Furti d’identità tra realtà e fiction

Usciamo un po’ dai temi legati alla sicurezza e alla tutela dei dati personali per tuffarci tra le tante storie scritte per intrattenerci ma che possono anche dirci qualcosa in più su cosa avviene nell’oscuro mondo dei furti di identità. Un tema che non è ancora entrato davvero nell’immaginario collettivo degli italiani, ma che negli Stati Uniti è ormai conosciuto e da tempo viene anche rappresentato sia nel cinema che in televisione. Le storie che vengono raccontate sul grande e sul piccolo schermo spesso allargano la prospettiva rispetto al furto d’identità che conosciamo dai casi di cronaca e, a volte, il protagonista di un film vuole solo sparire e rifarsi una vita, senza che vi sia necessariamente una frode.

Di esempi di film classici e meno classici che trattano in qualche modo di furto di identità, nelle sue diverse accezioni, ne abbiamo già parlato, con una lista di consigli di visione. Nelle pellicole più recenti assume grande importanza il ruolo delle tecnologie informatiche e la loro vulnerabilità. Ma è nelle serie televisive, forse uno degli strumenti oggi più adeguati per raccontare la contemporaneità, che il furto di identità viene rappresentato nel modo più efficace.

Un episodio di CSI, che in italiano si intitola proprio Furto d’identità (l’originale inglese è Bump & grind), per esempio racconta dell’attenzione alla protezione della propria identità, svelando una truffa ai danni di molti cittadini americani a cui sono legati due omicidi. C’è un dialogo, in particolare, che è significativo e illustra la portata del problema. Alla domanda di un collega se si preoccupi che gli rubino l’identità, Greg Sanders risponde: “ogni aspetto della nostra vita è stato ridotto a un codice binario, non siamo che degli zero e degli uno, facili da rubare”. Il senso è più che chiaro: in un’epoca in cui tutto è stato digitalizzato, bisogna essere consapevoli e attenti alle informazioni che forniamo, per non abbassare la guardia sui rischi di furti di dati e frodi di cui possiamo essere vittime.

Anche in un episodio dell’ultima stagione di The Mentalist, un sospettato di omicidio rivela che il suo business è la creazione di false identità. Il ritratto è forse un po’ drammatizzato, ma l’uomo spiega che non si tratta solo di creare dei falsi profili finanziari, ma di un lavoro più meticoloso, che inizia con la creazione di un bambino inesistente, a cui viene intestato un conto bancario e che in seguito viene registrato come elettore. Così, dopo anni, sono disponibili delle perfette identità (fasulle) pronte per essere utilizzate. Duecentomila dollari, il costo di uno di questi profili, racconta l’uomo ai poliziotti che lo stanno interrogando.

Fiction? Sicuramente, ma il fatto che anche la televisione stia raccontando con più attenzione questi fenomeni ci dice che i reati legati al furto di identità sono in aumento, come anche i frequenti casi di cronaca nel nostro paese dimostrano, e occorre sapere come proteggersi.

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