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Su queste pagine vi parliamo da tempo dell’importanza della protezione della nostra vita privata e delle nostre informazioni personali. Vi abbiamo spiegato cosa possiamo fare per nascondere le nostre attività online a occhi indiscreti e come possiamo rendere le conversazioni private davvero private.

Ma cosa sappiamo davvero di come funzionano i software che usiamo o quali informazioni i siti che visitiamo e le applicazioni possono conoscere senza che noi ce ne accorgiamo?

Con l’evoluzione della tecnologia non è più necessario capire il funzionamento dei dispositivi: ormai è facilissimo usarli e non c’è bisogno di essere un programmatore o un informatico per ottenere quello che vogliamo. Questo sistema è molto pratico ma può presentare alcuni inconvenienti.

Per esempio, limitandoci alla semplice navigazione in rete. Magari a volte usiamo le funzionalità di navigazione privata dei vari browser con l’obiettivo di nascondere quello che stiamo facendo e protegge la privacy, sì, ma meno di quello che pensiamo. Un articolo di StartupItalia racconta i limiti di questa funzionalità.

L’articolo parla inoltre di una pagina web che possiamo consultare per capire quante informazioni stiamo dando su di noi ogni volta che ci colleghiamo a un sito. La pagina in questione si chiama Webkay ed è un progetto sviluppato da Robin Linus.

Aprendo la pagina su qualsiasi browser ecco ciò che possono sapere di noi: dove siamo (con un buon dettaglio), il nostro sistema operativo (compreso browser e plugin installati), che dispositivo stiamo usando e quali caratteristiche ha (compreso il livello di carica della batteria), il nostro indirizzo Ip, con provider internet e velocità di navigazione, i social network a cui siamo collegati  (se abbiamo chiuso la navigazione senza scollegarci dai nostri profili)… E questi sono solo alcuni dei dati che trasmettiamo!

Difficile non restare basiti davanti a tutte queste informazioni che lasciamo in giro, vero? Fortunatamente l’autore della pagine dà anche alcuni consigli per proteggere la nostra privacy, ma è un argomento di cui anche noi torneremo a parlare.

 

 

Sappiamo bene quanto sia importante conoscere le opzioni per proteggere le nostre informazioni personali sui social network. Sappiamo anche che dobbiamo essere attenti a ciò che condividiamo online: non solo stiamo rivelando parecchio su di noi ma c’è anche il rischio che diventi di pubblico dominio.

Proteggere i nostri profili da sguardi indiscreti e condividere materiale solo con persone che conosciamo davvero è un gesto importante di autodifesa. Ma cosa succede quando crediamo di conoscere la persona con cui stiamo interagendo e, invece, dietro c’è un truffatore?

Data la popolarità di Facebook, non stupisce che sulle pagine del social network si moltiplichino i tentativi di truffe, a volte difficili da riconoscere subito.

Abbiamo già raccontato alcune “truffe romantiche” in occasione del giorno di San Valentino: uno finto spasimante che compare dal nulla e conquista la fiducia della vittima per poi chiederle dati personali (che utilizzerà per rubare l’identità) o direttamente somme più o meno grandi di denaro. Molti uomini sono vittima invece di ragazze giovani e provocanti che, una volta registrata una videochat a contenuto compromettente, ricattano la vittima minacciando di rendere il video pubblico.

Ma ci sono anche altre truffe in cui il criminale crea un falso profilo di un vostro contatto per poi inviarvi un codice per sottrarvi (di solito piccole) somme di denaro utilizzando il vostro credito telefonico. La redazione di Punto Informatico ha provato l’esperimento e ingannare la vittima prescelta per il test è stato molto semplice.

Non dobbiamo dimenticarci di una cosa: tutte le informazioni che i truffatori usano sono informazioni che hanno preso dai nostri profili e da tutto ciò che abbiamo lasciato accessibile al pubblico. Come dicevamo all’inizio, quindi, è importante sapere come proteggere i nostri profili social. Su Facebook, per esempio, oltre a ciò che pubblichiamo possiamo nascondere a chi non è tra i nostri contatti la lista dei nostri amici e le foto del profilo.

Abbiamo parlato spesso, su queste pagine, dell’uso consapevole di internet da parte dei ragazzi. Se è vero che la scuola ha iniziato a occuparsi di questi temi e diverse esperienze e progetti di educazione alla rete sono nati negli ultimi anni, il ruolo dei genitori continua a essere fondamentale.

