A cosa dobbiamo stare attenti quando decidiamo di chiedere un prestito

Il momento attuale di incertezza economica potrebbe rappresentare un ostacolo in più per tutte quelle persone che stanno chiedendosi se valga la pena accedere al credito al consumo per gestire alcune spese, sia che si tratti di acquisti necessari (o imprevisti) sia che vogliano concedersi un regalo o un piccolo lusso.

Ci sono alcuni elementi importanti da considerare per poter scegliere con consapevolezza se vale la pena ricorrere a un finanziamento e per orientarsi meglio nella scelta. Analizzare la propria situazione economica e finanziaria per capire se ci si può permettere un prestito è un primo importante passo, così come informarsi sulla propria affidabilità creditizia, anche con METTINCONTO. Ma non basta: bisogna anche conoscere che cosa ci troveremo davanti quando chiederemo un finanziamento.

Prima di tutto, bisogna avere chiaro chi può prestarci denaro, per evitare di incorrere in spiacevoli sorprese. Possono concedere finanziamenti le banche e le società finanziarie che hanno ricevuto autorizzazione (ai sensi degli articoli 106 e 107 del Testo unico bancario) e sono iscritte all’albo tenuto dall’Ufficio italiano dei cambi. Una ulteriore garanzia per il consumatore può essere l’iscrizione dell’istituto di credito ad Assofin, l’associazione di categoria. Per verificarla, è sufficiente consultare l’elenco presente sul sito.

Dopo questa prima verifica, è opportuno valutare nel complesso il tipo di prestito e il suo costo reale. Non basta chiedere a quanto ammonti la rata mensile, occorre essere attenti per districarsi tra le tante variabili: T.A.N. (Tasso annuo nominale), T.A.E.G. (Tasso annuo effettivo globale), spese (obbligatorie e non) ed eventuali spese assicurative facoltative.

Il T.A.N. indica solamente gli interessi dovuti su un prestito mentre il T.A.E.G. (conosciuto anche come I.S.C., Indicatore sintetico di costo) indica il costo reale del prestito, includendo anche le spese accessorie obbligatorie come le spese di istruttoria della pratica, le commissioni di incasso e le assicurazioni obbligatorie. I parametri che determinano l’importo del T.A.E.G. sono fissati per legge. Non rientrano nel T.A.E.G. i bolli statali e le tasse, le assicurazioni facoltative e le commissioni di massimo scoperto.

I tassi di interesse devono rientrare all’interno dei criteri stabiliti dalla legge italiana (L. 108/1996), in caso contrario si configura il reato di usura. Per capire se il tasso applicato dall’istituto di credito a cui ci siamo rivolti rientra all’interno dei termini di legge bisogna confrontarlo con i tassi effettivi globali medi che la Banca d’Italia emette ogni trimestre. Una volta che si dispone di questo dato, è sufficiente aumentarlo di un quarto del suo valore e aggiungere un margine ulteriore di 4 punti percentuali. Se la differenza tra il limite così ottenuto e il tasso medio di riferimento non supera gli 8 punti percentuali, il tasso rientra nei parametri previsti. I tassi soglia sono comunque indicati nella comunicazione trimestrale della Banca d’Italia (qui trovate quella riferita ai primi tre mesi del 2012, valida fino al 31 marzo, in pdf).

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