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truffa-smsI nostri smartphone contengono sempre più informazioni personali, oltre a permetterci di connetterci a siti e servizi web: un link o un software malevolo contenuto in un messaggio sms rischia dunque di essere molto pericoloso. Ecco perché è importante conoscere le principali truffe via sms.

A ottobre del 2015, molti italiani hanno ricevuto un sms che comunicava loro la vittoria di un milione di euro a una lotteria inglese, lotteria a cui nessuno aveva partecipato. Il messaggio, in italiano, chiedeva infatti di inviare dati personali e un indirizzo email. In seguito i truffatori chiedevano una somma di denaro compresa tra i 400 e i 600 euro per non precisati obblighi fiscali. Le vittime hanno così perso soldi e dato l’accesso ai propri dati a dei criminali.

Questo tipo di truffe via sms fanno leva sulla credulità (chi non vorrebbe vincere un milione di euro?) e spingono le persone ad abbassare il loro livello di guardia, anche se non hanno mai partecipato a nessuna lotteria, in questo caso.

Altri esempi di truffe via sms (altrimenti conosciute come smishing) registrati in Italia sono i falsi messaggi di notifica di una cartella esattoriale (da scaricare seguendo un link presente nel messaggio) o ancora i messaggi – sempre fasulli – che chiedono di aggiornare o verificare i propri profili su siti di banche o di e-commerce. L’obiettivo dei ladri è avere accesso ai dati personali, compresi quelli delle carte di credito.

Anche in questo caso, per difenderci, seguiamo alcuni accorgimenti:

  • non rispondiamo mai a un sms che ci chiede di inviare informazioni personali
  • non clicchiamo mai sui link contenuti nei messaggi a meno che non siamo sicuri al 100% dell’affidabilità del mittente
  • se il messaggio ci informa di una vincita o di qualcosa che possiamo ricevere gratis è molto probabile che si tratti di un tentativo di frode, quindi non rispondiamo ed eventualmente facciamo una ricerca su internet per trovare informazioni
  • se riceviamo messaggi fraudolenti segnaliamoli alla Polizia postale.

internet-coseSi parla sempre di più di “internet delle cose” (in inglese internet of things) e di oggetti e dispositivi “smart”, intelligenti. Ci sono esempi come quello di Amsterdam, che ha lanciato un progetto per collegare oggetti e infrastrutture: dai cestini della spazzatura alle navi che circolano nei canali passando per semafori e qualità dell’aria.

Al centro del concetto di “internet delle cose” ci sono oggetti (come per esempio gli elettrodomestici, ma non solo) connessi in rete che, grazie ad alcune tecnologie come quella RFID (radio frequency identification), permettono lo scambio di informazioni tra macchine. L’esempio più classico è quello del frigorifero intelligente, in grado di leggere le etichette Rfid presenti sui prodotti al suo interno e ordinare direttamente ciò che manca al supermercato.

Mentre le istituzioni (a livello nazionale ed europeo) stanno occupandosi degli aspetti legali relativi alla protezione dei dati personali degli utenti, la curiosità per le novità che potrebbero arrivare è molto alta – spesso legata a una leggera inquietudine. Anche se alcune previsioni parlando di una crescita del volume d’affari legate agli “oggetti intelligenti” di 2 miliardi il prossimo anno nel nostro paese, per molte innovazioni il tempo di attesa sarà ancora lungo: per gli elettrodomestici che comunicano tra loro (ma comunicheranno con il loro proprietario?) e per le auto senza guidatore probabilmente dovremo aspettare ancora cinque o dieci anni.

La sicurezza di queste tecnologie è stata più volte messa in dubbio, soprattutto perché oggetti come gli elettrodomestici spesso hanno livelli di sicurezza più bassi di computer o smartphone. Casi di violazione di sistemi intelligenti sono già stati registrati (tra questi, un frigorifero usato per inviare messaggi di spam) e per gli utenti è più difficile accorgersi delle avvenute violazioni.

Potrà farci sorridere l’idea di dover leggere e accettare l’informativa sulla privacy quando compriamo un frigorifero ma, ancora una volta, la prima difesa che abbiamo contro frodi, furto di dati e furto di identità è la nostra attenzione. Circondati da un numero sempre maggiore di oggetti connessi, dobbiamo essere consapevoli di quali informazioni condividiamo e con chi. E forse un giorno, per la nostra casa intelligente ci troveremo a installare anche un antivirus!

utilizzo_smartphoneSempre più potenti, con un numero sempre maggiore di funzionalità e applicazioni e sempre più dati personali in memoria, i nostri smartphone sono con noi in ogni momento della giornata. Ma come possiamo usarli al massimo grado di sicurezza possibile?

