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Che cos’è il cyberbullismo?

Spiega il sito di Telefono azzurro che il cyberbullismo è “l’uso delle nuove tecnologie per intimorire, molestare, mettere in imbarazzo, far sentire a disagio o escludere altre persone”. Gli strumenti usati vanno dalle telefonate ai messaggi e alle chat, dai social network ai forum. Le modalità più diffuse: notizie false o pettegolezzi sulla vittima diffusi online, immagini rubate e rese pubbliche su vari canali, furto d’identità (sia sottraendo il profilo originale di una vittima sia costruendone uno falso), derisioni, insulti e minacce. Secondo i dati di Doxa Kids e Telefono Azzurro, circa il 10% dei ragazzi tra 11 e 19 anni è stato vittima di cyberbullismo. Il Parlamento italiano sta lavorando a un disegno di legge specifico per contrastarlo. L’elemento più problematico è la difficoltà che le vittime hanno a raccontare quello che subiscono, che rimane così nascosto.

Quanti sono i minori online?

Secondo le diverse ricerche le cifre possono variare, ma la percentuale è – come ci si può aspettare – molto alta: dal 95% (secondo quanto dichiarato da Ernie Allen dell’International center for missing and exploited children) all’89,7% dell’indagine Doxa per Telefono Azzurro sulla diffusione tra i minori di smartphone con accesso a internet.

Più tempo passato online significa più pericoli?

Non necessariamente. Due recenti indagini finanziate dalla Commissione Europea hanno dimostrato un incremento moderato di alcuni rischi e nessun incremento per altri, a fronte di un aumento significativo dei ragazzi connessi.

Come intervenire per limitare i rischi?

Educazione, prima di tutto: insegnare ai ragazzi l’importanza della privacy e l’attenzione a ciò che condividono online, far loro capire che le azioni compiute online hanno la stessa importanza e gravità delle azioni compiute al di fuori della rete. In rete sono disponibili diversi siti e strumenti. Mister credit ha realizzato Happy New Web, 12 consigli da condividere tra genitori e ragazzi per navigare in serenità.internet-minori-bullismo

Hi-tech kidsSmartphone e tablet hanno reso l’accesso a internet più facile e diffuso, anche per i minori. Secondo la ricerca Net Children Go Mobile, segnalata in un articolo del quotidiano Avvenire, “il 53% dei ragazzi europei tra i 9 e i 16 anni possiede uno smartphone e il 48% lo usa ogni giorno per andare online e nel 39% dei casi chiuso nella propria cameretta”.

“In Italia l’81% dei ragazzi di 9-16 anni usa Internet tutti i giorni mentre solo l’8% vi accede quotidianamente da scuola”, ha commentato Giovanna Mascheroni del Centro di ricerca sui Media e la Comunicazione dell’Università Cattolica di Milano.

Un ritratto dell’adolescente italiano confermato dall’indagine del Centro studi di Ecpat Italia, realizzata in occasione del Safer Internet Day 2014: smartphone in mano, chat e social network sempre attivi e molta attenzione a come ci si presenta agli altri online.

Se è compito dei genitori decidere quando e con che modalità i figli possono avere accesso a smartphone e tablet, è importante seguire i bambini e i ragazzi nel percorso di sviluppo di consapevolezza e senso critico nell’utilizzo di questi strumenti. Un problema che spesso si pone già al momento della nascita, come raccontava la mamma che ha deciso di non pubblicare foto della figlia online.

Spiegare quali sono i rischi che si possono incontrare e come è possibile evitarli, condividere i momenti di scoperta della rete e utilizzarli come momento di apprendimento e di dialogo: dopotutto internet è un luogo come un altro ed è importante sapere come ci si deve comportare.

L’Unione Europea ha inoltre lanciato un allarme sui costi nascosti della applicazioni con cui spesso i bambini giocano su smartphone e tablet: se l’applicazione base è gratuita, spesso i contenuti premium sono a pagamento e basta un clic, senza ulteriori autorizzazioni, per sbloccarlo. Il bambino, ignaro, continua a giocare e il genitore, altrettanto ignaro, si vede addebitare salati costi aggiuntivi.

Sono quindi molti gli aspetti a cui prestare attenzione. Se volete un primo punto di partenza, da condividere con i vostri figli, potete iniziare da Happy New Web, i dodici consigli di Mister Credit per navigare in tutta serenità.

