shutterstock_189811238Prima dell’inizio dell’estate vi avevamo parlato di alcune applicazioni di messaggistica che consentono di tutelare al meglio la privacy, crittografando e non conservando i messaggi che gli utenti si scambiano.

Esistono strumenti di questo tipo anche per navigare in rete. Non dobbiamo dimenticare che ogni computer connesso è identificabile e che ogni operazione che facciamo è registrata da qualche parte: quali siti visitiamo, per quanto tempo, dove si trova il nostro computer, che sistema operativo e che browser utilizziamo, le ricerche che facciamo…

Come possiamo immaginare, ogni volta che ci colleghiamo lasciamo una serie di tracce, più o meno visibili. Ma come è possibile ridurre la propria impronta digitale?

Per esempio, ci sono strumenti che limitano la possibilità per le aziende di raccogliere e analizzare i nostri dati: in questo modo possiamo avere un controllo maggiore e decidere chi può avere accesso alle informazioni di navigazione.

Esistono motori di ricerca chiamati privati, perché – al contrario di Google, Yahoo! e Bing (per citare i più usati) – non raccolgono né condividono informazioni sull’attività degli utenti. Il più conosciuto è probabilmente DuckDuckGo, ma ne esistono altri come StartPage o PrivateLee.

Per navigare in maniera anonima, soluzione che è usata spesso in paesi in cui ci sono forti limitazioni alla libertà di comunicazione, ci sono diverse opzioni.

La prima consiste nell’utilizzare un servizio proxy, ovvero una sorta di intermediario che fornisce ai siti che visitate un indirizzo IP diverso da quello del vostro computer.

La seconda sono i servizi VPN (Virtual private network): in questo caso l’attività dell’utente sul web è nascosta in una sorta di tunnel cifrato.

La terza opzione, di cui si sente sempre più parlare, si chiama TOR ed è un sistema di comunicazione anonima che protegge gli utenti dall’analisi del traffico.