Anzitutto è importante leggere le informative sulla privacy di sistemi operativi e applicazioni, per essere consapevoli di quante informazioni su di noi decidiamo di condividere con chi ci fornisce i servizi che usiamo.

Poi scegliamo un codice di sicurezza per sbloccare lo schermo e, per garantire un po’ di sicurezza in più, possiamo scegliere un codice anche per aprire le applicazioni che contengono dati sensibili, creando così una doppia barriera per proteggere la nostra vita personale. È inoltre possibile cifrare file o cartelle (documenti o altre informazioni riservate).

Wireless, Bluetooth, geolocalizzazione, NFC (Near field communication, il chip che serve per pagare con lo smartphone): sono tutti servizi che è meglio disattivare quando non ci servono. Oltre a risparmiare batteria, ridurremo le possibilità di intrusione sui nostri dispositivi.

Attenzione alle applicazioni: scarichiamo da fonti sicure (come gli store ufficiali) verificando a cosa potranno avere accesso una volta installate sul telefono. Per essere sicuri dell’affidabilità delle app possiamo controllare le valutazioni e i commenti degli utenti: i tentativi di frode possono essere smascherati più facilmente. Per evitare brutte sorprese, è anche meglio evitare di cliccare su link che arrivano sia sms, mms o email per scaricare app o altro.

Un buon antivirus sul telefono può aiutarci a tenere lontane le minacce e le applicazioni che vogliono intrufolarsi troppo nei nostri dati. Potrebbe essere utile anche fare una copia di file e dati che abbiamo sul telefono, per ripristinarli in caso di virus o cancellazioni fortuite. Esistono poi applicazioni che permettono di localizzare il telefono ed eventualmente di bloccarlo o cancellare i dati presenti in memoria in caso di furto o smarrimento.

Con queste attenzioni, potremo usare lo smartphone in sicurezza, mettendoci al riparo da malware, frodi e furti d’identità.

furto dati smartphoneA causa della loro sempre più grande diffusione, smartphone e tablet sono nel mirino dei criminali informatici: tra le minacce in crescita nel 2015, infatti, gli esperti prevedono un aumento del furto di dati legato all’aumento dei dispositivi connessi e nuovi rischi per i pagamenti via smartphone.

Mentre 26 garanti della privacy di altrettanti Stati scrivevano alle principali aziende che gestiscono app store per chiedere una maggiore attenzione ai dati degli utenti, alcuni produttori correvano ai ripari (almeno in parte).

Apple, per esempio, ha introdotto (nel 2014) la funzione “kill switch” con la versione 7 del sistema operativo iOS per iPhone e iPad: si tratta di una funzione che permette di bloccare un dispositivo rubato. Il risultato? I furti di iPhone sono diminuiti significativamente secondo i dati registrati nelle tre le città campione: a New York il calo è stato del 25%, a San Francisco del 40% e a Londra del 50%.

Anche Google ha lavorato in questa direzione, garantendo questa funzione dalla versione 5.0 di Android. Microsoft ha annunciato che i suoi utenti dovranno aspettare Windows 10 (che sarà compatibile con i dispositivi che attualmente usano Windows 8).

Mentre aziende (e garanti) cercano di rendere più sicuri i nostri dispositivi, valgono sempre alcuni consigli per limitare al minimo i rischi di furto di dati:

  • usare sempre Pin o password per sbloccare lo schermo e accedere al telefono;
  • usare un antivirus e un anti-malware per evitare di essere vittima di applicazioni trappola;
  • mantenere aggiornato il sistema operativo e le applicazioni;
  • disattivare le funzioni come GPS, Bluetooth, NFC quando non le stiamo usando;
  • fare attenzione alle reti wifi aperte: spesso queste connessioni non sono cifrate e i nostri dati potrebbero essere a rischio.

Non dimentichiamo che con il nostro smartphone possiamo accedere a una enorme quantità di informazioni su di noi oltre che ai nostri profili su siti e social network: il primo rischio, se ci viene sottratto il telefono (o i dati in esso contenuti), è il furto d’identità.

vacanze sereniPrenotare online solo in sicurezza

Le offerte su internet per la vacanza dei sogni sono tante. Così come le truffe: affidiamoci solo a siti che conosciamo, verifichiamo che le connessioni che usiamo siano sicure e cifrate (indirizzo che inizia con https invece di http e l’icona di un lucchetto nel browser) e non inviamo mai, per nessun motivo, i dati della nostra carta di credito via mail.

