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ShareQual è il livello di sicurezza delle app che usiamo ogni giorno sui nostri smartphone e tablet? Stando al rapporto “State of Security in App economy” pubblicato a dicembre da Arxan Technologies, c’è poco da stare tranquilli.

La ricerca è arrivata a queste conclusioni: nessuna delle 100 principali applicazioni a pagamento per Android è immune agli attacchi informatici. Le cose vanno un po’ meglio sul fronte iOS (il sistema operativo installato su iPhone e iPad), che conta “solamente” il 56% di applicazioni violate.

Le applicazioni gratuite hanno fatto registrare risultati leggermente migliori: nel 2013 sono state hackerate nel 73% dei casi su Android e nel 53% su iOS (le analisi del 2012 avevano dato come risultato rispettivamente 80% e 40%).

Per quel che riguarda le applicazioni finanziarie, bancarie e di pagamento, il rischio di violazione è del 23% su iOS e del 53% su Android. I pericoli che possiamo correre? Violazione dei conti, accesso illecito e sottrazione di dati bancari, furto di identità, in particolare per le app di home banking.

Il mondo delle applicazioni dei dispositivi mobili è in costante espansione: alcune previsioni parlano di 200 miliardi di download nel 2017 (nel 2013 sono state poco più di 80 miliardi). Un giro di affari immenso e rischi per la sicurezza sempre più diffusi.

Se è vero che le aziende sono al lavoro per rendere più affidabile l’utilizzo delle app, anche noi utenti possiamo fare la nostra parte per tutelarci o per limitare i rischi. Ecco alcuni consigli pratici:

  • scarichiamo e installiamo applicazioni solo se siamo sicuri del loro contenuto e abbiamo verificato la loro provenienza;
  • preferiamo gli store ufficiali, dove i controlli sono più attenti
  • stiamo attenti ai commenti e alle valutazioni degli utenti: se sono molte e positive è più probabile che l’app non presenti rischi;
  • leggiamo con attenzione l’informativa sui dati a cui l’app potrà accedere.

Se vi siete imbattuti in siti sospetti o avete ricevuto un’email di phishing, oppure avete scoperto un profilo online costruito con un’identità rubata, vi siete chiesti quale sia la procedura corretta per denunciare tale reato?

L’errore più comune, specie su Facebook, è quello di copiare il link malevolo per incollarlo tra i commenti e parlarne, generando curiosità. Potrebbe apparire scontato, ma episodi eclatanti ne attestano la truffaldina efficacia.

È già avvenuto più volte: vi ricordate i gruppi per scoprire “chi guarda il mio profilo”, assolutamente inutili? O le inesistenti fotografie del cadavere di Osama Bin Laden? Nessuno le ha mai viste, ma migliaia di persone nel mondo hanno provato a seguire quei link. In questi casi, come ci ricorda la Polizia Postale, la scelta migliore è evitare il passaparola online, ma provvedere subito a segnalare il link alle autorità competenti.

Parlando di Facebook qui è possibile segnalare le violazioni dei termini di utilizzo e qui le fotografie non autorizzate.

Nei casi invece più gravi, in cui abbiamo il sospetto che qualcuno abbia forzato il nostro profilo online, noi di Mister Credit consigliamo, anche nella nostra newsletter, 4 azioni tempestive da mettere in pratica:

  1. Cambiare le password di pagamento, ecc.
  2. Controllare frequentemente l’estratto conto, se utilizzate un servizio di home banking, per poter intervenire prima possibile, segnalando alla banca eventuali transazioni anomale. A tal proposito, conservate in rubrica il numero diretto della vostra banca per bloccare le carte.
  3. Effettuare denuncia verso ignoti alle forze dell’ordine, allegando una copia dell’estratto conto da cui si evincono eventuali transazioni anomale, facendo presente le modalità con cui avete sempre custodito carta e pin.
  4. Se siete clienti, contattare l’assistenza di Mister Credit, che vi darà tutto il supporto necessario per porre rimedio all’accaduto.