Inutile far finta che i rischi online per i minori non esistano: dal cyberbullismo alla possibilità di entrare in contatto con sconosciuti malintenzionati al pericolo di furto di identità. Bisogna quindi rendere i ragazzi consapevoli e attenti. Il miglior modo per farlo è condividere con loro l’esperienza della navigazione su internet e l’uso dei social network.

Prima regola: non diffondere mai dati sensibili e informazioni personali. Dare accesso a questi dati, infatti, sarebbe quasi come aprire la porta di casa a tutti gli sconosciuti, lasciandoli curiosare tra le proprie cose. Chi lo vorrebbe? Le informazioni personali dei minori possono includere la scuola frequentata e gli orari così come luoghi e orari di attività sportive o ricreative. Se non scegliamo di renderlo privato, su internet tutto è (potenzialmente) pubblico: facciamo capire ai nostri figli l’importanza del mantenere uno spazio privato anche in rete, così come desiderano averlo nella propria cameretta, per esempio.

Il paragone con ciò che avviene fuori dalla rete può rendere le cose più chiare: come non diventiamo amici di uno sconosciuto per strada, così è meglio evitare di aggiungere come amici sui social network persone che non conosciamo e di cui non sappiamo niente.

Facendo i primi passi su internet e social network insieme, i bambini e le bambine possono acquisire consapevolezza e sicurezza di sé, imparando come comportarsi anche di fronte a nuove situazioni, come per esempio la condivisione di fotografie, in particolare durante l’adolescenza, momento in cui le ragazze sono più esposte: basti pensare al sexting e alla possibilità che le immagini sessualmente esplicite inviate in una conversazione privata possano essere diffuse pubblicamente.

Per cominciare un percorso di condivisione con i nostri ragazzi, possiamo partire dai consigli di Happy New Web, dodici passi per scoprire internet e i social network insieme, in serenità.

san-valentino-2L’amore corre sempre di più in digitale, ma tra applicazioni per incontri e messaggi di improbabili spasimanti, i rischi sono dietro l’angolo. Forse quando abbiamo di fronte una persona che sembra apprezzarci siamo portati istintivamente a fidarci e ad abbassare le difese o forse, semplicemente, per tutti è gratificante ricevere attenzioni.

In ogni caso le “truffe romantiche” sono tante e non sembrano conoscere crisi. Si tratta di tentativi in cui il truffatore o la truffatrice mettono tempo ed energie per colpire un bersaglio, sperando di rubargli l’identità o del denaro.

Un classico della truffa via mail è il messaggio di una ragazza dell’est Europa in cerca di una relazione sincera: un italiano stentato, messaggi confusi, un indirizzo mail strano a volte non bastano a insospettire, l’esca di una foto in allegato spinge molte persone a cliccare. Una volta che la vittima risponde al messaggio, iniziano le richieste di denaro, con le scuse più varie: la truffatrice dice di volere incontrare la vittima ma di non avere i soldi per l’aereo, per esempio, oppure parla di qualche difficoltà familiare, come un fratello piccolo che ha bisogno di cure o una situazione di disoccupazione improvvisa. Sono molti coloro che inviano denaro, impossibile da recuperare.

Negli ultimi anni le truffe romantiche si sono spostate anche sui social network. In questo caso il truffatore crea un falso profilo Facebook, invia richieste di amicizia e inizia lunghe chiacchierate con le potenziali vittime. Anche in questo caso le storie di vita sono dure, tristi e il truffatore finge di essere interessato e innamorato della vittima che, spesso, cade nella trappola. Il truffatore a quel punto richiede denaro o dati personali (documenti, password per accedere a caselle di posta o profili social), spesso con la scusa di creare un rapporto di fiducia. Inutile dire che anche in questo caso è molto difficile incastrare i colpevoli.

Un altro tipo di truffa messa in atto sui social network vede una giovane e bella ragazza contattare uomini, fingere interesse fino al punto di chiedere loro una videochat “compromettente”: a quel punto la truffatrice riprende in video la vittima e lo ricatta, chiedendo denaro per non diffondere le riprese che ha registrato.

Anche le applicazioni per il dating (o incontri online) non sono sempre al sicuro, come dimostrato da un’analisi di IBM pubblicata a fine 2014: il rischio più comune è che qualche malintenzionato possa intercettare le informazioni personali.

Per San Valentino, quindi, gioiamo dell’amore ma non dimentichiamoci della sicurezza!

foto-bambini-socialSe è naturale voler condividere con amici e familiari la gioia dei momenti della vita di un figlio, è altrettanto vero che non è consigliabile farlo con leggerezza: in un tempo in cui tutto finisce online e diventa, in qualche modo, di pubblico dominio, pubblicare foto di minori può comunque comportare dei rischi, primo tra tutti che la foto di nostro figlio sia usata a nostra insaputa e senza nessuna autorizzazione.