Disattivare la geolocalizzazione dei dispositivi digitali

Quando partiamo per una vacanza (e lasciamo la nostra casa per un po’ di tempo) meglio disattivare la geolocalizzazione automatica dei dispositivi e dei servizi che usiamo: meglio non dare troppe informazioni sui nostri spostamenti in nostra assenza. Per questo è meglio anche controllare chi ha accesso a ciò che pubblichiamo: se proprio vogliamo possiamo fare invidia agli amici con qualche scatto dalla spiaggia, ma non rendiamo le immagini pubbliche!

Portare con sé i numeri da chiamare per bloccare le carte

Distratti o sovrappensiero, potremmo perdere o farci rubare le carte di credito: portiamo sempre con noi i numeri (italiani e internazionali) da chiamare per poterle bloccare subito e limitare i danni.

Attenti allo smartphone e al computer

Se usiamo il telefono o il computer in vacanza, proteggiamolo con un codice o una password sufficientemente forte da rendere difficile l’accesso ai nostri dati. Se utilizziamo connessioni pubbliche (o pc messi a disposizione del pubblico) stiamo attenti alle informazioni personali che digitiamo: meglio farlo solo su connessioni e computer sicuri.

Divertiamoci… in sicurezza!

E ora che tutto è stato fatto in sicurezza, non ci resta che rilassarci e divertirci, sapendo che abbiamo fatto attenzione a tutto ciò che ci può garantire una vacanza serena dal punto di vista della sicurezza digitale ed economica!

Hi-tech kidsSmartphone e tablet hanno reso l’accesso a internet più facile e diffuso, anche per i minori. Secondo la ricerca Net Children Go Mobile, segnalata in un articolo del quotidiano Avvenire, “il 53% dei ragazzi europei tra i 9 e i 16 anni possiede uno smartphone e il 48% lo usa ogni giorno per andare online e nel 39% dei casi chiuso nella propria cameretta”.

“In Italia l’81% dei ragazzi di 9-16 anni usa Internet tutti i giorni mentre solo l’8% vi accede quotidianamente da scuola”, ha commentato Giovanna Mascheroni del Centro di ricerca sui Media e la Comunicazione dell’Università Cattolica di Milano.

Un ritratto dell’adolescente italiano confermato dall’indagine del Centro studi di Ecpat Italia, realizzata in occasione del Safer Internet Day 2014: smartphone in mano, chat e social network sempre attivi e molta attenzione a come ci si presenta agli altri online.

Se è compito dei genitori decidere quando e con che modalità i figli possono avere accesso a smartphone e tablet, è importante seguire i bambini e i ragazzi nel percorso di sviluppo di consapevolezza e senso critico nell’utilizzo di questi strumenti. Un problema che spesso si pone già al momento della nascita, come raccontava la mamma che ha deciso di non pubblicare foto della figlia online.

Spiegare quali sono i rischi che si possono incontrare e come è possibile evitarli, condividere i momenti di scoperta della rete e utilizzarli come momento di apprendimento e di dialogo: dopotutto internet è un luogo come un altro ed è importante sapere come ci si deve comportare.

L’Unione Europea ha inoltre lanciato un allarme sui costi nascosti della applicazioni con cui spesso i bambini giocano su smartphone e tablet: se l’applicazione base è gratuita, spesso i contenuti premium sono a pagamento e basta un clic, senza ulteriori autorizzazioni, per sbloccarlo. Il bambino, ignaro, continua a giocare e il genitore, altrettanto ignaro, si vede addebitare salati costi aggiuntivi.

Sono quindi molti gli aspetti a cui prestare attenzione. Se volete un primo punto di partenza, da condividere con i vostri figli, potete iniziare da Happy New Web, i dodici consigli di Mister Credit per navigare in tutta serenità.

cover-happy-new-web

Access approvedSecondo quanto riportava un recente articolo del Sole 24 Ore, un sondaggio commissionato da Ericsson su un campione di diecimila persone in tutto il mondo ha dimostrato che per il 74% degli intervistati gli smartphone che utilizzano la biometria saranno un fenomeno di massa entro la fine del 2014. Non solo: gli utenti hanno dichiarato di voler utilizzare i sensori biometrici. Dello stesso avviso anche altre aziende del settore, come come Synaptics e Authentec, che prevedono il boom della biometria (in particolare il riconoscimento delle impronte digitali) nel secondo semestre di quest’anno.