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Cyber bullying cartoon with scared child mobile phone and PCQualche settimana fa, molti giornali hanno rilanciato titoli e articoli che dicevano che per il 70% dei ragazzi il cyberbullismo fosse la paura più grande, rispetto agli altri pericoli. Come ben dimostra un’analisi di Wired, in realtà non è il bullismo nella sua versione digitale a spaventare i minori, ma il bullismo tout court. Il dato riferito al 2014, inoltre, è in calo rispetto all’indagine svolta nel 2013 (da 72% a 69%).

Tra i luoghi in cui il bullismo prende di mira i ragazzi ci sono la scuola (78%), tutti i luoghi (ovvero, una volta che sei preso di mira, lo sei ovunque, 66%), piazze e locali (65%) e, al quarto posto, internet e cellulari (60%, in crescita rispetto al 53% del 2013). C’è un dato, però, che è importante sottolineare: per l’84% dei minori intervistati, l’uso della rete o del telefono può aggravare e peggiorare la situazione di chi è vittima di atti di bullismo.

Sempre secondo quanto riporta Wired, i responsabili di Save the children, associazione che aveva diffuso i dati del sondaggio realizzato da Ipsos, hanno spiegato così la vicenda: nella frase contenuta nel comunicato “c’è un errore commesso in modo assolutamente involontario: il termine cyberbullismo è stato riportato al posto del termine bullismo”.

In questo errore si può notare il clima di costante allarmismo che circonda spesso tutto ciò che ha a che fare con la rete, come se internet fosse un posto pieno di pericoli e non, semplicemente, un luogo come un altro, con le stesse probabilità di vivere disavventure che altrove.

Ancora una volta, dunque, occorre sottolineare l’importanza di un’educazione attenta ai rischi della rete in quanto parte dei pericoli e delle situazioni problematiche che i ragazzi affrontano ogni giorno nella loro vita. Un ruolo centrale, in questo senso, dovrebbero averlo la scuola e i genitori: aiutare studenti e figli a scoprire le nuove tecnologie, affiancandoli e insegnando loro a sviluppare la propria capacità critica e comportamenti corretti.
Se avete figli e non sapete da dove iniziare, potete scaricare e leggere insieme a loro i consigli che Mister Credit ha riunito in Happy New Web, 12 suggerimenti per navigare sereni.

ShareQual è il livello di sicurezza delle app che usiamo ogni giorno sui nostri smartphone e tablet? Stando al rapporto “State of Security in App economy” pubblicato a dicembre da Arxan Technologies, c’è poco da stare tranquilli.

La ricerca è arrivata a queste conclusioni: nessuna delle 100 principali applicazioni a pagamento per Android è immune agli attacchi informatici. Le cose vanno un po’ meglio sul fronte iOS (il sistema operativo installato su iPhone e iPad), che conta “solamente” il 56% di applicazioni violate.

Le applicazioni gratuite hanno fatto registrare risultati leggermente migliori: nel 2013 sono state hackerate nel 73% dei casi su Android e nel 53% su iOS (le analisi del 2012 avevano dato come risultato rispettivamente 80% e 40%).

Per quel che riguarda le applicazioni finanziarie, bancarie e di pagamento, il rischio di violazione è del 23% su iOS e del 53% su Android. I pericoli che possiamo correre? Violazione dei conti, accesso illecito e sottrazione di dati bancari, furto di identità, in particolare per le app di home banking.

Il mondo delle applicazioni dei dispositivi mobili è in costante espansione: alcune previsioni parlano di 200 miliardi di download nel 2017 (nel 2013 sono state poco più di 80 miliardi). Un giro di affari immenso e rischi per la sicurezza sempre più diffusi.

Se è vero che le aziende sono al lavoro per rendere più affidabile l’utilizzo delle app, anche noi utenti possiamo fare la nostra parte per tutelarci o per limitare i rischi. Ecco alcuni consigli pratici:

  • scarichiamo e installiamo applicazioni solo se siamo sicuri del loro contenuto e abbiamo verificato la loro provenienza;
  • preferiamo gli store ufficiali, dove i controlli sono più attenti
  • stiamo attenti ai commenti e alle valutazioni degli utenti: se sono molte e positive è più probabile che l’app non presenti rischi;
  • leggiamo con attenzione l’informativa sui dati a cui l’app potrà accedere.

occhiali-googleNon sono ancora in commercio ma stanno già suscitando le perplessità e i timori di molti: sono i Google Glass, gli occhiali per la realtà aumentata, un progetto a cui Google sta lavorando da parecchio tempo.

