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Gli strumenti per non lasciare (troppe) tracce online


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Prima dell'inizio dell'estate vi avevamo parlato di alcune applicazioni di messaggistica che consentono di tutelare al meglio la privacy, crittografando e non conservando i messaggi che gli utenti si scambiano. Esistono strumenti di questo tipo anche per navigare in rete. Non dobbiamo dimenticare che ogni computer connesso è identificabile e che ogni operazione che facciamo è registrata da qualche parte: quali siti visitiamo, per quanto tempo, dove si trova il nostro computer, che sistema operativo e che browser utilizziamo, le ricerche che facciamo...

Come possiamo immaginare, ogni volta che ci colleghiamo lasciamo una serie di tracce, più o meno visibili. Ma come è possibile ridurre la propria impronta digitale? Per esempio, ci sono strumenti che limitano la possibilità per le aziende di raccogliere e analizzare i nostri dati: in questo modo possiamo avere un controllo maggiore e decidere chi può avere accesso alle informazioni di navigazione. Esistono motori di ricerca chiamati privati, perché – al contrario di Google, Yahoo! e Bing (per citare i più usati) – non raccolgono né condividono informazioni sull’attività degli utenti. Il più conosciuto è probabilmente DuckDuckGo, ma ne esistono altri come StartPage o PrivateLee.

Per navigare in maniera anonima, soluzione che è usata spesso in paesi in cui ci sono forti limitazioni alla libertà di comunicazione, ci sono diverse opzioni.

  • La prima consiste nell’utilizzare un servizio proxy, ovvero una sorta di intermediario che fornisce ai siti che visitate un indirizzo IP diverso da quello del vostro computer.
  • La seconda sono i servizi VPN (Virtual private network): in questo caso l’attività dell’utente sul web è nascosta in una sorta di tunnel cifrato.
  • La terza opzione, di cui si sente sempre più parlare, si chiama TOR ed è un sistema di comunicazione anonima che protegge gli utenti dall’analisi del traffico.