Niente più password, codici e pin per proteggere i propri dati e i propri dispositivi? A quanto pare, utenti e aziende sembrano convergere sull’utilizzo delle impronti digitali per difendersi da furti di identità e altri tipi di truffe realizzate attraverso la rete e i dispositivi digitali. Aziende come PayPal punteranno sul sensore per le impronte digitali per rendere più sicuri i pagamenti tramite smartphone.

Gli smartphone e i tablet in vendita oggi hanno già un incredibile numero di sensori, che permette un grande livello di interazione tra utente, dispositivo e rete. Espandere queste potenzialità aggiungendo ulteriori dati o rendendoli disponibili senza interruzione permetterebbe di attivare servizi di emergenza, per esempio per individuare la posizione esatta della vittima in caso di intervento di soccorsi. Ma potrebbe anche creare nuove opportunità per le aziende, soprattutto nello sviluppo di applicazioni di marketing in tempo reale, per esempio quando ci stiamo muovendo all’interno di un centro commerciale.

Se è vero che non esiste una password sicura al 100%, cosa possiamo dire della biometria? Potrebbe garantire un livello di sicurezza in più, ma dipende da vari elementi, a partire dalla tecnologia del sensore (non tutti hanno le stesse caratteristiche e capacità). , riproducendo il polpastrello autorizzato con vari metodi (dalle fotocopie ai calchi con vari materiali). Gruppi di ricerca sono al lavoro per perfezionare il riconoscimento facciale e dell’iride.

Affidiamoci alla tecnologia e alle sue evoluzioni, quindi, ma non dimentichiamoci che la prima difesa è sempre la nostra attenzione critica.

Mature Man working on computer outsideSempre più piccole e sempre più potenti: questo è il futuro delle tecnologie digitali che ci accompagnano nella vita quotidiana. Nei laboratori delle grandi imprese così come in quelli di piccole start-up sperimentali, programmatori e analisti sono al lavoro per realizzare dispositivi sempre nuovi.
Dei Google Glass abbiamo già parlato, sottolineando anche i rischi che possono comportare. Ma l’azienda di Mountain View è anche al lavoro su Android Wear, un progetto che si basa sul sistema operativo per smartphone e tablet e che ha come obiettivo la creazione di chip e gadget indossabili.

Altre aziende, come Intel, sono al lavoro sullo stesso campo: cuffie intelligenti con assistente personale in grado di collegarsi allo smartphone per recuperare informazioni o, ancora, in grado di analizzare parametri biometrici durante l’allenamento sportivo.
C’è chi lavora sugli schermi pieghevoli e chi sui telefoni così piccoli da essere portati quasi come un anello. O ancora: circuiti biocompatibili in grado di interagire con alcune parti del corpo umano.
Gli scenari inventati dagli scrittori di fantascienza sembrano ormai essere al centro dell’innovazione tecnologica a noi contemporanea. Se la curiosità è molto alta, non dobbiamo però dimenticare di tenere alta anche la guardia, chiedendoci quali possono essere i rischi peculiari di queste novità e attrezzandoci per difendere la nostra privacy e i nostri dati personali.
Strumenti sempre più leggeri e integrati che hanno accesso a un numero sempre più ampio di informazioni su di noi possono essere un pericolo e, sicuramente, uno strumento di grande potere in mano alle aziende.
Ancora una volta, quindi, dobbiamo fare attenzione alla tutela delle informazioni sensibili (conti bancari, carte di credito, password…) e a ciò che decidiamo di condividere e rendere pubblico su servizi web, social network e applicazioni. Anche perché, con il moltiplicarsi dei dispositivi si moltiplicano anche i rischi: le minacce informatiche, infatti, colpiscono sempre di più smartphone e tablet e i servizi cloud, che ci permettono di accedere ai dati da qualsiasi dispositivo.

Portrait of a smiling businesswoman with laptop sitting at desk in a bright officePiù la tecnologia entra nel nostro quotidiano, più aumentano le cose a cui dobbiamo fare attenzione: le minacce informatiche che arriveranno in futuro, infatti, punteranno probabilmente i nuovi dispositivi, come i sistemi installati sulle automobili o quelli indossabili, come i Google Glass.