Contatti e indirizzi per la denuncia

In caso di furti d’identità, truffe telematiche, violazione della privacy tramite email, furto di dati sensibili e dei numeri delle carte di credito,dialer illegali (es. il 199), diffamazione o calunnia sui social network, ecco i contatti della Polizia a cui rivolgervi con fiducia:

  • La Polizia Postale e delle Comunicazioni è presente con diversi uffici sul territorio italiano: potete fare la segnalazione all’ ufficio della vostra città. Conviene allegare eventuali file e specificare il vostro comportamento, informando sulle vostre abitudini online in modo preciso.
  • Potete anche effettuare la la denuncia via web a questo indirizzo.

Dopo aver sporto denuncia online alla Polizia Postale inviate un’email con ricevuta e numero di protocollo. Da quel momento, entro 48 ore, è necessario andare di persona per confermare la denuncia all’ufficio postale prescelto.

Avete mai segnalato sospetti furti di identità o link malevoli? La risposta è giunta in tempi sufficientemente brevi? Raccontate a Mister Credit la vostra esperienza. Ci sarà d’aiuto per trovare soluzioni efficaci a queste tipologie di frodi e sarà una testimonianza importante per altri cittadini come voi.

Hacker

I ladri di identità che richiedono micro-finanziamenti per acquistare prodotti Apple sembrano essere molti, almeno negli Stati Uniti. Nel Paese nordamericano, infatti, i numeri del furto di identità sono decisamente alti: secondo un recente studio, tra gli 8 e i 12 milioni di cittadini ne sono stati vittime (con un giro economico di 18 miliardi di dollari).

L’ultimo caso che è arrivato all’attenzione dei media riguarda una donna di settanta anni, Carol Stuber, che si è vista recapitare una fattura di 3.300 dollari per acquisti su Apple Store, una spesa realizzata grazie a un piano di finanziamento. Ma lei non ne sapeva nulla.

La signora Stuber, però, sospettava da un po’ che la sua identità fosse stata rubata e in un modo particolare: qualche tempo prima, infatti, aveva venduto un suo vecchio computer.

Anche in questo caso, l’attenzione non è mai abbastanza: siamo quasi tutti convinti che sia sufficiente cancellare un file per rimuoverlo in maniera definitiva dall’hard disk, ma non è così. Prima di tutto, è probabile che ci dimentichiamo di cancellare ogni cosa e, aspetto ancora più pericoloso, anche i file cancellati possono essere riportati alla luce se si dispone degli strumenti software giusti.

Questo vuol dire che quando vendiamo un telefono o un computer usato i nostri dati sensibili potrebbero finire in mani non fidate. Il modo migliore per garantire un hard disk usato da intrusioni esterne? C’è chi consiglia addirittura di forarlo con un trapano!

Ma torniamo al furto d’identità e alla vicenda della signora Stuber. Apple, come altri rivenditori online, consente gli acquisti attraverso una forma di finanziamento rapido che non necessita di troppi controlli: basta fornire alcune informazioni base (numero di sicurezza sociale, indirizzo e qualche altro dettaglio facilmente recuperabile da un malintenzionato) e il finanziamento viene accordato con un’attesa inferiore a un minuto.

Prima che possano essere fatte delle verifiche approfondite (per esempio se il nome della persona che acquista sia già segnalato come potenziale vittima di furto di identità), la merce acquistata viene spedita e la vittima si vede recapitare la relativa fattura.

Buying fake or forged passport document

Il mercato delle identità contraffatte sembra non conoscere crisi in nessun angolo del mondo. Secondo uno studio realizzato recentemente da Javelin Strategy & Research, ogni anno sono vittima di furto di identità tra gli 8 e i 12 milioni di persone, per un costo complessivo di ben 18 miliardi di dollari. Come abbiamo visto qualche settimana fa, anche in Italia la situazione non è affatto tranquilla: nel primo semestre dell’anno appena concluso i casi individuati dall’Osservatorio CRIF sulle frodi creditizie sono stati oltre 9.000.

I ladri di identità saranno anche uno dei pericoli maggiori da cui ci dovremo difendere nel corso del 2013, stando attenti soprattutto quando usiamo smartphone e tablet, anche se non è detto che un furto d’identità inizi sempre online: spesso è sufficiente prelevare al bancomat, utilizzare la carta di credito o perdere un documento per dare a un malintenzionato la possibilità di carpire i nostri dati.