Si tratta di occhiali equipaggiati con un micro computer in grado di connettersi a internet: chi li indossa potrà visualizzare direttamente sulle lenti informazioni aggiuntive sulla realtà che ha intorno oppure comunicare con i propri amici, dettare un messaggio di posta elettronica e molto altro. Gli occhiali sono anche dotati di una telecamera in grado di riprendere ciò che vede la persona che li indossa.

E qui nasce il primo dei problemi, tanto che alcuni cittadini inglesi hanno dato vita al movimento “Stop the cyborgs” per mettere in guardia contro i rischi legati ai nuovi strumenti tecnologici che tra poco arriveranno sul mercato: i Google Glass sono attesi per il 2014 e potrebbero essere solo la prima di tante novità forse inquietanti.

Quali conseguenze avranno questi nuovi dispositivi sulle nostre vite? E sulla protezione della nostra privacy e delle nostre informazioni personali? Difficile indovinarlo con esattezza. Ma ancora una volta bisogna sottolineare come la consapevolezza sugli strumenti e sulle loro possibilità di utilizzo è la prima arma di difesa, che ci consente di limitare gli eventuali rischi.

Una lettrice del Corriere della Sera recentemente si interrogava su quanto fosse lecito appropriarsi di momenti della vita di altre persone con la facilità concessa dai telefonini, caricando le immagini in rete. Di sicuro c’è solo che dovremo rivedere il nostro concetto di privacy e, probabilmente, difenderlo. Lawrence Lessig, giurista statunitense difensore dei diritti digitali, sostiene che dovremmo codificare la rete “per darci una migliore privacy consentendo allo stesso tempo una maggiore sicurezza”. Ma siamo ancora lontani da questo scenario.

Il tema della privacy, in seguito al caso Prism, sta iniziando a interessare di più sia i governi che i cittadini: questi possono anche fare pressioni sui politici e sulle aziende perché la loro privacy sia rispettata. Oltre ai consigli per tenere al riparo da occhi indiscreti i nostri dati, dobbiamo essere consapevoli degli strumenti che usiamo (software e hardware) e dei nostri diritti.

Virus search

Quante novità tecnologiche abbiamo usato durante l’anno appena concluso? A quanti nuovi servizi web ci siamo iscritti? Non c’è da stupirsi che sia difficile ricordarsi di tutto: il ritmo a cui ci stanno abituando l’hardware e il software è accelerato, ma vale la pena fermarsi e porsi alcune domande.

Per esempio: avete pensato a una password sicura per gli account che avete creato su nuovi siti (social network, e-commerce o altro) o avete usato la stessa già registrata per altri servizi? Oppure, se avete comprato un telefono o un tablet nuovo, avete impostato un blocco di protezione per mettere al riparo i vostri dati personali? Avete scaricato solo applicazioni della cui sicurezza eravate certi e avete letto le informative sul trattamento dei dati?

Mentre affidiamo al digitale un numero di informazioni sempre maggiore, dobbiamo preoccuparci che la consapevolezza nell’uso di questi nuovi sistemi cresca di pari passo.

Potremmo dedicare i primi giorni di questo nuovo anno proprio alla sicurezza digitale. Come? Possiamo cominciare prendendo qualche minuto per analizzare i profili che abbiamo creato sui social network: controlliamo le informazioni che abbiamo inserito e quante persone vi possono accedere, verifichiamo che la password sia sicura e, nel caso, modifichiamola con una più forte (qui trovate qualche consiglio).

Possiamo poi fare una verifica sulla nostra casella di posta elettronica; anche in questo caso la password è l’elemento principale su cui portare l’attenzione ma altrettanto importante è la domanda di sicurezza: abbiamo scelto un’informazione che conosciamo solo noi oppure è, per esempio, il nome del nostro cane a cui qualcuno potrebbe risalire in pochi clic tramite il nostro profilo Facebook? Sono piccole distrazioni che potrebbero costare caro, come dimostra l’aumento dei casi di furto di identità.

