Siamo socialmente sicuri?

I commenti che ricorrono attorno ai nostri post spesso ruotano attorno alla domanda “Come è possibile che qualcuno possa reperire così facilmente i nostri dati per scopi illeciti?” Eppure è facile: informazioni personali e dati sensibili, utili ai truffatori, sono facili da trovare… anche frugando tra la spazzatura di casa.

Un individuo socialmente attivo, riceve posta, lettere o raccomandate sulle quali sono, molto spesso, riportati dati personali. Al malintenzionato basta attendere il momento propizio per intercettare la posta (boxing) o fare una vera propria ricerca nell’immondizia della vittima di turno (trashing). È sufficiente anche la fattura bimestrale di una bolletta, una lettera della banca con nostro estratto conto.

La rete non sostituisce ma prolunga la nostra presenza sociale e le possibilità di relazione. La società si trasferisce progressivamente su Internet dove siamo ogni giorno sempre più socialmente attivi e, in una società 2.0, si aprono questioni come la ridefinizione degli spazi sociali, delle identità, il valore della privacy, i confini tra pubblico e privato, la spazzatura di dati digitali, il traffico illecito di gigabyte di memoria attraverso gli snodi periferici della rete.

E il truffatore che fa? Si adegua. Se la società si arricchisce di nuovi canali di relazione, anche i metodi per rubare i dati personali proliferano. Quindi ora, oltre ad infilare le mani nella spazzatura, ci si arma di mouse, software e altre tecniche sempre più sofisticate per iniziare la ricerca, o meglio la pesca (phishing).

Per rispondere alla domanda iniziale, la sicurezza totale non c’è mai, ma vi ricordiamo alcune utili precauzioni…

Non fornire informazioni a sconosciuti e proteggere documenti da occhi indiscreti: custodiamo con cura le nostre informazioni e non lasciamoci convincere a fornire dati a persone che non conosciamo. Se ci viene richiesto di lasciare copia dei nostri documenti, è bene farlo solo se strettamente necessario e soprattutto se siamo sicuri della serietà con cui vengono trattati i nostri dati personali.

Distruggere tutta la documentazione che riporta dati personali prima di cestinarla: prestiamo particolare attenzione alla corrispondenza, agli estratti conto bancari, e in particolare alle ricevute di pagamento che contengono numero e data di scadenza della nostra carta.

Gestire in modo appropriato l’identità e la privacy nei social network: quando ci iscriviamo a un social network,utilizziamo una e-mail personale e non quella di lavoro,  impostiamo correttamente il livello di privacy sul profilo, selezionando con attenzione foto, video e informazioni da pubblicare, utilizzando la funzione di log out per uscire dal social network, una volta conclusa la navigazione.

Prestare attenzione ai pagamenti con carta di credito o con bancomat e controllare frequentemente l’estratto conto: non perdiamo mai di vista la carta di credito e il bancomat quando effettuiamo degli acquisti. In caso di furto o smarrimento, contattiamo immediatamente le società emittenti per richiedere il blocco della carta. Monitoriamo i movimenti del nostro conto: oggi i sistemi di home-banking ci consentono di averli sempre a portata di clic, quindi approfittiamone per controllarli frequentemente e segnalare tempestivamente eventuali transazioni che non riconosciamo alla nostra banca.

Non rispondere a mail che richiedono  dati personali o credenziali e verificare l’attendibilità e la sicurezza dei siti su cui si effettuano acquisti: se riceviamo e-mail con cui ci richiedono dati personali, credenziali di accesso al servizio di home-banking o di collegarci al sito della banca per delle verifiche tecniche, non rispondiamo, anche se il mittente sembra davvero un istituto bancario o un ente. Quando effettuiamo degli acquisti online, ricordiamoci di verificare sempre gli strumenti di sicurezza del sito. Prima di fornire gli estremi della tua carta, assicurati che la pagina dove ci stiamo registrando o pagando, sia contrassegnata dalla presenza di un lucchetto, caratterizzata dall’estensione “https” anziché “http”.

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