Facebook e la manipolazione delle emozioni

Virus searchLa notizia è uscita sui media alla fine di giugno: Facebook avrebbe condotto un esperimento su circa 700.000 utenti del social network, manipolando le loro emozioni. Alla base della notizia c’è una ricerca realizzata nel 2012 dal social network, in collaborazione con due università statunitensi, i cui risultati sono stati pubblicati a marzo sulla rivista The proceedings of the national academy of science.

In pratica, per una settimana, i ricercatori hanno manipolato l’algoritmo che gestisce la visualizzazione degli aggiornamenti dei contatti nascondendo le immagini e le parole associate a stati d’animo negativi oppure quelle legate a stati d’animo positivi e analizzando le reazioni degli utenti.

Il risultato? Gli utenti sono molto influenzati dai contenuti che visualizzano sulla propria pagina e notizie negative portano la persona a condividere a sua volta emozioni negative. Se invece sono gli stati d’animo positivi a prevalere, la persona reagirà seguendo questo flusso positivo.

Le reazioni sono state immediate e globali: c’è chi ha definito l’esperimento “terrificante” e c’è anche chi, come l’Information Commissioner’s Office (Ico) britannico, ha aperto una indagine per capire se siano stati manipolati i dati personali degli iscritti al social network.

È più che un problema di privacy. Paolo Attivissimo, esperto informatico, dichiarava in un’intervista di giugno a proposito dello scandalo Prism: “ora sappiamo con certezza che tutto quello che abbiamo fatto su Google, Facebook, Skype, Microsoft, eccetera, è registrato e conservato in qualche immenso archivio americano”. Non solo: “oggi sappiamo che è più facile intercettare le persone e che tutta la nostra vita online è ben schedata”, continua Attivissimo. “Dobbiamo imparare a convivere con questa situazione”.

Nel frattempo, viste le critiche e le paure sollevate dalla notizia di questo esperimento, la vice di Zuckerberg, Sheryl Sandberg, ha dichiarato alla stampa che “l’esperimento è stato mal comunicato”. Le scuse, però, arrivano solo per questa cattiva comunicazione.

Apparentemente, infatti, il consenso a questo esperimento è contenuto nelle informazioni sul trattamento dei dati personali che ogni utente sottoscrive al momento dell’iscrizione a Facebook. Non stupisce che uno degli autori della ricerca, Adam Kramer, abbia dichiarato qualche anno fa che i dati in possesso di Facebook costituiscono il più vasto campo di ricerca nella storia del mondo”.

E se le cavie siamo noi, occorre davvero fare attenzione a tutto ciò che scegliamo di condividere, perché potrà essere usato per ben altri scopi che rimanere in contatto con i nostri amici.

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