Questi occhiali per la realtà aumentata che Google sta sperimentando comportano anche problemi legati alla privacy: per esempio, semplicemente indossandoli, grazie a un comando vocale, è possibile registrare video.

Possono inoltre contenere molte informazioni sui loro possessori, come smartphone e tablet: dati personali, password, documenti, fotografie… Cosa succede quando perdiamo uno di questi dispositivi?

Una domanda che sicuramente si è posto Luke Wroblewski, il primo a perdere i Google Glass. Al di là del fatto che si trattava di un gadget costoso e ancora in sperimentazione, l’aspetto più preoccupante per Wroblewski era proprio la privacy: all’account Google che gli permetteva l’utilizzo degli occhiali aveva infatti collegati altri profili personali su altri servizi. Non solo: aveva anche iniziato a sviluppare applicazioni e attraverso gli occhiali era possibile accedere al suo lavoro.

Gli occhiali, persi durante i controlli di sicurezza all’aeroporto, fortunatamente sono stati ritrovati e non hanno registrato accessi non autorizzati o tentativi di forzatura. In ogni caso, stando alle dichiarazioni di Wroblewski, per Google è possibile disattivarli da remoto. Un caso fortunato, forse anche perché si trattava di un prodotto particolare smarrito in un contesto particolare.

Di certo non avviene lo stesso con gli smartphone: c’è solo il 50% di possibilità che un telefono perduto venga restituito (secondo uno studio di Symantec). Non solo: chi trova il vostro smartphone potrebbe provare ad accedere ai vostri dati, compreso il conto bancario. In questi casi, il furto d’identità sembra proprio essere dietro l’angolo.

Ora che i dispositivi sono sempre più leggeri e connessi, le parole d’ordine sono attenzione e consapevolezza. Qualche consiglio: utilizzare il PIN o un altro codice per sbloccare lo schermo, in modo da rendere più difficile l’accesso al telefono in caso di furto o smarrimento; installare applicazioni che permettano di cancellare i dati da remoto o che possano tracciare i movimenti dello smartphone grazie al GPS; non salvare sul dispositivo password né codici di sicurezza in nessun modo.

Internet LaptopIl 2013 non è certo stato un anno tranquillo dal punto di vista della protezione dei dati personali. Basterebbe citare le intercettazioni realizzate dalla National Security Agency americana per rendere l’idea. E proprio da queste intercettazioni ha preso il via un’azione congiunta delle maggiori compagnie che offrono servizi internet: a dicembre hanno indirizzato a Barack Obama una lettera aperta per chiedere di limitare l’accesso ai dati dei propri utenti.

Apple, AOL, Facebook, Google, LinkedIn, Microsoft, Twitter, Yahoo: questi sono i giganti del web che si sono rivolti al presidente americano per salvaguardare i diritti dei cittadini contro le ingerenze degli stati.

La risposta di Obama, spinto anche dalle insistenze dei governi degli altri paesi, è arrivata a metà gennaio con la promessa di nuove regole per le azioni della NSA. Il presidente degli Stati Uniti ha chiesto al procuratore generale Eric Holder di preparare una proposta che consenta di tutelare la sicurezza nazionale limitando i poteri degli 007: per esempio, rendendo disponibili le intercettazioni solo in seguito all’autorizzazione di un giudice. Obama ha promesso garanzie anche per i cittadini stranieri che in questi anni sono stati sorvegliati.

Se queste promesse verranno mantenute potremo vederlo solo nei prossimi mesi, magari grazie a un altro Edward Snowden: senza le sue rivelazioni non avremmo scoperto nulla!

E sul fronte delle aziende? Vi abbiamo spesso parlato dei problemi di privacy che comportavano servizi internet o applicazioni per smartphone e tablet.

In Francia, Google è stata multata per 150.000 euro per aver violato la normativa nazionale in materia di protezione dei dati personali, soprattutto perché è mancata una corretta informazione agli utenti. L’azienda di Mountain View ha fatto appello contro la sentenza.

Anche Apple è di nuovo sotto l’attenzione dei difensori della privacy, in particolare per l’applicazione iBeacon contenuta in iOS 7, il nuovo sistema operativo per iPhone. L’applicazione darebbe la possibilità a luoghi pubblici (come musei, centri commerciali, stadi…) di identificare i visitatori e di tracciare i loro movimenti all’interno delle strutture. In un mondo in cui gli oggetti sono sempre più connessi, i rischi per la privacy e per la sicurezza si moltiplicano senza sosta.