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Abbiamo parlato spesso, su queste pagine, dell’uso consapevole di internet da parte dei ragazzi. Se è vero che la scuola ha iniziato a occuparsi di questi temi e diverse esperienze e progetti di educazione alla rete sono nati negli ultimi anni, il ruolo dei genitori continua a essere fondamentale.

Inutile far finta che i rischi online per i minori non esistano: dal cyberbullismo alla possibilità di entrare in contatto con sconosciuti malintenzionati al pericolo di furto di identità. Bisogna quindi rendere i ragazzi consapevoli e attenti. Il miglior modo per farlo è condividere con loro l’esperienza della navigazione su internet e l’uso dei social network.

Prima regola: non diffondere mai dati sensibili e informazioni personali. Dare accesso a questi dati, infatti, sarebbe quasi come aprire la porta di casa a tutti gli sconosciuti, lasciandoli curiosare tra le proprie cose. Chi lo vorrebbe? Le informazioni personali dei minori possono includere la scuola frequentata e gli orari così come luoghi e orari di attività sportive o ricreative. Se non scegliamo di renderlo privato, su internet tutto è (potenzialmente) pubblico: facciamo capire ai nostri figli l’importanza del mantenere uno spazio privato anche in rete, così come desiderano averlo nella propria cameretta, per esempio.

Il paragone con ciò che avviene fuori dalla rete può rendere le cose più chiare: come non diventiamo amici di uno sconosciuto per strada, così è meglio evitare di aggiungere come amici sui social network persone che non conosciamo e di cui non sappiamo niente.

Facendo i primi passi su internet e social network insieme, i bambini e le bambine possono acquisire consapevolezza e sicurezza di sé, imparando come comportarsi anche di fronte a nuove situazioni, come per esempio la condivisione di fotografie, in particolare durante l’adolescenza, momento in cui le ragazze sono più esposte: basti pensare al sexting e alla possibilità che le immagini sessualmente esplicite inviate in una conversazione privata possano essere diffuse pubblicamente.

Per cominciare un percorso di condivisione con i nostri ragazzi, possiamo partire dai consigli di Happy New Web, dodici passi per scoprire internet e i social network insieme, in serenità.

mistercredit-vacanze-sereneAbbiamo finalmente prenotato la vacanza che desideravamo da tempo e siamo pronti a partire ma perché la vacanza sia davvero da sogno, dobbiamo portare la sicurezza con noi! Ci sono alcuni semplici accorgimenti in grado di ridurre al minimo i rischi e le preoccupazioni. Ecco quelli più importanti.

  • Teniamo al sicuro carte di credito e bancomat, portiamo con noi i numeri da chiamare in caso di smarrimento o furto per bloccarle il più velocemente possibile
  • Usiamo uno o più pin per proteggere il nostro smartphone e per aprire applicazioni che contengono dati sensibili (come quelle della banca, per esempio)
  • Non colleghiamoci a reti wireless di cui non siamo sicuri: in particolare per pagare o per inviare e ricevere informazioni personali è meglio usare la connessione dati del nostro operatore piuttosto che una rete che non conosciamo
  • Attenzione alla geolocalizzazione: molte applicazioni aggiungono automaticamente il luogo in cui ci troviamo a ciò che condividiamo online; un potenziale ladro potrebbe usare queste informazioni per entrare in casa nostra mentre non ci siamo. Se proprio vogliamo condividere immagini, possiamo farlo al rientro. La stessa cosa vale per le date in cui saremo assenti: meglio evitare di renderle pubbliche.

Se invece dobbiamo ancora prenotare la vacanza e iniziamo a cercare una meta con la fretta dell’ultimo minuto, stiamo attenti alle truffe: sono frequenti i casi in cui un appartamento viene pubblicizzato su siti di annunci ma il sedicente proprietario, appena incassato il bonifico della caparra, scompare con i soldi e dell’appartamento non c’è traccia. Cerchiamo su siti affidabili e conosciuti, in caso di dubbio meglio scegliere un altro sito e un’altra offerta. Ricordiamoci inoltre di non inviare mai i dati della carta di credito via mail.