Forse vi ricordate il discorso sulle false identità fatto dal protagonista di una puntata della serie The Mentalist, ma nella realtà non è necessaria una costruzione narrativa altrettanto intrigante per la diffusione e la commercializzazione di documenti contraffatti. Un’inchiesta pubblicata dal settimanale inglese Economistqualche tempo fa svelava infatti che il mercato dei falsi documenti d’identità è tuttora molto fiorente, anche grazie alla facilità con cui è possibile realizzarli grazie alle nuove tecnologie. Il problema è particolarmente sentito nei paesi anglosassoni.

Realizzare carte d’identità fittizie sembra essere piuttosto semplice e, allo stesso tempo, remunerativo, secondo la testimonianza di un ragazzo inglese, citato nell’articolo, che sosteneva di arrivare a guadagnare tra le 1.000 e le 1.500 sterline ogni settimana.

Il mercato, inoltre, si è globalizzato, anche perché i costi per la realizzazione di documenti che risultino credibili è aumentato negli anni, dato che la contraffazione è diventata più difficile. Così la produzione si è spostata in Cina e in altri paesi asiatici e le vendite avvengono via internet.

I rischi, come abbiamo visto, ci sono, ma la nostra attenzione è la prima difesa, online e offline. Se volete una sicurezza in più, potete affidarvi a servizi come Identikit e Sicurnet, pensati apposta per proteggere i vostri dati personali dai furti d’identità e dalle frodi creditizie.

Già 9.000 i casi nel primo semestre 2012: il boom si registra tra i più giovani, quasi il 30% del totale. La metà delle frodi viene scoperta dalle vittime solo dopo più di un anno.

Le frodi creditizie si realizzano mediante furto di identità ed il successivo utilizzo illecito dei dati personali e finanziari altrui per ottenere credito o acquisire beni con l’intenzione premeditata di non rimborsare il finanziamento e non pagare il bene.

In Italia il fenomeno si conferma avere dimensioni di assoluto rilievo pur senza destare un adeguato allarme sociale. Nonostante la crisi economica e il calo del credito al consumo, le frodi creditizie non accennano minimamente a diminuire e nel primo semestre 2012 sono stati intercettati oltre 9.000 casi.
Dalle elaborazioni prodotte dall’Osservatorio CRIF sulle frodi creditizie emerge anche che nei primi 6 mesi del 2012 il rapporto tra il numero di frodi e il numero di linee di credito erogate è cresciuto del +17,9% rispetto al primo semestre 2011.

Gli under 30 sono i più colpiti

Il maggior numero di vittime si concentra nella classe di età compresa tra 18 e 30 anni (con il 29,9% del totale), con un tasso di crescita decisamente elevato rispetto al corrispondente semestre 2011 (+36,2%). “In Italia, le frodi creditizie si confermano essere in costante ed inesorabile crescita, ma purtroppo non aumenta parallelamente la consapevolezza di questo fenomeno criminale tra i consumatori – spiega Beatrice Rubini, Direttore Personal Solutions & Services di CRIF-. Peraltro, i dati dell’Osservatorio dimostrano che sono soprattutto gli under 30 ad essere maggiormente colpiti dal furto d’identità e dalle frodi creditizie. Eppure sono proprio i giovani che, almeno teoricamente, dovrebbero avere una maggiore sensibilità verso questa tipologia di crimine, in quanto particolarmente esposti alla circolazione di propri dati personali, in particolare sul web. Al contrario, molto spesso dimostrano di non conoscere nemmeno il significato di furto d’identità, o di sottostimare la frequenza con cui si verificano queste forme di frodi. Essere consapevoli dell’esposizione dei propri dati personali sul web, ad esempio, potrebbe rappresentare il primo passo per evitare di scoprire troppo tardi di essere vittima di furto di identità, con i relativi danni che ciò può creare alla gestione delle proprie finanze e alla possibilità di accedere al credito”.

