Per il furto di identità, Maria Stuarda perse la testa!

Torniamo a parlare di furto d’identità con la collaborazione di Gian Luca Manzi, esperto di sicurezza informatica e che, attraverso la divulgazione della propria esperienza, vuole sensibilizzare le persone all’uso responsabile della rete e alla corretta gestione delle loro informazioni personali sul web. Scopriamo insieme perché il furto d’identità non è un’invenzione recente, e non è dipendente necessariamente dall’utilizzo delle nuove tecnologie come internet. È infatti opinione comune che i maggiori rischi per la sicurezza dei nostri dati provengano dalla rete (secondo una ricerca di alcuni anni fa, addirittura l’86% degli intervistati, dichiarava di evitare accuratamente di effettuare acquisti online), benché le frodi accertate, commesse attraverso internet, risultano essere meno del 10%.

I furti d’identità possono avvenire infatti con i mezzi più svariati, incluso il recupero di documenti nella spazzatura (motivo per cui è vitale distruggere estratti conto o altre comunicazioni che contengono dati personali,  prima di gettarle via), o l’intercettazione della corrispondenza.

L’episodio che stiamo per raccontare narra proprio di un celebre caso di furto d’identità che ha cambiato il corso della storia, 5 secoli prima che nascesse internet. Parliamo infatti della Regina di Scozia Maria Stuart, impegnata in un’aspra contesa, per il diritto al trono d’Inghilterra, con la cugina Elisabetta I. Siamo nella seconda metà del XVI secolo, pochi anni dopo la frattura tra cattolici e protestanti, nell’isola britannica.

Vi riassumiamo rapidamente i fatti. Maria Stuarda, cattolicissima regina di Scozia, dopo l’ascesa al trono di Inghilterra della cugina Elisabetta I, di religione protestante, e dopo una serie di sciagure personali e giochi di potere andati male, fu imprigionata dalla sua stessa cugina perché considerata, diciamo, pericolosa per il trono. I cattolici inglesi infatti consideravano lei la legittima regina di Inghilterra ed Elisabetta, l’usurpatrice. Chiusa in questo isolamento, fatto di solitudine e tristezza, dopo molti anni, fu contattata dal gentiluomo Anthony Babington, che stava organizzando una congiura per rovesciare Elisabetta I, considerata anticattolica e indegna occupante del trono. Per Maria Stuarda si riaccese la speranza della libertà dopo anni di prigionia. Con astuti stratagemmi, un corriere, tale Gifford, provvedeva a inoltrare le comunicazioni tra i congiuranti e la Stuarda: le comunicazioni erano tutte crittografate con il famoso “nomenclatore della Stuarda”, in pratica un alfabeto cifrante con l’aggiunta di un codice.

Tutto sembrava ultra sicuro in caso di intercettazione dei messaggi. Ma quello che la Stuarda e il clan dell’aristocratico Babington non sapevano, era che Gifford recapitava i messaggi prima a Sir Francis Walsingham, ministro di Elisabetta I, che li passava in copia all’abilissimo crittoanalista Phelippes, che usando il metodo delle frequenze svelò rapidamente il codice segreto e lo rese facilmente decifrabile. Ma Walsingham e Phelippes fecero di più, non si accontentarono di leggere la corrispondenza della Stuarda e dei complottisti… le rubarono l’identità. Aggiunsero, imitando perfettamente la scrittura di Maria Stuarda, delle postille alle sue lettere, ovviamente con frasi e domande mirate per conoscere tutti i dettagli del piano ed i nomi di chi ne faceva parte. Poi attesero con implacabile pazienza le risposte che giunsero puntuali. In pratica i congiuranti si erano autocondannati, fornendo nomi e dettagli ai loro aguzzini. Furono presi tutti. La condanna fu terribile e non ci dilungheremo in descrizioni per rispetto degli stomaci più deboli. Maria Stuarda fu processata e anch’ella condannata. Per lei ci fu la decapitazione. La crittografia non era bastata, anzi, le si era ritorta contro. La sua identità, abilmente sottratta, era servita a svelare tutto. E tutto era perso. Cercò invano di negare ogni coinvolgimento, ma le prove erano schiaccianti. Immaginate la grande sorpresa che ebbe quando le sue lettere furono mostrate e riconobbe le postille aggiunte da Phelippes… che l’avevano incastrata. La sentenza fu eseguita l’8 febbraio 1587. Vittima degli intrighi di corte e della sua identità perduta.

I furti d’identità continuano ad essere commessi con i mezzi più diversi, dai più antichi ai più moderni e un campionario dei casi più recenti può essere trovato nella sezione News di Mister Credit. Per avere poi una panoramica sul tema delle frodi, può essere utile leggere la sezione Informati.

 

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