Ripetiamo la stessa analisi anche per i siti di e-commerce (o per i servizi cloud) a cui siamo iscritti: meglio non rischiare di avere una protezione debole se tra i dati conservati c’è anche il numero di carta di credito.

Se i pericoli aumentano, è meglio alzare le difese. Una volta che avete verificato la sicurezza dei vostri dati online, potete affidarvi anche a un servizio come SICURNET per essere allertati ogni volta che le vostre informazioni personali diventino troppo accessibili.

Ultima cosa da controllare, computer e altri dispositivi: i sistemi operativi e gli antivirus devono essere sempre aggiornati. Unendo così le possibilità offerte dal software e la propria attenzione, sarà possibile iniziare un anno all’insegna della sicurezza.

Che ci piaccia o no, dobbiamo renderci conto che il mondo dei dati digitalizzati non è immune da rischi. Come sempre, il primo passo è quello di rendersi consapevoli e informati, perché i cyber criminali seguiranno sicuramente gli utenti più esposti e meno accorti.

Attenzione a quello che riceviamo. Le grandi aziende basate sul cloud computing sanno che, per avere successo, devono rassicurare i propri utenti sulla sicurezza dei loro dati. Ancor più, dopo questo periodo, vedremo come i metodi di riconoscimento si faranno sempre più sofisticati (pensate ai token e ai generatori di password temporanee utilizzate nell’home banking). I metodi antifrode online si stanno evolvendo, ma nel frattempo diffidate di pop-up e messaggi di aggiornamento, anche se sono firmati dai brand principali oppure legati alle notizie del momento.

Essere sempre all’erta. La tempestività permette di ridurre i danni, ecco perché ci si aspetta che i portali e le aziende che conservano le informazioni su di noi ci avvertano nel caso di incursioni sospette nei loro sistemi. Ma non basta fidarsi. In questo senso un altro vantaggio di Identikit e Sicurnet è che questi servizi monitorano costantemente i nostri dati: così facendo Mister Credit si comporta come soggetto che controlla la situazione a prescindere.

Tenersi al passo con gli aggiornamenti. Altre volte siamo noi a dover fare attenzione a come trattiamo i nostri computer. Installiamo applicativi sul pc e facciamo poca attenzione ai messaggi di aggiornamento che riceviamo. La regola già la conosciamo: tenere il sistema operativo e gli applicativi che utilizziamo sempre aggiornati all’ultima versione, in modo che i malware non sfruttino falle presenti nei software.

Scegliere una password sicura. Alcuni servizi ci obbligano a utilizzare password alfanumeriche, di una lunghezza minima, composte da parole inventate o senza senso e impossibili da indovinare. Di sicuro è bene evitare l’utilizzo di date, nick name e del proprio nome o quello del cane. Utilizziamo sempre queste regole e soprattutto, anche se è dura, non usiamo la stessa password per accedere a tutti i nostri account.

Sarebbe ingiusto dire, come alcuni affermano, che “nessun sistema è sicuro al 100%”. I rischi ci sono perché sono mascherati sotto mille forme e perché quando si tratta di tecnologie i cambiamenti sono all’ordine del giorno. L’importante è restare vigili ed informati sulle buone regole da seguire per proteggersi: i criminali informatici vanno in cerca degli utenti meno esperti.

Il furto di identità contro i minori è un fenomeno più diffuso di quanto si pensi e naturalmente fonte di una certa preoccupazione.
I genitori vorrebbero tenere sotto osservazione i propri figli e seguire i loro movimenti, ma non si può
violare la loro privacy e il loro mondo. E allora? Come ci si comporta?

Abbiamo fatto alcune ricerche da diverse fonti su Facebook, ma anche siti di enti stranieri.
Le abbiamo raccolte per suggerirvi riflessioni e comportamenti da adottare in caso di figli incollati ai social network, nulla di complicato.
Vediamoli insieme.

I minori sono i veri esperti di nuove tecnologie
Per iniziare dobbiamo capire che i più giovani, soprattutto i cosiddetti nativi digitali, hanno una capacità di decodifica delle dinamiche presenti sui new media maggiore di noi adulti. A differenza nostra sono nati con il computer e, spesso, con meno TV di quanta ne abbiano vista i genitori.
Imparano immediatamente a riconoscere e interagire con persone attraverso un monitor e sono consapevoli del fatto che dall’altra parte ci può essere un malintenzionato.