Tempi di scoperta lunghi

Altro dato allarmante che emerge dallo studio riguarda i tempi di scoperta, che si confermano essere piuttosto lunghi: 1 frode su 2, infatti, viene intercettata dopo oltre un anno dal’evento, mentre le frodi creditizie scoperte dopo più di 5 anni sono cresciute del 44% rispetto al recente passato. Questo aspetto risulta particolarmente delicato poiché tanto più si allungano i tempi di scoperta quanto maggiori saranno le difficoltà che la vittima incontrerà nel ripristinare la propria posizione creditizia, senza considerare che molto più limitate saranno le possibilità di individuare l’autore del crimine.

Metodi sempre più sofisticati

“La sofisticazione con cui vengono attuate le frodi creditizie tramite furto d’identità è sempre maggiore – illustra Maria Luisa Cardini, Senior Business Consultant di CRIF- e i dati che emergono dall’Osservatorio CRIF purtroppo confermano un trend in costante crescita. Del resto è facile per i frodatori reperire informazioni personali altrui, specie online, anche grazie ai siti di social network, che da questo punto di vista sono delle vere e proprie miniere di dati personali, spesso forniti dagli utenti stessi con scarsa attenzione alle possibili conseguenze. Con questi dati, poi, la tecnica più utilizzata dai frodatori consiste nel produrre documenti falsi e tentare la frode soprattutto su prestiti finalizzati di piccolo importo, spesso erogati direttamente presso i punti vendita e, quindi, soggetti a controlli meno approfonditi rispetto ai finanziamenti erogati presso gli sportelli degli Istituti di credito”.

Gli italiani sono sempre più connessi e stanno cambiano le loro abitudini di acquisto. C’è un leggero ritardo rispetto a quanto avviene nei Paesi anglosassoni e nel resto d’Europa ma, come dimostrano i dati, le cose si muovono anche in Italia. Secondo quanto riporta un articolo del Sole 24 Ore, l’e-commerce nel nostro Paese è cresciuto del 20% nel corso del 2011, registrando un fatturato di 8 miliardi di euro, che rappresenta l’1% del totale delle vendite al dettaglio (in Francia, Germania e Regno Unito il valore si aggira intorno al 7%).

Di pari passo con la crescita dell’e-commerce, sta aumentando anche il numero degli italiani che fanno acquisti direttamente dallo smartphone o dal tablet: secondo una ricerca effettuata da Demoskopea in collaborazione con comScore, infatti, il 13,8% dei possessori di smartphone ha comprato qualcosa utilizzando il proprio dispositivo (rispetto a una media europea dal 12,4%).

Con la crescita delle transazioni online, è necessario mantenere elevato il livello di sicurezza dei vari sistemi di pagamento disponibili e aumentare anche la consapevolezza degli utenti per evitare frodi e brutte sorprese. E sono proprio queste preoccupazioni a frenare maggiormente le persone di fronte alla possibilità di un acquisto via internet, in particolare il rischio di furto di identità (maggiormente avvertito se l’acquisto avviene tramite smartphone o tablet, secondo quanto rivela un’indagine realizzata da comScore).

Per evitare rischi, sono necessari alcuni accorgimenti, che è opportuno adottare quando siamo su internet: prima di tutto, dobbiamo tenere sempre aggiornato il sistema operativo del nostro computer (smartphone o tablet) così come sempre aggiornato deve essere anche l’antivirus, di cui è meglio attivare anche la funzione di ricerca sicura, in grado di verificare se i siti che stiamo per visitare contengono potenziali pericoli.

Quando siamo sul sito di e-commerce che abbiamo scelto, possiamo verificare se i pagamenti avvengono tramite connessioni sicure: basta cercare l’icona con il lucchetto, posizionata di solito nella barra degli indirizzi del browser.

Inoltre, è meglio evitare di inserire i propri dati (soprattutto quelli relativi a carte di credito e conti bancari) se utilizziamo un computer condiviso, per esempio in un internet cafè o in un altro luogo pubblico: in questi casi il rischio di furto di informazioni personali è molto più elevato.

Quando si parla di e-commerce, bisogna fare attenzione anche alle email: spesso i tentativi di phishing arrivano via posta elettronica sotto forma di messaggi che contengono richieste di conferma per acquisti che di solito non sono mai stati fatti. In questo caso non dobbiamo cliccare i link presenti nell’email, né rispondere inviando password o altri dati personali, perché questo è proprio lo scopo dei truffatori.

