Mi hanno rubato l’identità per ottenere 14mila euro [prima parte]

Un nostro cliente ci ha raccontato la sua storia di furto d’identità.
Oggi e nelle prossime settimane condividiamo sul nostro blog la sua disavventura.

LA STORIA DI LUCA

uuuMi chiamo Luca, ho 37 anni e vivo in una città del nord Italia. Essendo un professionista iscritto anche a un albo nazionale, la trasparenza e l’affidabilità della mia persona sono davvero tutto!

Un debito a me sconosciuto
La mia disavventura, e chiamarla tale è molto riduttivo, inizia a dicembre 2012 quando, come un fulmine a ciel sereno, mi è stata recapitata a casa una raccomandata proveniente da una società di recupero crediti, che mi sollecitava al pagamento di circa 14mila euro.
Nella raccomandata non era specificato a quale operazione fossero legati questi soldi, ma mi veniva chiesto di mettermi in contatto con la società per “sanare la mia situazione”. Uno degli elementi che mi insospettì fin dall’inizio, fu, oltre all’esistenza di un debito a me sconosciuto, il fatto che, nella raccomandata, ci fosse scritto che quella era una lettera arrivata “dopo numerosi solleciti”, a cui non era mai seguita una mia risposta.

Per me era tutto nuovo e, in precedenza, non avevo ricevuto alcuna comunicazione in merito.
Cosa stava accadendo? Volevo vederci chiaro.
Dopo lo shock iniziale, quindi, ho chiamato la società di recupero crediti, chiedendo di poter ricevere quanto prima tutta la documentazione relativa il presunto debito che mi veniva contestato.

In poche ore per e-mail mi fu inviata la scansione dei documenti relativi al contratto di una richiesta di finanziamento per l’acquisto di un’automobile.
Ma io non avevo acquistato nessuna automobile!

La società di credito mi disse che, se mi sentivo estraneo a questo contratto, era consigliabile depositare immediatamente una denuncia alle Forze dell’Ordine, per avviare le dovute indagini.
E così ho fatto, non prima, tuttavia, di aver consultato un mio amico avvocato penalista.

La denuncia dell’accaduto

Lui mi consigliò di non limitarmi a una denuncia orale, ma di scrivere con calma una mia versione dei fatti, a cui allegare tutti i documenti che ritenevo opportuni, per essere certo che durante la deposizione non venissero omesse informazioni o mal interpretate le mie dichiarazioni.
Questo consiglio mi è stato davvero utile.
I carabinieri mi hanno fatto molte domande, perché sporgere denuncia non è sempre sinonimo di onestà. In ogni caso, il loro primo passo è stato quello di verificare se ero stato attento alla gestione dei miei dati personali in rete.
E qui è arrivata la prima brutta notizia.
Essendo io iscritto a un albo professionale di pubblico dominio, è stato fin troppo facile risalire alle mie generalità da cui ricavare poi il mio codice fiscale.

[continua…]

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