Quali rischi ci nascondono la realtà aumentata e la realtà virtuale

Su queste pagine vi abbiamo già parlato delle nuove frontiere della tecnologia, con esempi come i Google Glass, gli occhiali per la realtà aumentata, o le case intelligenti, con elettrodomestici connessi a internet: questi nuovi strumenti ci offriranno in futuro molti vantaggi, probabilmente, ma comportano anche nuovi pericoli.

La più recente promessa dell’informatica è il superamento del computer: rendere le interfacce che utilizziamo per connetterci sempre più piccole, sottili, impercettibili. Ci dimenticheremo quindi di schermi, mouse e tastiere? È presto per dirlo, ma di certo non è un caso che le grandi aziende del settore – da Facebook a Microsoft, da Apple a Google – stanno investendo da tempo sui dispositivi di realtà aumentata e realtà virtuale, in particolare visori, occhiali e proiettori di ologrammi.

Che si tratti di ambienti artificiali in cui possiamo muoverci con naturalezza o di oggetti virtuali mescolati allo spazio che ci circonda (e che possiamo “toccare” e usare), esiste il rischio che qualche malintenzionato possa entrare nel sistema e usarlo a suo piacimento. C’è chi ipotizza la creazione di malware in grado di bloccare (o disturbare) i visori e che chiede, per sbloccarlo, il pagamento di una somma di denaro (il cosiddetto ransomware). Immagini o grida terribili potrebbero colpire all’improvviso l’utente, con un effetto di shock molto più forte rispetto a quello che provocherebbe un semplice schermo. C’è anche chi immagina che l’audio o il video di questi dispositivi possano essere hackerati per introdurre messaggi pubblicitari o di propaganda. Senza escludere la possibilità dell’introduzione di ologrammi di ostacolo o di disturbo in mezzo agli altri che l’utente utilizza.

E non c’è bisogno di finire nel territorio della fantascienza – in cui possiamo immaginare un individuo che rimane intrappolato nella realtà virtuale (argomento in parte toccato da uno dei primi film sul tema, Il tagliaerbe) – per ipotizzare furti di dati e password grazie alle telecamere presenti sui dispositivi, che potrebbero essere attivate senza che ce ne accorgiamo.

Il futuro sta per entrare nelle nostre case: ancora una volta attenzione e consapevolezza sono la nostra prima difesa.

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