Se invece vogliamo verificare online il nostro conto bancario o le spese che abbiamo effettuato con la carta di credito, dobbiamo fare attenzione a digitare correttamente l’indirizzo del sito, per essere sicuri di non finire su eventuali siti trappola, che possono essere creati simili in tutto e per tutto a quelli originali in modo da ingannare gli utenti. Se abbiamo qualche dubbio, è sempre meglio controllare che l’indirizzo sia corretto.

Fare spese online è una grande opportunità (anche di risparmio, in questo periodo di crisi), farlo in sicurezza è una necessità che non dobbiamo mai trascurare.

Se il periodo di vacanza è sinonimo di relax e leggerezza, ci sono però alcuni elementi su cui è meglio non abbassare mai la guardia, perché potremmo trovarci di fronte a brutte sorprese. Vi abbiamo già dato qualche consiglio su come prenotare via Internet un appartamento o una casa evitando le truffe. Ma l’attenzione non deve andare in vacanza, anche perché oggi portiamo spesso con noi dispositivi tecnologici e informazioni personali che potrebbero fare gola a molti.

Massima attenzione al nostro smartphone, dunque, a cominciare dall’utilizzo di un codice per sbloccarlo in modo che, in caso di furto, sia molto più difficile accedere ai dati personali che vi sono contenuti. Attenzione anche quando ci connettiamo a reti Wi-Fi: quando siamo in viaggio può succedere spesso e le reti che utilizziamo potrebbero non garantire un livello sufficiente di sicurezza. L’ideale, quindi, è non servirsene per operazioni che prevedono la comunicazione di dati sensibili, come l’accesso a conti correnti e carte di credito.

Anche nel caso in cui utilizziamo computer in luoghi pubblici (internet cafè, alberghi…) è sempre meglio non inserire le nostre informazioni personali, non solo perché i PC potrebbero non essere adeguatamente protetti contro virus e spyware, ma anche perché qualche altro utente potrebbe recuperare i dati che abbiamo inavvertitamente inserito.

Inoltre, tenete sempre a portata di mano i numeri di telefono necessari per bloccare bancomat e carte di credito in caso di furto o smarrimento: più agite in fretta, meno possibilità ci sono che i ladri riescano a spendere i vostri soldi.

C’è poi un altro aspetto della sicurezza che sta diventando sempre più importante: con la diffusione dei social network e dei servizi di geolocalizzazione, viene naturale condividere con gli amici e i conoscenti fotografie e aggiornamenti dai luoghi di vacanza. Questo comportamento, però, potrebbe diventare più rischioso di quel che sembra, perché rivela a tutti che la vostra casa o il vostro appartamento sono momentaneamente vuoti. Nelle raccomandazioni diffuse dalla polizia per vivere le vacanze in sicurezza, infatti, oggi non mancano i consigli per la condivisione sui social network. Tra i vari accorgimenti, in particolare, è meglio non comunicare le date di partenza e di rientro e non dare informazioni relative all’assenza di tutta la famiglia.

Questo vale soprattutto se le informazioni che pubblichiamo in rete sono liberamente accessibili sul web (e non limitate solo ai nostri contatti) e se utilizziamo servizi di geolocalizzazione automatica, che rivelano il luogo in cui ci troviamo anche se non siamo noi a scriverlo direttamente (Facebook e Twitter, per esempio, hanno questa funzionalità).

Non dimentichiamo che l’attenzione a ciò che condividiamo online è uno degli aspetti chiave di un comportamento consapevole in rete e ci permette di difendere la nostra reputazione e di evitare danni più gravi come i furti di identità.

Usciamo un po’ dai temi legati alla sicurezza e alla tutela dei dati personali per tuffarci tra le tante storie scritte per intrattenerci ma che possono anche dirci qualcosa in più su cosa avviene nell’oscuro mondo dei furti di identità. Un tema che non è ancora entrato davvero nell’immaginario collettivo degli italiani, ma che negli Stati Uniti è ormai conosciuto e da tempo viene anche rappresentato sia nel cinema che in televisione. Le storie che vengono raccontate sul grande e sul piccolo schermo spesso allargano la prospettiva rispetto al furto d’identità che conosciamo dai casi di cronaca e, a volte, il protagonista di un film vuole solo sparire e rifarsi una vita, senza che vi sia necessariamente una frode.