Cosa fare come genitori
I genitori hanno dei doveri rispetto ai propri figli e non basta invocare il rispetto della loro privacy o la mancanza di tempo materiale per lasciarli a loro stessi di fronte a un computer: se non ci pensiamo noi alla loro privacy ci potrebbe pensare qualcun altro…
Quindi prima di tutto bisogna studiare, aggiornarsi e utilizzare i social network proprio come loro.

Il primo risultato, da non sottovalutare, sarà quello di non farci prendere in giro, guadagnandoci il loro rispetto anche in ambito tecnologico.
Inoltre bisognerebbe evitare che i bambini si creino una propria casella email e che si isolino nella loro cameretta: fate invece in modo che utilizzino il computer di famiglia, in salotto, con un accesso condiviso e pochi segreti.
Infine, e più importante, cercate di passare più tempo con loro di fronte al computer.
Potrà sembrare strano perché la maggior parte dei genitori spende il tempo con i figli per uscire com’è giusto che sia, però condividere l’esperienza della navigazione web insieme serve a conoscere le loro abitudini e a condividere con loro alcuni consigli.

I consigli dei genitori ai propri figli per navigare in sicurezza
Caro figlio/a, la sera torna in orario, rifiuta le caramelle dagli sconosciuti, e quando navighi online:

  • non dare mai informazioni personali su di te: cognome, dove vivi, numero di telefono, e non scrivere queste informazioni sul tuo profilo Facebook (anche se il tuo profilo è chiuso, un tuo contatto potrebbe visualizzare certe informazioni);
  • se vuoi incontrare dal vivo una persona conosciuta online dillo ai tuoi genitori o, perlomeno, ad amici fidati.
    Fai sapere a qualcuno dove hai l’appuntamento e quando, in più portati il cellulare carico (di credito e di batteria) con te. Ricorda di incontrare questa persona in un luogo pubblico e frequentato. Meglio ancora: chiedi a un amico/a di accompagnarti all’appuntamento;
  • non iscriverti ad alcun sito web prima di avere 13 anni compiuti e rispetta sempre l’età minima richiesta dal sito.

Siete genitori con storie da condividere?
Quali consigli vi sentite di aggiungere a questa lista?
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Tutti ormai sappiamo cosa sono smartphone e tablet e sono tanti coloro che li usano quotidianamente per lavoro o per svago. Quello che conosciamo un po’ meno, però, è il loro funzionamento. Quali sono le caratteristiche dei tanti nuovi sistemi operativi (Android e iOS, più diffusi, ma anche Windows Phone, Symbian e BlackBerry OS, per citarne altri)? A cosa dobbiamo fare più attenzione?

Anzitutto, questi dispositivi portatili ci hanno fatto entrare in una epoca nuova della connettività che non solo ci permette di navigare su internet e accedere al traffico dati in mobilità, ma ci dà anche strumenti software diversi da quelli che abbiamo utilizzato fino a oggi. Quando siamo davanti a un computer, essere connessi significa aprire un browser e visitare le pagine web che ci interessano e di cui abbiamo bisogno. Quando teniamo in mano lo smartphone, invece, siamo abituati ad avere una applicazione per ogni attività che possiamo compiere. Ma un’applicazione è un software, un sistema di solito chiuso alla cui gestione non possiamo accedere.

A mettere spesso sotto accusa le applicazioni (e aziende che le sviluppano) arrivano le analisi diffuse da programmatori indipendenti o da istituti di ricerca: il rischio più grande è sempre quello legato alla privacy e al trattamento delle informazioni personali, che le app spesso raccolgono a nostra insaputa o non custodiscono in modo sicuro. È successo a Facebook e Twitter, per esempio e solo per limitarsi a due dei servizi più diffusi e conosciuti. Leggerezza o tentativo di conoscere qualche informazione in più sugli utenti? Non è sempre facile dirlo, ma l’attenzione non è mai troppa, anche perché con le nuove funzionalità delle applicazioni i dati personali che condividiamo sono sempre di più (basti pensare alla geolocalizzazione). Del pericolo di furto di identità in caso di furto (o smarrimento) dello smartphone abbiamo già parlato.

