuni di questi vengono erogati in modalità one-to-many, altri one-to-one. A fornirli può essere direttamente il nostro Ente, ma possono anche essere i nostri partner privati o pubblici. Tra questi ci sono una ventina di università italiane, raccolte nel CINI, il Consorzio Interuniversitario Nazionale per l'Informatica. Tra i partner privati invece ci sono Deloitte e Confapi.
Circa tre settimane fa abbiamo sottoscritto un accordo con l'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, in cui anche in questo caso svolgeremo il ruolo di ente tecnico e di soggetto attuatore capace di portare le linee tecniche e di lavoro che l'Agenzia ha individuato per il nostro Paese alle piccole e micro- imprese.
Ma per quanto riguarda il digitale lavoriamo anche su altri fronti attraverso strumenti come il microleasing, i social impact bond e così via.
Per il microcredito alle imprese notiamo che la maggioranza dei beneficiari, circa il 60%, sono uomini. Ad eccezione naturalmente dei progetti specificamente dedicati alle donne. Nel microcredito sociale la suddivisione per genere è sostanzialmente paritaria, abbiamo il 49,7% di uomini e il 50,3% di donne. L'età media è tra i 36 e i 37 anni, con un aumento rilevato nell'ultimo anno. Per la maggior parte si tratta di cittadini italiani, con una prevalenza per le regioni del Sud e per il Lazio. I richiedenti di nazionalità estera sono circa il 9%, di cui l'8% provenienti da paesi europei.
Con riferimento al microcredito imprenditoriale, come uno strumento di politica attiva del lavoro. Lo dicono i dati. Per quanto riguarda il microcredito sociale, si tratta invece di uno strumento di welfare passivo. Quest'ultimo sta rilevando dati sempre più importanti, con progetti sia a livello nazionale che regionale che spesso si muovono su due strade parallele, con una linea di microcredito imprenditoriale e una sociale.
Sì, rileviamo un trend di crescita significativo. Ad oggi siamo a quasi 16.000 richieste pervenute alle banche convenzionate (e parlo solo del microcredito allineato sul fondo PMI), per un valore totale di quasi un miliardo. Siamo a oltre 30.000 imprese finanziate, con un impatto occupazionale che produce 2,43 posti di lavoro per ogni impresa finanziata.
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