Di esempi di film classici e meno classici che trattano in qualche modo di furto di identità, nelle sue diverse accezioni, ne abbiamo già parlato, con una lista di consigli di visione. Nelle pellicole più recenti assume grande importanza il ruolo delle tecnologie informatiche e la loro vulnerabilità. Ma è nelle serie televisive, forse uno degli strumenti oggi più adeguati per raccontare la contemporaneità, che il furto di identità viene rappresentato nel modo più efficace.

Un episodio di CSI, che in italiano si intitola proprio Furto d’identità (l’originale inglese è Bump & grind), per esempio racconta dell’attenzione alla protezione della propria identità, svelando una truffa ai danni di molti cittadini americani a cui sono legati due omicidi. C’è un dialogo, in particolare, che è significativo e illustra la portata del problema. Alla domanda di un collega se si preoccupi che gli rubino l’identità, Greg Sanders risponde: “ogni aspetto della nostra vita è stato ridotto a un codice binario, non siamo che degli zero e degli uno, facili da rubare”. Il senso è più che chiaro: in un’epoca in cui tutto è stato digitalizzato, bisogna essere consapevoli e attenti alle informazioni che forniamo, per non abbassare la guardia sui rischi di furti di dati e frodi di cui possiamo essere vittime.

Anche in un episodio dell’ultima stagione di The Mentalist, un sospettato di omicidio rivela che il suo business è la creazione di false identità. Il ritratto è forse un po’ drammatizzato, ma l’uomo spiega che non si tratta solo di creare dei falsi profili finanziari, ma di un lavoro più meticoloso, che inizia con la creazione di un bambino inesistente, a cui viene intestato un conto bancario e che in seguito viene registrato come elettore. Così, dopo anni, sono disponibili delle perfette identità (fasulle) pronte per essere utilizzate. Duecentomila dollari, il costo di uno di questi profili, racconta l’uomo ai poliziotti che lo stanno interrogando.

Fiction? Sicuramente, ma il fatto che anche la televisione stia raccontando con più attenzione questi fenomeni ci dice che i reati legati al furto di identità sono in aumento, come anche i frequenti casi di cronaca nel nostro paese dimostrano, e occorre sapere come proteggersi.

Forse i più giovani non se lo ricorderanno, ma molti anni prima dell’arrivo di Internet e della connettività diffusa, il cinema ha raccontato anche il problema della sicurezza delle reti informatiche.
David Lightman, il giovane mago dei computer protagonista di “War Games – Giochi di guerra”, riusciva a infiltrarsi nel computer centrale del Pentagono che gestiva le difese in caso di attacco missilistico, rischiando di scatenare un nuovo conflitto globale. Era il 1983 e il mondo era in piena Guerra fredda.
Gli scenari sono cambiati parecchio da allora, ma il tema della sicurezza informatica continua a essere di attualità.

Lo dimostra anche il rapporto X-Force 2011 Trend and Risk di IBM, pubblicato alla fine di marzo 2012, che segnala alcuni nuovi elementi per quel che riguarda le modalità di attacco ai sistemi informatici.
Exploit, cioè vulnerabilità che possono essere sfruttate per azioni illegali, per i dispositivi mobili, guessing automatico delle password e, soprattutto, un grande aumento degli attacchi di phishing.
Il phishing è un tentativo di truffa via email che cerca di sottrarre informazioni sensibili, presentandosi con una grafica simile a quella delle comunicazioni elettroniche di servizi bancari, postali o di social network. Cadere in queste frodi significa consegnare i nostri conti bancari (o altri dati riservati) nelle mani di malintenzionati.
Il rapporto di IBM sottolinea come, nel corso del 2011, molte aziende abbiano fatto grandi passi avanti nello sviluppo di misure di sicurezza.
Se gli strumenti di difesa si sono evoluti, però, anche i criminali informatici hanno cambiato le strategie d’attacco, puntando in particolare sul mobile e sui social network, mettendo a rischio anche la reputazione delle persone che vengono colpite. Le informazioni che condividiamo in rete, infatti, possono essere molto preziose per chi sta pianificando attacchi o tentativi di truffa.

