Avete mai pensato al vostro aldilà digitale?

Ormai siamo fatti di carne e bit e ciò che facciamo in rete è parte integrante della nostra vita, come quello che facciamo a casa o a lavoro. Non è, quindi, una domanda priva di senso chiederci cosa rimarrà dopo la nostra morte dei nostri profili social, delle nostre caselle di posta elettronica e degli altri account grazie a cui abbiamo prodotto e condiviso informazioni.

Non si tratta solamente di un problema di privacy e memoria: negli Stati Uniti, sta diventando un argomento di discussione a livello legale e legislativo.

Il nostro testamento dovrà includere anche le disposizioni relative a tutte le tracce digitali che abbiamo lasciato in vita? La direzione sembra essere proprio questa, se non vogliamo che il materiale accumulato sui nostri account rimanga inaccessibile a tempo indeterminato.

Le principali aziende che trattano dati e contenuti personali hanno già incluso le clausole post mortem nelle loro policy di utilizzo, in particolare per quanto riguarda la cancellazione degli account o la possibilità di accedere ai dati da parte dei familiari del defunto. Vediamo alcuni casi.

Google, per esempio, permette ai familiari di accedere all’account del defunto se viene fatta richiesta, includendo nome e cognome del richiedente, profilo a cui si desidera accedere e certificato di morte tradotto in inglese. I familiari potranno così accedere al suo profilo e decidere se eliminarlo oppure mantenerlo attivo.

Facebook consente di cancellare il profilo (su richiesta di un familiare) oppure di trasformarlo in un profilo commemorativo, in cui gli amici possono continuare a scrivere testimoniando il proprio affetto e tenendo vivo il ricordo. I casi di questo tipo sono già molti, anche in Italia.

Twitter permette ai familiari di scaricare tutti i contenuti del profilo della persona defunta, su presentazione di una richiesta con allegati il certificato di morte e un documento d’identità della persona deceduta.

Esistono poi servizi, come Legacy Locker, che conservano tutte le password di accesso ai nostri account e verificano periodicamente, tramite email, se siamo ancora in vita. In caso di mancata risposta, i dati per accedere ai nostri dati personali saranno inviati alla persona che avevamo indicato al momento dell’iscrizione. Negli Stati Uniti sono usciti anche libri, come Your Digital Afterlife: When Facebook, Flickr and Twitter Are Your Estate, What’s Your Legacy?, che guidano le persone a scegliere nel modo migliore ciò che vorranno fare dei propri dati digitali.

C’è anche chi ha creato software per continuare a inviare messaggi sui social network anche dopo la morte, è il caso di DeadSoci.al. Un progetto forse inquietante, ma che riflette le ansie e le attenzione di una società che, anche grazie all’evoluzione degli ambienti digitali, continua a cambiare.

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