Le iscrizioni di minorenni sui social network negli ultimi tempi hanno avuto un vero e proprio boom, con una conseguente condivisione di un gran numero di dati personali, purtroppo non sempre protetti. I bambini, trascorrendo sempre più tempo sulle community web, si espongono quotidianamente ai rischi di una navigazione non controllata: dal furto d’identità al bullismo online.

Come rispondono a questo problema gli organi statali e i responsabili dei social network?

Negli USA, dal 2000, è entrato in vigore il Children’s Online Privacy Protection Act che stabilisce la sorte dei dati personali dei minori. Per esempio obbliga i siti e le piattaforme di social network a presentare una chiara indicazione della politica seguita in materia di privacy, con particolare attenzione alle modalità di utilizzo dei dati. Inoltre i siti devono ottenere il consenso dei genitori prima di raccogliere informazioni personali di qualsiasi natura relative a bambini con meno di 13 anni.

In Europa, invece, i principali esponenti del web 2.0 hanno stipulato in Lussemburgo, in occasione della giornata Safer Internet 2010, un accordo contenente una serie di norme atte a migliorare la sicurezza dei minorenni in Internet, facendo fronte comune contro i rischi potenziali a cui sono esposti.

Alcuni social network, invece, hanno risposto al problema creando delle community web ad hoc per bambini, controllate e monitorate dai genitori, come MyPage e What’s What.

My page

Oltre ad un tono e un design ben curati e alla semplicità di utilizzo, My Page è una piattaforma che utilizza un efficace Parental Control: il genitore deve autorizzare l’iscrizione del bambino tramite e-mail e creare un proprio account non usufruibile dal figlio. Inoltre è obbligato a inviare un documento valido. I contenuti sono adatti a un target che varia dai 5 ai 13 anni e la community è già presente in tre diverse lingue: inglese, francese e italiano.

What’s what

Per iscrivere i figli a What’s what, i genitori devono presentare i dati della carta di credito al fine di autenticare la loro identità aggiungendo tre foto profilo dei propri figli per gli archivi del sito. In questa community i bambini possono interagire solo con altri coetanei, non possono invece fare amicizia con persone appartenenti ad una fascia di età più alta senza il permesso dei genitori. Modifiche o cambiamenti riguardanti i profili possono essere effettuate solo da un adulto e i contenuti del sito vengono costantemente monitorati. Inoltre ogni tentativo d’iscrizione da parte di un adulto viene bloccato nel giro di poche ore.

Su di un meccanismo di iscrizione simile, basato sul pagamento di un piccolo contributo tramite carta di credito, si fonda anche un altro social network pensato ad hoc per bambini, lanciato di recente: kibooku.

Nonostante il costante impegno delle forze dell’ordine e della magistratura, la tecnologia viaggia più veloce di qualsiasi legislazione e la maggior parte della responsabilità ricade sui genitori. Consigliamo di porre sempre la massima attenzione nella divulgazione dei dati dei vostri figli. Cercate comunque di condividere con loro il maggior numero di esperienze online: l’attenzione dei genitori unita alla conoscenza tecnologica dei ragazzi riduce al minimo il rischio di brutte sorprese.