Ed è per questo che qualche tempo fa la Polizia postale aveva consigliato ai genitori di non condividere gli scatti dei propri figli sui social network. Nel messaggio, la Polizia postale sottolineava il dato che il 50% delle immagini presenti sui siti pedo-pornografici provengono da foto condivise online dai genitori. Una delle motivazioni che spinge più spesso gli utenti a contattare la Polizia postale è proprio il furto di foto. Anche in altri Paesi la polizia ha sconsigliato ai genitori di condividere online immagini dei bambini.

La normativa per la protezione della privacy dei minori è molto rigida, giustamente, ma il mondo dei social network rimane un po’ più “senza legge”. Anche perché bisogna considerare che a condividere le immagini sono proprio i genitori, cioè coloro che possono autorizzarne o meno la pubblicazione: di fatto, quindi, l’uso è perfettamente lecito. Occorre però considerare che, per quanto rigorose possano essere le impostazioni che scegliamo per la nostra privacy, stiamo pubblicando immagini su una rete pubblica, ai cui server non abbiamo accesso. Inoltre, chiunque veda l’immagine può salvarla ed eventualmente riutilizzarla in un altro contesto.

In questo senso gli inviti alla cautela da parte delle istituzioni hanno molto senso, soprattutto se invitano a riflettere su un gesto che è ormai diventato un automatismo, si scatta e si condivide quasi senza pensarci. E se è vero che bisogna fare attenzione a ciò che si condivide online – sia per proteggere la nostra vita privata e la nostra reputazione sia per evitare di ritrovarci vittime di furti d’identità – per i minori questa attenzione deve essere ancora più alta. Possiamo quindi seguire il consiglio della “mamma geek” e lasciare scegliere ai bambini, una volta diventati adulti, quali scatti vorranno pubblicare e quali mantenere privati.

cancellarsi-socialPossono essere moltissime le ragioni per cancellare i nostri profili dai social network, come Facebook, Twitter e Linkedin: voglia di liberare un po’ di tempo oppure desiderio di riprendere il controllo sulla propria privacy, limitando le informazioni personali che lasciamo in rete; magari la volontà di sottrarsi un po’ a questa socialità digitale o anche solo perché è diventato troppo complicato gestire tanti profili diversi.

Quale che sia la ragione, spesso ci sono più opzioni a disposizione. Prendiamo Facebook, per esempio: è possibile disattivare temporaneamente il proprio profilo – e in questo caso l’azienda conserverà i nostri dati che non saranno più visibili nel caso di un futuro ritorno – oppure si può eliminare definitivamente il profilo con tutte le informazioni (foto e post, mentre i messaggi e i post nei gruppi potrebbero rimanere visibili) con un tempo di attesa di circa due settimane. In ogni caso è possibile ottenere un backup con tutti i propri dati.

Anche Twitter dà la possibilità agli utenti di eliminare il proprio profilo: una volta presa la decisione abbiamo trenta giorni di tempo per scaricare una copia di tutti i tweet ed eventualmente ripensarci; passata questa scadenza il profilo verrà cancellato definitivamente.

Google permette di eliminare il proprio account: in questo caso la decisione toccherà tutti i servizi offerti dall’azienda di Mountain View, dalla posta elettronica di Gmail a Google plus, da Picasa (per le foto) a YouTube e Blogspot. È inoltre possibile eliminare solo alcuni dei servizi a cui si è iscritti. Tutte le operazioni sono semplici e possono essere seguite a partire dalla pagina di gestione del proprio profilo.

È possibile uscire anche da Linkedin, il social network professionale. Chiudendo il profilo, i nostri dati non saranno più visibili né ricercabili. Potremmo però continuare a ricevere mail dal servizio, a meno che non facciamo una richiesta esplicita per bloccare il nostro indirizzo. Se un giorno vorremo iscriverci di nuovo a Linkedin dovremo però usare un indirizzo mail diverso.

Ci sono poi servizi che non permettono l’eliminazione definitiva del profilo ma solo la sua disattivazione (come Pinterest, per fare un esempio).

Esiste anche un sito, Just Delete Me, che fornisce i link diretti alle pagine per eliminare i profili di moltissimi servizi online. Il sito classifica anche i siti web in quattro colori: verde se la procedura di cancellazione è semplice, giallo se comporta qualche difficoltà, rosso se è difficile e nero se il servizio non rende possibile eliminare i profili personali.