Buone vacanze… in sicurezza da Mister Credit!

foto-bambini-socialSe è naturale voler condividere con amici e familiari la gioia dei momenti della vita di un figlio, è altrettanto vero che non è consigliabile farlo con leggerezza: in un tempo in cui tutto finisce online e diventa, in qualche modo, di pubblico dominio, pubblicare foto di minori può comunque comportare dei rischi, primo tra tutti che la foto di nostro figlio sia usata a nostra insaputa e senza nessuna autorizzazione.

Ed è per questo che qualche tempo fa la Polizia postale aveva consigliato ai genitori di non condividere gli scatti dei propri figli sui social network. Nel messaggio, la Polizia postale sottolineava il dato che il 50% delle immagini presenti sui siti pedo-pornografici provengono da foto condivise online dai genitori. Una delle motivazioni che spinge più spesso gli utenti a contattare la Polizia postale è proprio il furto di foto. Anche in altri Paesi la polizia ha sconsigliato ai genitori di condividere online immagini dei bambini.

La normativa per la protezione della privacy dei minori è molto rigida, giustamente, ma il mondo dei social network rimane un po’ più “senza legge”. Anche perché bisogna considerare che a condividere le immagini sono proprio i genitori, cioè coloro che possono autorizzarne o meno la pubblicazione: di fatto, quindi, l’uso è perfettamente lecito. Occorre però considerare che, per quanto rigorose possano essere le impostazioni che scegliamo per la nostra privacy, stiamo pubblicando immagini su una rete pubblica, ai cui server non abbiamo accesso. Inoltre, chiunque veda l’immagine può salvarla ed eventualmente riutilizzarla in un altro contesto.

In questo senso gli inviti alla cautela da parte delle istituzioni hanno molto senso, soprattutto se invitano a riflettere su un gesto che è ormai diventato un automatismo, si scatta e si condivide quasi senza pensarci. E se è vero che bisogna fare attenzione a ciò che si condivide online – sia per proteggere la nostra vita privata e la nostra reputazione sia per evitare di ritrovarci vittime di furti d’identità – per i minori questa attenzione deve essere ancora più alta. Possiamo quindi seguire il consiglio della “mamma geek” e lasciare scegliere ai bambini, una volta diventati adulti, quali scatti vorranno pubblicare e quali mantenere privati.

cancellarsi-socialPossono essere moltissime le ragioni per cancellare i nostri profili dai social network, come Facebook, Twitter e Linkedin: voglia di liberare un po’ di tempo oppure desiderio di riprendere il controllo sulla propria privacy, limitando le informazioni personali che lasciamo in rete; magari la volontà di sottrarsi un po’ a questa socialità digitale o anche solo perché è diventato troppo complicato gestire tanti profili diversi.

Quale che sia la ragione, spesso ci sono più opzioni a disposizione. Prendiamo Facebook, per esempio: è possibile disattivare temporaneamente il proprio profilo – e in questo caso l’azienda conserverà i nostri dati che non saranno più visibili nel caso di un futuro ritorno – oppure si può eliminare definitivamente il profilo con tutte le informazioni (foto e post, mentre i messaggi e i post nei gruppi potrebbero rimanere visibili) con un tempo di attesa di circa due settimane. In ogni caso è possibile ottenere un backup con tutti i propri dati.

Anche Twitter dà la possibilità agli utenti di eliminare il proprio profilo: una volta presa la decisione abbiamo trenta giorni di tempo per scaricare una copia di tutti i tweet ed eventualmente ripensarci; passata questa scadenza il profilo verrà cancellato definitivamente.

Google permette di eliminare il proprio account: in questo caso la decisione toccherà tutti i servizi offerti dall’azienda di Mountain View, dalla posta elettronica di Gmail a Google plus, da Picasa (per le foto) a YouTube e Blogspot. È inoltre possibile eliminare solo alcuni dei servizi a cui si è iscritti. Tutte le operazioni sono semplici e possono essere seguite a partire dalla pagina di gestione del proprio profilo.

È possibile uscire anche da Linkedin, il social network professionale. Chiudendo il profilo, i nostri dati non saranno più visibili né ricercabili. Potremmo però continuare a ricevere mail dal servizio, a meno che non facciamo una richiesta esplicita per bloccare il nostro indirizzo. Se un giorno vorremo iscriverci di nuovo a Linkedin dovremo però usare un indirizzo mail diverso.

Ci sono poi servizi che non permettono l’eliminazione definitiva del profilo ma solo la sua disattivazione (come Pinterest, per fare un esempio).