Quando installiamo una nuova applicazione sul nostro telefono, dobbiamo fare attenzione alle informazioni a cui potrà accedere, limitando l’accesso, quando possibile, a quelle strettamente necessarie per il funzionamento. Installare le applicazioni dagli store ufficiali è sicuramente un buon metodo per limitare i rischi ma bisogna considerare anche che non tutti gli store hanno gli stessi criteri di sicurezza: per esempio Google Play, da cui è possibile acquistare e scaricare applicazioni per Android, ha sistemi di controllo meno rigidi di quelli di Apple per le app dedicate a iPhone e iPad.

Ed è proprio sulle differenze in termini di sicurezza tra Android e iOS che si concentrano la maggior parte delle analisi. Uno studio realizzato da Symantec nel 2011 ha dimostrato che gli smartphone tendono a essere più sicuri dei PC, ma Android è leggermente più vulnerabile di iOS. Un dato confermato anche da McAfee, altra azienda che si occupa di sicurezza informatica: secondo le sue analisi, infatti, il malware creato per colpire i dispositivi mobili si concentra quasi esclusivamente su Android.

VeraCode ha inoltre realizzato una infografica (in inglese) confrontando i livelli di sicurezza, nei vari aspetti hardware e software, tra i due più diffusi sistemi operativi per smartphone e tablet.

Con la primavera che sta per finire, molti hanno già organizzato le proprie vacanze, lunghe o brevi che siano, per godersi un po’ di riposo dal lavoro e dalla routine quotidiana. Ma sicuramente non manca chi non ha ancora deciso dove andare questa estate, un po’ perché magari deve fare i conti con spese e rate da pagare, un po’ perché spera di approfittare di qualche offerta last minute che riesca a conciliare una meta ambita e una spesa contenuta. Su Internet è possibile trovare molte occasioni per viaggiare e occorre essere attenti per evitare spiacevoli sorprese: il desiderio di partire e la fretta di prenotare potrebbero far abbassare l’attenzione.

I casi di truffe online che hanno come oggetto appartamenti per le vacanze inesistenti o non disponibili sono molti. Di solito queste offerte compaiono su siti di annunci: un sedicente proprietario mette a disposizione stanze e alloggi, con tanto di foto (di solito prese da altri siti) e informazioni. Una volta ricevuto il contatto, anche telefonico, il truffatore si fa inviare una caparra di importo variabile tramite bonifico bancario e, una volta incassato il pagamento, scompare, smettendo di rispondere alle email e alle chiamate.

Chi non si insospettisce prima, quando arriva a destinazione scopre che l’indirizzo è inesistente oppure che in quell’abitazione vivono persone ignare della truffa che, al più, si sono già trovate di fronte altri vacanzieri raggirati.

Quando si prenota una vacanza online, quindi, bisogna fare attenzione prima di tutto ai siti su cui si naviga: se non sono quelli di agenzie e compagnie note e affidabili, qualche verifica in più è necessaria. Possiamo cominciare facendo una ricerca su Internet con i dati dell’appartamento che abbiamo trovato, per esempio, per scoprire ulteriori informazioni: se altri utenti sono stati truffati, è molto probabile che troviamo il loro racconto o articoli di giornale che espongono i fatti con tanto di dettagli, per mettere in guardia gli altri utenti.

Anche i social network, in questo caso, possono fornire un aiuto importante: un consiglio che viene dalla nostra rete di contatti sarà, di solito, più sicuro rispetto a una pagina web su cui non riusciamo a recuperare altre informazioni.

Quando abbiamo trovato l’occasione che fa per noi e arriva il momento del pagamento, prima di inserire dati personali e procedere all’acquisto, dobbiamo controllare che la trasmissione dei dati sia protetta: l’indirizzo web deve essere introdotto da https (anziché il solito http) e ci deve essere l’icona di un lucchetto (che può essere accanto all’indirizzo o in basso a destra nella finestra del browser). Se il sito lo consente, inoltre, potete utilizzare servizi di pagamento come PayPal che non rivelano a terzi i dati della vostra carta di credito. Ultimo accorgimento: quando pagate online, fatelo dal vostro computer e non da una postazione pubblica a cui accedono anche altri utenti.

Non inviate mai i dati della carta via email, perché la comunicazione potrebbe essere intercettata. E ricordatevi di non abbassare la guardia nei confronti del phishing: la vostra banca o il gestore della carta non vi chiederanno mai questi dati via posta elettronica.