Se invece decidiamo di continuare la nostra vita digitale, un paio di semplici consigli: scegliamo password forti (e diverse per ogni servizio) e facciamo attenzione a ciò che scegliamo di condividere online.

cyberbullismo-genitoriIl cyberbullismo è un argomento che arriva sulle prime pagine dei giornali solo nei casi più eclatanti, ma si tratta di un fenomeno complesso e costante su cui c’è bisogno di fare chiarezza e attenzione. Per evitare gli allarmismi (spesso proprio legati a singoli casi di cronaca, ma senza una reale analisi), occorre leggere con attenzione i numeri e i dati che ci permettono di studiare il fenomeno.

A questo proposito, una recente indagine sull’uso consapevole dei media digitali è stata realizzata dal Censis in collaborazione con la Polizia postale. Sono stati intervistati 1.727 presidi di scuole medie e superiori di tutta Italia. I dirigenti scolastici puntano il dito contro internet: secondo il 77% degli intervistati, infatti, è questo l’ambiente in cui avviene il maggior numero di episodi di bullismo, seguito dai luoghi di aggregazione (47%), tragitti casa-scuola (35%) o la scuola (24%). Nella metà delle scuole coinvolte nell’indagine sono stati registrati casi di cyberbullismo e nella metà di questi casi i presidi si sono dovuti rivolgere alla Polizia.

Secondo il 45% dei presidi solo il 5% dei propri studenti è stato toccato dal cyberbullismo mentre per il 18% gli studenti che sono coinvolti nel cosiddetto sexting (invio di contenuti sessualmente espliciti) oscilla tra il 5% e il 30% degli studenti.

Se il 39% delle scuole coinvolte nell’indagine del Censis ha già realizzato azioni specifiche per contrastare il cyberbullismo e il 63% ha in programma azioni entro la fine dell’anno scolastico, un problema sembra essere rappresentato dai genitori. Secondo i dirigenti scolastici, infatti, sono i genitori a minimizzare gli episodi di bullismo digitale, considerandoli semplici scherzi (81% delle risposte dei presidi) tanto che il 20% degli intervistati sostiene di aver incontrato grandi difficoltà da parte delle famiglie a capire la gravità di quanto accaduto. Non solo: alle azioni messe in campo dalle scuole i genitori sembrano partecipare poco o per nulla.

L’analisi dei risultati dell’indagine dimostra che, pur se il lavoro nelle scuole è fondamentale, è importante che ci sia una presa di coscienza da parte delle famiglie e che siano anche queste ad avvicinare i ragazzi alle possibilità e ai pericoli legati all’uso di internet e dei social network. Per iniziare questo percorso Mister Credit ha creato Happy New Web, 12 consigli per navigare in serenità da condividere tra genitori e figli.

DECORAZIONI_mistercreditUn altro anno in compagnia di Mister Credit sta per finire: anche nel 2015 abbiamo cercato di raccontare un mondo che continua a cambiare, dalle tecnologie che promettono elettrodomestici intelligenti alle storie più strane di furti di identità. Abbiamo scoperto che le frodi creditizie sono in continuo aumento nel nostro Paese, ma abbiamo anche condiviso i consigli per difendersi e su come riconoscere le truffe.

E poiché i furti di identità si giocano sempre sull’uso improprio di dati personali, sottratti con l’inganno, abbiamo sottolineato l’importanza della privacy. “La vulnerabilità dei dati è la vulnerabilità delle nostre persone”, ha dichiarato il garante Antonello Soro. Abbiamo raccontato come sia possibile conoscere tutto di una persona partendo da una semplice foto pubblicata online e abbiamo proposto un paio di quiz per vedere se siamo preparati sull’argomento. E dato che in futuro ci verrà chiesto di cedere sempre più informazioni sulla nostra vita privata in cambio di servizi, possiamo chiedere a Google cosa sa di noi o a Facebook di controllare la nostra privacy per vedere se ne vale la pena.

La nostra sicurezza passa sempre più spesso da un uso consapevole di smartphone e tablet: dobbiamo fare attenzione alle reti a cui ci colleghiamo e seguire alcuni semplici consigli per proteggere i nostri dati sui dispositivi mobili, in particolare se li usiamo per gestire il conto o per pagare.

Ancora a proposito di sicurezza: per conoscere le parole e le sigle che descrivono i rischi che corre la nostra vita digitale, possiamo dare un’occhiata al glossario di Mister Credit per la sicurezza.