Esiste anche un sito, Just Delete Me, che fornisce i link diretti alle pagine per eliminare i profili di moltissimi servizi online. Il sito classifica anche i siti web in quattro colori: verde se la procedura di cancellazione è semplice, giallo se comporta qualche difficoltà, rosso se è difficile e nero se il servizio non rende possibile eliminare i profili personali.

Se invece decidiamo di continuare la nostra vita digitale, un paio di semplici consigli: scegliamo password forti (e diverse per ogni servizio) e facciamo attenzione a ciò che scegliamo di condividere online.

utilizzo_smartphoneSempre più potenti, con un numero sempre maggiore di funzionalità e applicazioni e sempre più dati personali in memoria, i nostri smartphone sono con noi in ogni momento della giornata. Ma come possiamo usarli al massimo grado di sicurezza possibile?

Anzitutto è importante leggere le informative sulla privacy di sistemi operativi e applicazioni, per essere consapevoli di quante informazioni su di noi decidiamo di condividere con chi ci fornisce i servizi che usiamo.

Poi scegliamo un codice di sicurezza per sbloccare lo schermo e, per garantire un po’ di sicurezza in più, possiamo scegliere un codice anche per aprire le applicazioni che contengono dati sensibili, creando così una doppia barriera per proteggere la nostra vita personale. È inoltre possibile cifrare file o cartelle (documenti o altre informazioni riservate).

Wireless, Bluetooth, geolocalizzazione, NFC (Near field communication, il chip che serve per pagare con lo smartphone): sono tutti servizi che è meglio disattivare quando non ci servono. Oltre a risparmiare batteria, ridurremo le possibilità di intrusione sui nostri dispositivi.

Attenzione alle applicazioni: scarichiamo da fonti sicure (come gli store ufficiali) verificando a cosa potranno avere accesso una volta installate sul telefono. Per essere sicuri dell’affidabilità delle app possiamo controllare le valutazioni e i commenti degli utenti: i tentativi di frode possono essere smascherati più facilmente. Per evitare brutte sorprese, è anche meglio evitare di cliccare su link che arrivano sia sms, mms o email per scaricare app o altro.

Un buon antivirus sul telefono può aiutarci a tenere lontane le minacce e le applicazioni che vogliono intrufolarsi troppo nei nostri dati. Potrebbe essere utile anche fare una copia di file e dati che abbiamo sul telefono, per ripristinarli in caso di virus o cancellazioni fortuite. Esistono poi applicazioni che permettono di localizzare il telefono ed eventualmente di bloccarlo o cancellare i dati presenti in memoria in caso di furto o smarrimento.

Con queste attenzioni, potremo usare lo smartphone in sicurezza, mettendoci al riparo da malware, frodi e furti d’identità.

Biometrics, female“Ogni informazione personale può diventare un dato sensibile”. Forse è con questa frase che si può capire davvero la questione della protezione dei nostri dati personali in un’epoca in cui siamo sempre connessi. Ma come una informazione personale qualsiasi può diventare un dato sensibile?
Lo spiega molto bene Alessandro Acquisti, economista alla Carnegie Mellon University, raccontando alcuni esperimenti condotti negli Stati Uniti. Con un numero di dati sempre più grande e con software sempre più potenti è possibile, a partire da una foto scattata a un viso, arrivare in tempo reale a dare un nome a quel volto e a recuperare tutte le informazioni pubbliche disponibili; e da qui a scoprire dati sensibili (come il numero di social security) il passo può essere molto breve.
“Oggi sveliamo più informazioni su noi stessi  di quanto non sia mai accaduto prima e queste informazioni vengono raccolte da organizzazioni”, spiega ancora Acquisti. Lo scopo, nella maggior parte dei casi, è il marketing.
Un altro esempio: un’azienda ha accesso alla nostra lista di contatti su Facebook, tramite un algoritmo individua le due persone a noi più care, mescola insieme le immagini dei loro volti e ci propone una pubblicità personalizzata con questo nuovo volto. Noi non saremo in grado di riconoscere i due amici ma saremo molto più portati a fidarci di quell’annuncio pubblicitario. Inquietante, vero?
Tra pochi anni ci saranno talmente tanti dati e big data disponibili, che le aziende “scopriranno così tanto di noi che saranno capaci di indovinare i nostri desideri prima ancora che li esprimiamo”, ipotizza Acquisti. E la trasparenza delle informative sull’utilizzo dei nostri dati non è sufficiente, perché anche questa trasparenza può essere manipolata.
Per difenderci e per proteggere la nostra privacy il primo passo è la consapevolezza: conoscere quali usi le aziende possono fare dei nostri dati. Poi esistono anche gli strumenti tecnici per mettere al riparo le nostre attività e le nostre comunicazioni da occhi indiscreti.
E non pensiamo di “non avere niente da nascondere” perché la privacy non riguarda qualcosa di negativo da non divulgare. Ecco il video della conferenza (in inglese con i sottotitoli in italiano): guardare per credere.