Il 2011 è stato anche l’anno in cui si è verificato l’attacco al PlayStation Network di Sony, probabilmente il più grande furto di informazioni personali della storia: sono stati compromessi i dati di circa 70 milioni di utenti in tutto il mondo. Per l’azienda giapponese, inoltre, l’attacco ha comportato una perdita economica stimata in 171 milioni di dollari.

Un nuovo fronte per la sicurezza informatica è il cloud computing.
Con questa espressione si identificano i servizi che permettono agli utenti di archiviare i propri file (documenti, musica, fotografie…) su server remoti anziché su PC, smartphone o tablet, in modo da potervi accedere in qualsiasi momento attraverso una connessione Internet. Uno dei servizi più conosciuti è Dropbox, ma altre grandi compagnie web, come Google, Apple e Amazon, stanno presentando le proprie offerte. In questo campo, la sicurezza dei dati degli utenti è una priorità irrinunciabile per le aziende.
Gli stessi utenti, però, possono fare la loro parte per rendere più difficili le intrusioni o i tentativi di furto di dati, a iniziare dalla creazione di password complesse (composte di lettere, cifre e simboli) ed evitando di usare la stessa per accedere a più servizi.

Fabio è in uno di quegli internet café, diffusi soprattutto nelle periferie e nei sobborghi, pieni di vecchi computer. Sta imparando le basi per fare dei furti d’identità via web. Fabio, non è il suo vero nome, sta prendendo lezioni online da un hacker esperto. Il candore con cui ci parla della sua nuova carriera è disarmante: “Compro piccoli oggetti. Cellulari, fotocamere… Così le persone non si rendono conto che io sto utilizzando le loro carte di credito.”

Un’altra storia, vera, riportata dalla BBC, parla di un ragazzo di San Paolo, povero e con una famiglia da sostenere. Sono molti i cyber criminali che attaccano gli Stati Uniti, dove tutto è più sviluppato, compreso il crimine informatico. L’esempio di Fabio testimonia che lo stesso fenomeno si sta verificando in Italia, come anche in Africa o nell’Est Europa. Ma chi sono questi ladri online? Riprendendo un argomento già trattato in passato dal nostro blog, vi proponiamo una classificazione dei profili tipici:

Bambini e adolescenti. A quest’età solitamente il cyber crimine prende le forme del bullismo, nello specifico cyber bullismo, come un caso segnalato tempo fa da La Stampa. In questi casi si tenta di appropriarsi di informazioni riservate, magari conservate in un computer e non i rete, per renderle pubbliche, oppure si riproduce un profilo online.

Hacker organizzati. L’obiettivo di questi gruppi è di unire le forze e le competenze per raggiungere precisi obiettivi. Negli ultimi mesi si è parlato molto degli attacchi del gruppo Anonymous, i cui obiettivi sono principalmente ideologici e/o politici. Alcuni dei siti che negli ultimi anni hanno subito i maggiori attacchi sono quelli della NASA e di Microsoft, insieme ad altre numerose aziende e siti governativi che hanno subito intrusioni e furti di dati.

Cracker di professione. Lo fanno solo per rubare soldi. I cracker sono gli hacker al servizio del crimine. Possono essere assoldati da altri per rubare informazioni riservate (come nei migliori film d’azione). Tutto questo finché non vengono pagati dalle stesse organizzazioni contro cui combattevano per mettere alla prova i propri sistemi di sicurezza (sì, avviene anche questo nella realtà).

Altri. Sono tanti i motivi che possono spingere delle persone a forzare dei sistemi di sicurezza informatica, ad esempio degli ex dipendenti per rifarsi delle ingiustizie che hanno (o pensano di aver) subito, com’è accaduto a Gucci. Si tratta di crimini contro la legge, contro l’ordine costituito e in quanto tali possono avere anche motivazioni poco razionali.