Basta password, ora arriva la biometria

Access approvedSecondo quanto riportava un recente articolo del Sole 24 Ore, un sondaggio commissionato da Ericsson su un campione di diecimila persone in tutto il mondo ha dimostrato che per il 74% degli intervistati gli smartphone che utilizzano la biometria saranno un fenomeno di massa entro la fine del 2014. Non solo: gli utenti hanno dichiarato di voler utilizzare i sensori biometrici. Dello stesso avviso anche altre aziende del settore, come come Synaptics e Authentec, che prevedono il boom della biometria (in particolare il riconoscimento delle impronte digitali) nel secondo semestre di quest’anno.

Niente più password, codici e pin per proteggere i propri dati e i propri dispositivi? A quanto pare, utenti e aziende sembrano convergere sull’utilizzo delle impronti digitali per difendersi da furti di identità e altri tipi di truffe realizzate attraverso la rete e i dispositivi digitali. Aziende come PayPal punteranno sul sensore per le impronte digitali per rendere più sicuri i pagamenti tramite smartphone.

Gli smartphone e i tablet in vendita oggi hanno già un incredibile numero di sensori, che permette un grande livello di interazione tra utente, dispositivo e rete. Espandere queste potenzialità aggiungendo ulteriori dati o rendendoli disponibili senza interruzione permetterebbe di attivare servizi di emergenza, per esempio per individuare la posizione esatta della vittima in caso di intervento di soccorsi. Ma potrebbe anche creare nuove opportunità per le aziende, soprattutto nello sviluppo di applicazioni di marketing in tempo reale, per esempio quando ci stiamo muovendo all’interno di un centro commerciale.

Se è vero che non esiste una password sicura al 100%, cosa possiamo dire della biometria? Potrebbe garantire un livello di sicurezza in più, ma dipende da vari elementi, a partire dalla tecnologia del sensore (non tutti hanno le stesse caratteristiche e capacità). , riproducendo il polpastrello autorizzato con vari metodi (dalle fotocopie ai calchi con vari materiali). Gruppi di ricerca sono al lavoro per perfezionare il riconoscimento facciale e dell’iride.

Affidiamoci alla tecnologia e alle sue evoluzioni, quindi, ma non dimentichiamoci che la prima difesa è sempre la nostra attenzione critica.

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