Tra credito e digitale, abbiamo raccontato quello che c’è da sapere sulle carte prepagate, abbiamo poi approfondito temi come i prestiti senza busta paga e il procedimento di esdebitazione. E se il credito al consumo ha fatto segnare una chiara ripresa nel 2015, dobbiamo comunque essere attenti a ciò che dobbiamo sapere prima di chiedere un prestito.

L’educazione finanziaria arriva anche per i più piccoli, direttamente nelle scuole, grazie al progetto di Miur e Banca d’Italia. Minori che, anche quest’anno, sono stati al centro di casi di cyberbullismo: ma al di là dei casi di cronaca, è importante non cedere all’allarmismo, magari dando un’occhiata alle domande e risposte sulla presenza dei ragazzi su internet.

Tanti argomenti e approfondimenti per rispondere al meglio anche ai dubbi e alle domande che condividete con noi. Grazie per averci seguito in questi mesi e auguri per l’anno che sta per cominciare: che possiamo viverlo con serenità e un pizzico di consapevolezza in più!

social-network-identitaAbbiamo sempre più strumenti per raccontarci e raccontare la nostra vita online. Dalle fotografie alle nostre preferenze di lettura, dagli aggiornamenti su Facebook ai video, dai tweet alla nostra attività sportiva: ogni informazione che condividiamo su Internet rivela qualcosa in più di noi e contribuisce a creare l’immagine che diamo di noi stessi.

E l’immagine che scegliamo di presentare pubblicamente è ciò che noi stessi selezioniamo, ciò che vogliamo che gli altri vedano di noi.

Scrive lo psicoterapeuta Alberto Rossetti che “la distinzione tra mondo online e mondo offline sta scomparendo. Non è infatti più possibile tracciare una linea di demarcazione netta tra ciò che è online e ciò che offline. Viviamo muovendoci costantemente tra queste due dimensioni, spesso senza accorgercene.” L’esperto sottolinea anche che “se è vero che io posso cercare di capire chi sono guardando lo schermo del mio smartphone, è altrettanto vero che quello specchio digitale ci restituisce un’immagine facilmente manipolabile.

La questione, posta in questi termini, ci interroga da un punto di vista molto personale. Ma la condivisione della nostra immagine, della nostra vita, pone anche altre domande.

Affidando a un’azienda privata l’espressione della mia individualità, quale controllo posso avere sui contenuti che ho scelto di pubblicare? A essere in ballo c’è la nostra privacy, ma c’è anche la possibilità per le aziende di utilizzare le informazioni che noi stessi comunichiamo a scopi di marketing.

C’è chi immagina che nel prossimo futuro scambieremo i nostri dati in cambio di servizi e comodità (in parte accade già, in effetti). E se, grazie a uno smartwatch, una persona (o un’azienda) potrebbe essere in grado di leggere le nostre emozioni, affrontare questi interrogativi oggi può renderci più consapevoli nella nostra vita online.

Hacker and computer virus conceptAnno nuovo, minacce nuove? Probabilmente no: le strade percorse dai criminali informatici saranno sempre le stesse, con strumenti più sofisticati e, forse, con obiettivi più ambiziosi. E anche le notizie positive hanno a volte un risvolto preoccupante: secondo uno studio realizzato da IBM, nel 2014 gli attacchi contro i negozi di vendita al dettaglio negli Stati Uniti si sono dimezzati (buona notizia) ma i criminali sono riusciti comunque a sottrarre alle aziende i dati di 61 milioni di clienti (cattivissima notizia).
Trend Micro, azienda di riferimento nel settore della sicurezza digitale, prevede tra i rischi principali per l’anno appena iniziato:
• un numero maggiore di violazioni di dati, a causa del maggior numero di dispositivi connessi e di strumenti sempre più efficaci nelle mani dei criminali come l’utilizzo di sistemi per mascherare identità e provenienza degli attacchi;
minacce per l’home banking (attraverso la creazione di app truffa, per esempio) e per i pagamenti via smartphone, in particolare quelli che utilizzano la tecnologia NFC;
• nuovi attacchi attraverso i social network;
• nuove vulnerabilità per Android e anche per i sistemi operativi open source (da sempre più al riparo dagli attacchi);
• attacchi e furti di dati grazie alle telecamere presenti sui dispositivi “intelligenti”.
Anche le analisi di McAfee (altra azienda leader nella sicurezza informatica), concordano sui rischi che i tanti dispositivi intelligenti (il cosiddetto “internet of things”) possano comportare per la protezione dei nostri dati.
Occhi sempre aperti, senza dimenticare i consigli per difendere i nostri dispositivi e i nostri dati!