La nuova gestione della privacy di Google

Sicuramente siete utenti di almeno uno dei tanti servizi Google, e probabilmente vi sarete accorti delle novità legate alla gestione della privacy. Nei giorni scorsi, infatti, era sufficiente fare una ricerca, accedere all’account Gmail, leggere un documento su Google Docs, vedere un video su Youtube per visualizzare chiari avvisi: dall’1 marzo, Google avrebbe aggiornato le norme sulla privacy ed i termini del servizio.

Il primo marzo è arrivato: cosa cambia in sostanza? È davvero una novità così importante, per noi utenti? Una nuova normativa sulla privacy di Google cambierà il modo di utilizzare i suoi servizi, di cui ormai non possiamo fare a meno?

Per capire l’essenza della nuova normativa, basta leggere la prima pagina dedicata, che si intitola: “Una normativa unica, un’unica esperienza d’uso su Google”.

Il principale sforzo fatto da Google è stato proprio unificare le oltre 60 norme sulla privacy in una sola normativa.
Del resto, l’offerta di Google è ormai molto ampia, e si è sviluppata nel tempo, includendo progressivamente servizi molto diversi, spesso frutto anche di acquisizioni di altre aziende (pensate a Youtube, comprato da Google nel 2006). Ogni servizio, insomma, aveva una sua normativa specifica: ora è stato tutto condensato in un unico testo.

Se volete sapere cosa fa Google dei vostri dati, trovate le norme sulla privacy qui. Non spaventatevi ancor prima di iniziare: non è una lettura appassionante, ma nemmeno soporifera.

In breve, nella nuova normativa vengono illustrati:

  • i dati raccolti: sono le informazioni che Google raccoglie ed elabora mentre utilizziamo i suoi servizi;
  • le modalità di utilizzo dei dati raccolti: sono gli utilizzi che Google fa dei dati che ha raccolto;
  • gli strumenti che gli utenti hanno a disposizione per controllare e gestire le informazioni che li riguardano.

Senza dubbio, un’unica normativa sulla privacy è un passo avanti fondamentale in una direzione di semplicità e facilità: condensare più di 60 norme sulla privacy in un unico testo significa aumentare le probabilità che le persone lo leggano davvero, e si rendano conto di cosa danno in cambio dell’utilizzo dei servizi Google.

Ma non ci si può solo nascondere dietro ad una retorica di trasparenza per spiegare i motivi di questo cambiamento. Unificare la normativa sulla privacy significa per Google poter utilizzare tutti i suoi servizi in sinergia per fare ancora meglio quello che fa già da tempo: profilare gli utenti, capire i loro gusti ed i loro interessi per dare loro servizi migliori, e per vendere agli inserzionisti pubblicitari strumenti più mirati, efficaci e convenienti. Con la sua nuova policy, Google ci sta dicendo in sostanza che se vogliamo usare i suoi strumenti gratuiti, dobbiamo accettate le sue regole del gioco, che permettono a Google di utilizzare le informazioni raccolte in un servizio, per vendere spazi pubblicitari in tutti gli altri servizi. Per il business di Google, è un passo avanti non da poco.

Cosa può fare un comune utente davanti a queste novità? Google non dà l’opzione di scegliere se aderire o meno: chi utilizza i servizi dopo l’1 marzo accetta automaticamente la nuova normativa. Ecco perché Google si è mosso in maniera così evidente per informarci della novità. La chiave, come sempre, è allora la volontà di informarsi, di capire, e di tenere sotto controllo le informazioni che ci riguardano. Se avete un account Google, potete partire dal servizio gratuito Dashboard, che riassume in una pagina tutti i dati associati al vostro account, e vi dice quali sono privati e quali pubblici, quindi visibili a tutti. Quelli con l’icona blu e i tre omini stilizzati sono accessibili da tutti. C’è qualcosa che avete detto a Google di cui vi siete pentiti?

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