“Attenzione: ci è stato segnalato che alcuni individui o enti offrono, per conto della Nostra Azienda, false opportunità di lavoro, chiedendo al candidato denaro, dati personali o riferimenti bancari. Vogliamo sottolineare che la Nostra Azienda e le sue società controllate ricercano e reclutano le loro risorse esclusivamente attraverso specifiche procedure, selezionando e assumendo i candidati secondo criteri di merito, capacità e professionalità, e mai chiederebbero somme di denaro. Nel caso vi venga chiesto, da persone o enti non autorizzati che dicono di lavorare per conto della Nostra Azienda, di rivelare i vostri dati personali o finanziari o di pagare delle somme di denaro, consideratela una frode e contattate subito le Autorità competenti affinché procedano con le necessarie indagini e conseguenti azioni.”

Questo è ciò che si legge sul sito di uno dei maggiori Enti italiani, nella sezione “Lavora con noi”. È una descrizione perfetta di un fenomeno che si diffonde progressivamente data la crescente domanda di lavoro e la diffusione di Internet. Già un anno fa, noi di Mister Credit dedicammo un intero articolo agli indizi che ci devono mettere in guardia e ai consigli su come limitare la diffusione in rete delle nostre informazioni personali. A questo riguardo facciamo una riflessione: la rivoluzione del social web è sempre stata caratterizzata dalla spinta alla condivisione; Wikipedia, CreativeCommon, il peer-to-peer sono tra i più importanti fenomeni della comunicazione nel nostro tempo. C’è chi pensa che sia un male condividere tutto, perché così facendo non si rispettano l’individualità della persona, l’autorialità e, al peggio, l’identità digitale. D’altra parte i teorici del Open Source, insieme ad artisti e creativi vedono nella condivisione una rivoluzione irrinunciabile. Per farla breve, quando mettiamo un CV online visibile a tutti, non facciamo altro che aumentare, e non di poco, le possibilità che qualcuno ci noti, legga la nostra storia lavorativa… e magari alzi il telefono per incontrarci. Che fare? Le strade sono due, a voi la scelta: potete limitare la vostra visibilità e scegliere in prima persona chi ha o meno accesso alle vostre informazioni personali. Diventando esperti nel gestire i filtri su Facebook, LinkedIn, etc… In questo caso è importante essere continuamente aggiornati, gestire al meglio tutti i settaggi privacy, evitando di chiudere del tutto un profilo (una pagina online chiusa perde senso di esistere) e soprattutto sperando che non ci siano fughe di notizie. La seconda opzione è quella di gestire i settaggi privacy come tutti, ma senza stress. I presettaggi, già impostati dai social network (ad esempio da Facebook) non sono mai del tutto aperti, ma sono studiati su una gestione abbastanza equilibrata delle informazioni che noi tutti emettiamo. Evitiamo di scrivere proprio tutto e, soprattutto, valutiamo l’idea di dotarci di strumenti a protezione della nostra identità personale e contro le frodi online 😉

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