social-network-identitaVerso la fine del 2014, Facebook ha modificato la gestione delle impostazioni sulla privacy, per renderle più semplici e intuitive. Una volta che siamo sulla pagina del nostro profilo possiamo cliccare sull’immagine del lucchetto in alto a destra per accedere alle diverse opzioni e per modificare le impostazioni sulla privacy.

La prima (Controllo della privacy) permette di decidere con chi condividere i contenuti che pubblichiamo, di verificare quali applicazioni hanno accesso alle informazioni del nostro profilo e di controllare quali informazioni abbiamo inserito nel nostro profilo e chi può vederle.

La seconda voce del menu (Chi può vedere le mie cose?) permette di verificare chi ha accesso alle nostre informazioni o chi può ricercare elementi condivisi o in cui siamo stati taggati e offre inoltre la possibilità di visualizzare il nostro profilo come un utente generico (o uno in particolare) lo vede.

La terza voce (Chi può contattarmi?) permette di controllare chi può contattarci sul social network (via messaggio o come richiesta di amicizia). L’ultima permette di bloccare persone che ci infastidiscono.

È poi possibile collegarsi alla pagina di impostazioni della privacy in cui si possono verificare altri aspetti: possiamo guardare tutti i post in cui siamo stati taggati, per esempio, o limitare la condivisione dei post passati, pubblicati con altre impostazioni di privacy.

In pochi clic, dunque, possiamo trovare il modo migliore per rimanere in contatto con gli amici senza rinunciare alla nostra giusta dose di privacy.

L’Europa sembra essere un terreno difficile in materia di privacy per le grandi compagnie come Google e Facebook, tra le altre. Quest’ultima infatti ha rinunciato – almeno per il momento – a introdurre sul social network nel vecchio continente la funzione Moments, che permette il riconoscimento facciale automatico degli amici nelle foto che pubblichiamo, per condividerle istantaneamente con loro.

quante cose sai di meSempre più connessi e sempre più social, grazie a smartphone e altri dispositivi, inviamo in rete un numero sempre maggiore di informazioni su di noi. Informazioni che vengono archiviate, analizzate e utilizzate per proporci servizi e pubblicità.

Se consideriamo che la maggior parte delle ricerche fatte online passa per Google e che moltissimi utenti hanno un proprio profilo Google (che sia il social network Google+ o un casella di posta su Gmail) possiamo renderci conto di quanti dati personali l’azienda di Mountain View sia in grado di raccogliere su di noi.

Dopo aver scoperto come conoscere tutto ciò che Facebook sa di noi, se siamo curiosi di vedere quanto Google ci conosca bene, ci sono alcuni link utili.

Anzitutto: Google crea un profilo per ogni utente sulla base di ciò che l’utente stesso condivide ma anche sulla cronologia delle sue attività sul web. Per accedere a questo profilo (ed eventualmente cambiare le informazioni che in esso sono contenute) si può dare un’occhiata a questa pagina. Questo profilo serve all’azienda per personalizzare le pubblicità che visualizzeremo: qualche tempo fa ci chiedevamo chi decide cosa vediamo e cosa leggiamo su internet… ecco, questa potrebbe essere una prima risposta.

Vi abbiamo anche messo in guardia dai pericoli legati alla geolocalizzazione: se abbiamo uno smartphone Android, Google potrebbe aver tenuto traccia dei nostri spostamenti. Se l’ha fatto, possiamo ritrovarli qui sulle mappe.

Google offre anche alcuni servizi che possono essere utili per la sicurezza, come il controllo sui dispositivi che si sono collegati al proprio profilo e le applicazioni (o le estensioni) che possono accedere ai dati in esso contenuti: possiamo segnalare accessi sospetti o revocare le autorizzazioni. È inoltre possibile scaricare una copia di tutti i nostri dati in possesso di Google. Ci sono anche un paio di pagine per gestire il proprio account e le attività associate: Google dashboard e la pagina del proprio profilo.

