Grazie a Facebook, Twitter, Linkedin è facile farsi un’idea delle persone che s’incontrano in ambito professionale. Per questo motivo, i responsabili delle risorse umane, ma anche giornalisti e manager, hanno “imparato” a fare una piccola ricerca online prima di ogni meeting.

In passato, se avevamo un importante incontro di lavoro, chiedevamo ai nostri amici e colleghi: “Sai nulla di questa persona?”. Ma oggi, “googlare” un nome è un atto talmente scontato che diventa banale anche solo suggerirlo. L’ultima novità? I social network diventano dei motori di ricerca di per sé (cerchiamo le persone direttamente su Linkedin), mentre gli stessi motori di ricerca cercano di diventare dei social network. Chi vincerà? Nessuno lo sa, intanto abbiamo visto il recente lancio di Google+ e siamo pronti per l’imminente uscita di Socl da parte di Microsoft/Bing.

Già ci conosciamo?

La sensazione è proprio questa. Quando incontriamo altre persone per motivi professionali, già sappiamo che il nostro interlocutore potrebbe aver sbirciato il nostro CV su Linkedin se non, addirittura, il nostro profilo su Facebook e quindi sa tutto quello che gli abbiamo permesso di conoscere, compresa la nostra faccia. Così gli incontri tra sconosciuti oggi sono diventati molto più facili. Ma come gestire questa valanga d’informazioni (anche) su di noi? E la privacy?

Impariamo dalle celebrità (ovvero: dalla reputazione pubblica alla social reputation)

In passato, la prerogativa delle star era avere un’immagine pubblica da difendere e i giornali, sempre a caccia di scoop e notizie fresche, erano il principale mezzo per essere aggiornati su star e politici. Oggi invece le celebrità si mettono in mostra da sé attraverso i loro profili e pagine pubbliche e spesso bypassano i paparazzi. Se Twitter si sta diffondendo anche in Italia, lo dobbiamo anche ai personaggi famosi nostrani che sanno muoversi bene con il social web. Fiorello è bravissimo a sfruttarne le potenzialità, ma non è il solo: Laura Pausini, ad esempio, è in testa ai cantanti italiani più seguiti su Twitter.

Gli errori (dei) famosi

Tra le star qualcuno paga a caro prezzo determinate leggerezze. Ashton Kutcher, giovane attore americano, ha preso le difese dell’allenatore della squadra di football della Penn State University, Joe Paterno, appena licenziato. Tutto questo senza conoscerne il motivo: aveva appena ricevuto 10 capi d’accusa per molestie su minori. In seguito, ha dovuto chiedere scusa ai fan e ingaggiare un esperto di PR Online per gestire la sua reputazione digitale. Infatti, Internet può causare seri problemi di reputazione a lungo termine dal momento che, una volta messa in rete, un’informazione vive di vita propria e noi perdiamo il controllo su di essa. Dal momento che non tutti possono assumere un esperto di digital reputation, la lezione è questa: prima di postare dobbiamo pensarci due volte. È sera tardi? Siamo molto stanchi, indugiamo su Facebook… in questo caso, evitiamo di postare qualsiasi aggiornamento o commento e rimandiamo alla mattina successiva quando a mente lucida ci rendiamo meglio conto di cosa stiamo per fare.

Un vero e proprio lavoro

Personaggi famosi assumono esperti di PR Online, le aziende chiedono consulenza in Social Media Marketing… e noi tutti? Per le persone “normali” gestire l’identità online significa monitorare giornalmente la rete, scovare contenuti su di noi che potrebbero risultare spiacevoli e rispondere affrontando qualsiasi critica o attacco a viso aperto e con la giusta freddezza. L’attore Raoul Bova, ad esempio, ha fatto l’errore di aprire un account Twitter per poi lasciarlo nel limbo dei profili inattivi. Ma questo modo di fare potrebbe essere più deleterio di un commento negativo.

Come dicevamo, questo rischia di diventare un vero e proprio lavoro, ecco quindi che possiamo affidarci ai molti servizi online che monitorano la nostra identità online. Questo è uno degli obiettivi principali di SICURNET. Se è la prima volta che leggete questo blog vi invitiamo a seguire il link e approfondire i dettagli del nostro servizio, che monitora e protegge l’identità digitale e i dati finanziari sul web.