IL BLOG DI
MISTER CREDIT
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Questo articolo è stato originariamente pubblicato il 29/10/2012. È stato rivisto e ripubblicato a marzo 2025.
Nel nostro blog riportiamo spesso le principali tattiche utilizzate dagli hacker per trarre in inganno le proprie vittime. In questo caso parliamo di una tecnica tanto efficace quanto subdola: la social engineering (ingegneria sociale). Questa definizione comprende l'insieme delle tecniche psicologiche messe in atto dai truffatori quando l'informatica non è sufficiente o quando le procedure informatiche sono troppo complesse da mettere in atto.
In pratica, anziché entrare direttamente negli account o nelle reti delle vittime, il truffatore utilizza la psicologia, sia contro la vittima prescelta, sia assumendone l'identità per effettuare chiamate e accessi.
In entrambi i casi, in poche e semplici mosse, le vittime si vedono sottratti dati personali: non solo username e password per accedere a vari servizi, ma anche carte di credito e codici per l'accesso all'e-banking. I danni che questo comporta sono abbastanza facili da immaginare. Nei casi in cui l'ingegneria sociale sia mirata agli utenti, il migliore antivirus è la nostra attenzione: non dobbiamo fidarci di messaggi che provengono da mittenti non conosciuti, non dobbiamo aprirne gli allegati né dobbiamo cliccare i link che vi sono contenuti, anche se si presentano come corretti (mascherare url in un messaggio di posta è molto facile).
Come riassume il giornalista informatico Paolo Attivissimo, le principali leve che utilizzano i truffatori sono autorevolezza, colpa, panico, ignoranza, desiderio, avidità, buoni sentimenti. Alla sicurezza, però, devono pensare anche le aziende, le cui procedure di assistenza, almeno nei casi citati, si sono rivelate piuttosto discutibili, anche se le aziende stesse hanno comunicato che si è trattato di leggerezze del personale coinvolto, responsabile di non aver seguito i protocolli di sicurezza.
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