Ecco le ultime cose che Google sa su di noi: tutte le parole che abbiamo inserito nel motore di ricerca e i video che abbiamo cercato su YouTube.

social-network-identitaAbbiamo sempre più strumenti per raccontarci e raccontare la nostra vita online. Dalle fotografie alle nostre preferenze di lettura, dagli aggiornamenti su Facebook ai video, dai tweet alla nostra attività sportiva: ogni informazione che condividiamo su Internet rivela qualcosa in più di noi e contribuisce a creare l’immagine che diamo di noi stessi.

E l’immagine che scegliamo di presentare pubblicamente è ciò che noi stessi selezioniamo, ciò che vogliamo che gli altri vedano di noi.

Scrive lo psicoterapeuta Alberto Rossetti che “la distinzione tra mondo online e mondo offline sta scomparendo. Non è infatti più possibile tracciare una linea di demarcazione netta tra ciò che è online e ciò che offline. Viviamo muovendoci costantemente tra queste due dimensioni, spesso senza accorgercene.” L’esperto sottolinea anche che “se è vero che io posso cercare di capire chi sono guardando lo schermo del mio smartphone, è altrettanto vero che quello specchio digitale ci restituisce un’immagine facilmente manipolabile.

La questione, posta in questi termini, ci interroga da un punto di vista molto personale. Ma la condivisione della nostra immagine, della nostra vita, pone anche altre domande.

Affidando a un’azienda privata l’espressione della mia individualità, quale controllo posso avere sui contenuti che ho scelto di pubblicare? A essere in ballo c’è la nostra privacy, ma c’è anche la possibilità per le aziende di utilizzare le informazioni che noi stessi comunichiamo a scopi di marketing.

C’è chi immagina che nel prossimo futuro scambieremo i nostri dati in cambio di servizi e comodità (in parte accade già, in effetti). E se, grazie a uno smartwatch, una persona (o un’azienda) potrebbe essere in grado di leggere le nostre emozioni, affrontare questi interrogativi oggi può renderci più consapevoli nella nostra vita online.

smartwatch cuore privacySono gli ultimi gadget tecnologici ad arrivare sul mercato e recentemente anche Apple ha deciso di partecipare alla corsa, presentando il suo modello di orologio intelligente. Ma di cosa parliamo quando parliamo di smartwatch? Si tratta di orologi che sono veri e propri computer, che possono eseguire applicazioni (come quelle di smartphone e tablet) e che di solito sono equipaggiati con strumenti come GPS, cardiofrequenzimetro, termometro…

Gli smartwatch, come altri dispositivi personali connessi a internet, possono raccogliere e inviare informazioni su di noi. In materia di privacy, anche con questi nuovi orologi, non dobbiamo abbassare la guardia, anzi. Un recente studio ha messo in luce i possibili nuovi rischi che corriamo.

La ricerca è stata realizzata dall’Università di Pisa in collaborazione con l’Università dell’Essex (Regno Unito), l’Harvard Medical School e il Massachusetts Institute of Technology (Usa) e ha dimostrato come il battito del cuore possa essere utilizzato per rivelare le emozioni che una persona sta provando, grazie a un algoritmo matematico. Dal leggere le emozioni all’utilizzarle a fini pubblicitari il passo potrebbe essere molto breve.

È stata Federprivacy a lanciare l’allarme alcune settimane fa. Se già ora, grazie alla geolocalizzazione, potremmo ricevere messaggi pubblicitari specifici a seconda di quale vetrina stiamo guardando, presto le aziende potrebbero sapere cosa abbiamo provato guardando un determinato prodotto, analizzando le informazioni che il cardiofrequenzimetro registra sullo smartwatch.

Dobbiamo preoccuparci? Un po’. Di sicuro dobbiamo fare attenzione, come ha sottolineato il presidente di Federprivacy, Nicola Bernardi: “Occorre cautela nel dare il consenso quando si scarica un’app, per evitare di autorizzare in modo inconsapevole l’installazione di una vera e propria spia sul nostro polso, che comunicherebbe alle grandi aziende del marketing una moltitudine di informazioni sul nostro conto e adesso anche le nostre emozioni”.