A che punto siamo con la neutralità della rete?

A che punto siamo con la neutralità della rete?

 

Dall’11 giugno scorso la neutralità della rete negli Stati Uniti non ha più una tutela legale: i fornitori di accesso Internet possono decidere di offrire servizi a diverse velocità, favorendo il traffico di alcuni (come aziende produttrici di contenuti) a discapito di altri. Gli oppositori a questa decisione stanno aprendo più fronti in una battaglia legale che chiede di ripristinare la neutralità della rete così come era stata definita del 2015.

 

Ma cosa si intende per neutralità della rete? Il giornalista informatico Paolo Attivissimo ne fa un esempio molto chiaro: se la rete fosse un’autostrada, la neutralità permetterebbe a tutti gli automobilisti e a tutti i tipi di auto di avere lo stesso accesso e gli stessi diritti; senza neutralità certe auto avrebbero accesso e altre rimarrebbero fuori, così come ci sarebbero corsie preferenziali veloci mentre altri sarebbero costretti a rimanere in coda.

 

Insomma, la neutralità della rete è una garanzia fondamentale per la libertà di circolazione delle informazioni online, perché impedisce discriminazioni sulla base dei contenuti. È anche un principio di uguaglianza perché permette a individui o piccole aziende di competere sullo stesso piano delle grandi multinazionali.

 

Per l’Internet Association (di cui fanno parte Google e Facebook, per capirci) la neutralità è un principio fondamentale da salvaguardare.

 

Nell’attesa degli esiti delle battaglie legali per ripristinarla negli Stati Uniti, qual è la situazione in Europa e in Italia?

 

L’Unione Europea ha approvato un testo sulla neutralità della rete nel 2015, testo che secondo alcuni critici conterrebbe delle scappatoie per gli operatori per non rispettarla. Mentre alcuni paesi, tra cui l’Italia, hanno in discussione proposte di leggi in materia, solo Olanda e Slovenia hanno già approvato norme rigorose in difesa della net neutrality.

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