Ladri d’identità: chi sono e come agiscono

Fabio è in uno di quegli internet café, diffusi soprattutto nelle periferie e nei sobborghi, pieni di vecchi computer. Sta imparando le basi per fare dei furti d’identità via web. Fabio, non è il suo vero nome, sta prendendo lezioni online da un hacker esperto. Il candore con cui ci parla della sua nuova carriera è disarmante: “Compro piccoli oggetti. Cellulari, fotocamere… Così le persone non si rendono conto che io sto utilizzando le loro carte di credito.”

Un’altra storia, vera, riportata dalla BBC, parla di un ragazzo di San Paolo, povero e con una famiglia da sostenere. Sono molti i cyber criminali che attaccano gli Stati Uniti, dove tutto è più sviluppato, compreso il crimine informatico. L’esempio di Fabio testimonia che lo stesso fenomeno si sta verificando in Italia, come anche in Africa o nell’Est Europa. Ma chi sono questi ladri online? Riprendendo un argomento già trattato in passato dal nostro blog, vi proponiamo una classificazione dei profili tipici:

Bambini e adolescenti. A quest’età solitamente il cyber crimine prende le forme del bullismo, nello specifico cyber bullismo, come un caso segnalato tempo fa da La Stampa. In questi casi si tenta di appropriarsi di informazioni riservate, magari conservate in un computer e non i rete, per renderle pubbliche, oppure si riproduce un profilo online.

Hacker organizzati. L’obiettivo di questi gruppi è di unire le forze e le competenze per raggiungere precisi obiettivi. Negli ultimi mesi si è parlato molto degli attacchi del gruppo Anonymous, i cui obiettivi sono principalmente ideologici e/o politici. Alcuni dei siti che negli ultimi anni hanno subito i maggiori attacchi sono quelli della NASA e di Microsoft, insieme ad altre numerose aziende e siti governativi che hanno subito intrusioni e furti di dati.

Cracker di professione. Lo fanno solo per rubare soldi. I cracker sono gli hacker al servizio del crimine. Possono essere assoldati da altri per rubare informazioni riservate (come nei migliori film d’azione). Tutto questo finché non vengono pagati dalle stesse organizzazioni contro cui combattevano per mettere alla prova i propri sistemi di sicurezza (sì, avviene anche questo nella realtà).

Altri. Sono tanti i motivi che possono spingere delle persone a forzare dei sistemi di sicurezza informatica, ad esempio degli ex dipendenti per rifarsi delle ingiustizie che hanno (o pensano di aver) subito, com’è accaduto a Gucci. Si tratta di crimini contro la legge, contro l’ordine costituito e in quanto tali possono avere anche motivazioni poco razionali.

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