Cosa sono e come funzionano le valute elettroniche

Se pensiamo al denaro elettronico, forse la prima cosa che potrebbe venirci in mente sono i Bitcoin, una criptovaluta (più avanti vedremo cosa significa questo termine) di cui tanto si è parlato sui media negli ultimi mesi.

 

In realtà, l’uso più comune che ne facciamo è quando acquistiamo qualcosa online (o in un negozio) usando la carta di credito: inserendo la nostra carta nel lettore o compilando i form di pagamento, autorizziamo una transazione digitale di un importo preciso dal nostro conto al conto del negozio che abbiamo scelto per l’acquisto. Il denaro elettronico, grazie alla tracciabilità delle transazioni, può inoltre aiutare a ridurre l’evasione fiscale.

 

Questo sistema di denaro elettronico utilizza le valute correnti (euro, dollaro, sterlina…) e si basa su un sistema (fatto di banche, banche centrali, circuiti di pagamento nazionali e internazionali riconosciuti…) delimitato da leggi e accordi.

 

Completamente diverse sono le criptovalute, il cui più famoso esempio sono i Bitcoin. Si tratta di sistemi di pagamento in valute alternative a quelle correnti (ma con possibilità di conversione e cambio), che non hanno nessuna autorità di controllo né sistema centralizzato. Come è garantita, dunque, la sicurezza delle transazioni? Attraverso una tecnologia, che usa la crittografia, chiamata blockchain.

 

Questa “catena di blocchi” è una sorta di registro aperto e distribuito, in grado di registrare tutte le transazioni tra due parti (in questo caso uno scambio di Bitcoin) in maniera univoca e verificata. Ogni transazione costituisce un blocco di questa catena, contenente i dati della transazione e un marcatore temporale, e si unisce al blocco precedente. Questi blocchi non possono essere modificati a posteriori senza modificare tutti i blocchi successivi: l’accordo di tutti i nodi di elaborazione è necessario, di conseguenza la possibilità di inserire dati falsi all’interno della catena è praticamente nulla. Per qualche dettaglio tecnico in più, Esquire ha pubblicato un’analisi interessante.

 

Se il sistema può essere interessante per la sua sicurezza, i Bitcoin sono accettati da pochi negozi o fornitori di servizi e sono inoltre caratterizzati da una forte volatilità. Per rendere l’idea: 1 Bitcoin valeva circa 900 dollari a fine gennaio 2017 e ne valeva più di 19.000 a metà dicembre dello stesso anno. Più che uno strumento di pagamento, insomma, sembrano essere diventato uno strumento finanziario e speculativo.

 

I Bitcoin sono solo l’esempio più conosciuto di criptovaluta, ne esistono molte altre che stanno provando a ritagliarsi uno spazio. Ma per sapere se queste criptovalute diventeranno una moneta elettronica di uso comune, bisognerà aspettare ancora molto tempo.

 

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