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Tassi, mutui, inflazione: cosa sta accadendo? Intervista a Patrizia Puliafito



Rialzo dei tassi, inflazione, rate del mutuo sempre più salate, cosa sta accadendo e cosa possono fare i cittadini per non vedere erosi i propri risparmi o, peggio ancora, ritrovarsi in una condizione di sovraindebitamento? Ne parliamo con Patrizia Puliafito, giornalista dell’Economia del Corriere della Sera e direttrice del sito www.salvadenaro.com.


Con l’ultimo rialzo da parte della Banca Centrale Europea, i tassi sono arrivati al 4,50%. Quale impatto avrà sulle famiglie a medio reddito che hanno bisogno di un prestito?

Non c’è dubbio che il rialzo del costo del denaro avrà un impatto su mutui e prestiti. Di quanto dipenderà dai singoli istituti finanziari. Il consiglio a chi ha assolutamente bisogno di un prestito è di valutare le varie proposte di banche e finanziarie prima di prendere una decisione.


E chi ha già un mutuo a tasso variabile, cosa può aspettarsi?

Certamente c’è da aspettarsi un aumento della rata. Di solito l’indice Euribor segue l’andamento dei tassi Bce, e quindi per sapere di quanto saliranno effettivamente le rate dei mutui variabili bisognerà aspettare i movimenti dell’Euribor. L’aumento nel prossimo trimestre, quindi, potrebbe anche essere inferiore ai 25 punti base dell’ultimo aumento dei tassi Bce. Inoltre corre voce che, da gennaio, i tassi possano anche scendere gradualmente.
Quanto aumenterà la rata dipende anche dal contratto di mutuo sottoscritto, vale a dire dallo spread che la banca ha applicato e dagli anni del rimborso. Prendiamo come esempio un finanziamento a tasso variabile da 126.000 euro, con un piano di restituzione in 25 anni sottoscritto a gennaio 2022 - quando il tasso era pari allo 0,67%, che corrispondeva a una rata mensile di 456 euro. A seguito degli aumenti effettuati dalla Banca Centrale Europea per combattere l’inflazione, il tasso del mutuo preso in esame, a settembre 2023 era arrivato al 5,05%, con una rata di circa 740 euro. A seguito dell’ultimo rialzo, di altri 25 punti, la rata mensile del finanziamento preso in esame potrebbe arrivare a 759 euro, con un aggravio di ben 303 euro rispetto al gennaio 2022. Parliamo quindi di un aumento del 66%.
Esistono due “mezze” soluzioni: o chiedere alla banca di rinegoziare il mutuo a un tasso più conveniente - ad esempio passando a un mutuo a tasso fisso, se più conveniente - o allungare la durata del contratto di mutuo. Queste soluzioni vanno valutate con le banche, tenendo conto che gli ultimi rialzi dei tassi incidono sui nuovi mutui, sia fissi e sia variabili.


Prendiamo il caso di una famiglia a medio reddito che ha assolutamente bisogno di effettuare un acquisto a rate importante, ad esempio un'auto. Quali consigli possiamo darle?

Consiglierei di sfruttare le offerte con rateizzazioni a tasso zero che vengono spesso proposte dai negozi di elettrodomestici e dalle concessionarie d’auto.


Ci sono degli spiragli in vista per il ritorno a una situazione più favorevole?

La speranza è che l’inflazione scenda e l’economia riprenda a correre, senza battute d’arresto.


E per quanto riguarda i risparmi? C'è qualcosa che una famiglia media può fare per non vedere i propri soldi erosi dall'inflazione?

Il lato positivo del rialzo dei tassi è che si traducono in rendimenti più ricchi degli strumenti d’investimento. In particolare, ad aver subito recepito i rialzi sono stati i titoli di stato, i conti di deposito e in generale le obbligazioni di nuova emissione.
I Btp battuti in asta a settembre rendono il 3,50% netto annuo quello con scadenza settembre 2025, e il 3,85% netto annuo quello con scadenza settembre 2026. Se poi si allunga la scadenza a novembre 2030 il rendimento netto annuo sale al 4,20%. Un tasso che difende in parte dall’erosione dell’inflazione, che oggi è al 5%, ma che ci si augura scenda gradualmente nel prossimo futuro.
Rendimenti interessanti si possono ottenere anche vincolando il risparmio sui conti di deposito, che sono conti senza operatività, non hanno né costi di gestione, né di apertura e chiusura. L'unico costo è l’imposta di bollo sulla giacenza pari allo 0,20%. I conti di deposito servono per parcheggiare il denaro che non serve per le spese correnti. Il denaro può essere tenuto sempre disponibile con una remunerazione minima, oppure lo si può vincolare per un certo numero di mesi: di solito da 3 a 60 mesi, ottenendo rendimenti crescenti che oggi indicativamente vanno dal 2% fino al 4% netto.
Ma, in base ai provvedimenti della Bce, le banche potrebbero ancora aumentare i rendimenti nei prossimi mesi. Ultimamente stanno apparendo sul mercato anche dei conti correnti tradizionali (per cui non serve vincolare il denaro) che remunerano la giacenza al 4% lordo/annuo ovvero il 2,96% netto.


E chi si trovasse oggi in una situazione di sovraindebitamento cosa può fare?

Come ho spiegato in un video tutorial con Giuseppe Piano Mortari, direttore di Assofin, chi si trova in una condizione di ritardo nei pagamenti delle rate di un credito per più di 30 giorni, viene registrato in un SIC come cattivo pagatore. I tempi di permanenza di tale registrazione vanno da un minimo di 12 fino a 36 mesi, a seconda della gravità dei ritardi e se i mancati pagamenti sono stati sanati o meno. Chi si ritrova iscritto a un SIC può avere difficoltà a ottenere un nuovo finanziamento – che si tratti di un mutuo o di un credito al consumo.
Per evitarlo, nel caso in cui si verifichino dei problemi economici che possono impedirci di rimborsare regolarmente le rate del nostro credito, dobbiamo prendere immediatamente contatto con la banca o con la finanziaria con cui abbiamo acceso il prestito, illustrare la situazione e cercare di trovare una soluzione condivisa. Esistono delle norme che prevedono una sospensione delle rate, oppure una riduzione delle rate con un allungamento del piano di rimborso in modo da renderlo più sostenibile.
Se la banca non accetta, c'è una procedura che è stata introdotta di recente: quella del fallimento personale. La procedura prevede che un giudice attesti l'impossibilità di rimborsare gli impegni presi e quindi stabilisca la cancellazione del debito. Questo però non è senza conseguenze, perché bisogna mettere a disposizione dei creditori almeno una parte dei propri beni e non si potrà avere accesso al credito per un certo periodo di tempo. Tale processo viene di solito avviato tramite le associazioni dei consumatori.
Il consiglio finale quindi per chi si trova nella condizione di non poter rimborsare un credito – che sia per la perdita del lavoro, una malattia e via dicendo – è quello di rivolgersi alle associazioni dei consumatori per ottenere lo sdebitamento.