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A febbraio scorso è uscito il rapporto annuale dell’Ufficio Centrale Antifrode dei Mezzi di Pagamento del Dipartimento del Tesoro (Ucamp) sulle frodi realizzate con carte di pagamento emesse in Italia. I dati si riferiscono al 2015 e mostrano una tendenza tutto sommato positiva, in cui i pagamenti non riconosciuti dai legittimi proprietari delle carte sono in calo, mentre è in crescita il loro valore medio.

Le frodi via internet sono in aumento, ma il metodo più utilizzato dai ladri resta ancora lo skimming: una vera e propria manomissione fisica degli sportelli bancomat che permette di sottrarre i dati degli utenti che lo usano. Un’altra tecnica usata (nel 10% dei casi), è il cosiddetto cash trapping, ancora un intervento fisico sugli sportelli che riesce a bloccare le banconote in uscita, che vengono poi sottratte dai ladri. Interessante notare che nel 55% dei casi la tecnica con cui i ladri rubano il pin delle carte non è conosciuta. A volte i dati rubati vengono rivenduti, a prezzo variabile, su internet.

Pur se il tasso di frodi è più basso in Italia che in altri paesi, questo non deve farci abbassare la guardia, sia nel mondo reale, sia per quanto riguarda i sempre più frequenti pagamenti online.

In primo luogo, adottiamo tutte le misure per proteggere le nostre carte e i rispettivi pin: quando lo digitiamo – che sia per pagare un acquisto o allo sportello per ritirare del contante – facciamo in modo che nessuno lo veda, coprendo il tastierino con una mano.

Per gli acquisti online, attiviamo se possibile il controllo in due passaggi: se riceviamo un messaggio sul telefono con il codice per autorizzare un pagamento che non riconosciamo, è molto probabile che i dati della nostra carta siano stati rubati: contattiamo subito la banca, verifichiamo e, nel caso, denunciamo.

È inoltre importante controllare spesso il nostro estratto conto per renderci conto nel minor tempo possibile se c’è qualcosa che non va e poter così reagire, limitando i danni.

Abbiamo visto in più occasioni come la nostra reputazione, sia online che offline, sia fondamentale per l’immagine di noi stessi che diamo agli altri, dagli amici ai (potenziali) datori di lavoro. Non solo: ci sono anche casi di istituti di credito che valutano i profili social di coloro che hanno richiesto un prestito!

L’importanza di una buona reputazione è quindi evidente. E una buona reputazione nasce prima di tutto da un attento controllo di ciò che condividiamo online. C’è una semplice regola che può aiutarci nella scelta di qualche contenuto pubblicare e quale no: se non abbiamo problemi a renderlo pubblico e accessibile a chiunque e per un tempo potenzialmente infinito, se non ci crea imbarazzo in nessun modo, allora possiamo pubblicarlo. Se invece abbiamo anche solo il minimo dubbio, meglio tenerlo per noi.

Ma cosa succede se la nostra immagine viene “sporcata” da tentativi di diffamazione o insulti?

Anzitutto, dobbiamo sapere che anche se la persona che ci diffama si nasconde dietro l’anonimato, ci sono tecniche di indagine che permettono di risalire alla sua identità. Gli esperti di sicurezza informatica consigliano di fare copie di tutto il materiale offensivo ricevuto, senza cancellare né i messaggi né le immagini. Le copie sono importanti nel caso in cui la persona che vi attacca decida di cancellare ciò che ha pubblicato.

Dal bullismo allo stalking le situazioni difficili possono essere molte, e se è vero che spesso sono i personaggi pubblici a essere vittime, sempre di più lo sono anche le persone comuni. A volte, come in alcuni casi di cyberbullismo, l’intervento dei genitori e della scuola è sufficiente; in altri casi più gravi è opportuno rivolgersi all’autorità competente.

Per proteggere la nostra identità e difendere la nostra reputazione possiamo inoltre rivolgerci a servizi come Identikit e Sicurnet: il primo ci aiuta a proteggere la nostra identità dalle frodi creditizie, mentre il secondo tiene sotto controllo la circolazione dei nostri dati personali e finanziari sul web.

sfide-cybercrimeAbbiamo più volte parlato di sicurezza informatica su queste pagine: in un mondo sempre più connesso e sempre più complesso, i rischi per la sicurezza – di aziende, cittadini e governi – sono sempre più diffusi e insidiosi.

Un rapporto di Kaspersky Lab, società che si occupa proprio di sicurezza informatica, ha analizzato il mondo delle infrastrutture critiche (trasporti, energie, istituzioni…) connesse a internet e il loro livello di vulnerabilità e il quadro emerso non è per nulla rassicurante. Il 91% di più di 13mila strutture prese in considerazione presenta vulnerabilità per la sicurezza che possono essere sfruttati da cybercriminali per portare avanti attacchi informatici.

Che i rischi e gli attacchi siano in aumento lo conferma anche il rapporto Clusit relativo al 2015: gli attacchi contro le infrastrutture critiche sono aumentati del 154% rispetto al 2014. Il rapporto contiene anche un altro dato inquietante: gli attacchi contro i servizi online (caselle di posta elettronica, profili sui social network e servizi cloud) hanno segnato un aumento dell’81% tra 2014 e 2015.

Le frodi creditizie realizzate attraverso il furto d’identità hanno fatto segnare perdite economiche di più di 172 milioni di euro nel 2015 solo in Italia: il furto di questi dati avviene molto spesso tramite attacchi informatici di vario tipo.

Nessuno è al sicuro, dunque? La sicurezza totale, come più volte abbiamo sottolineato, non esiste. Ci sono però alcuni accorgimenti che, come utenti, possiamo adottare per ridurre i rischi o i danni nel caso fossimo vittima di un attacco.

Per esempio:

  • usiamo password forti e diverse per ogni servizio a cui siamo registrati
  • proteggiamo con password o pin smartphone, tablet e applicazioni che contengono informazioni riservate
  • attiviamo dove possibile l’autenticazione in due passaggi (password più codice inviato sul telefono o in altro modo)
  • limitiamo le informazioni che condividiamo online
  • leggiamo le informative sul trattamento dei dati dei servizi che usiamo, manteniamoci informati, verifichiamo (e pretendiamo!) l’utilizzo di sistemi sicuri da parte di chi ci fornisce servizi.

Le frodi creditizie attraverso furto di identità – con il successivo utilizzo illecito dei dati personali e finanziari altrui per ottenere credito o acquisire beni con l’intenzione premeditata di non rimborsare il finanziamento e non pagare il bene – rappresentano un fenomeno criminale di dimensioni più che preoccupanti.
A questo riguardo, l’ultima edizione dell’Osservatorio realizzato da CRIF stima che nell’intero anno 2015 i casi verificatisi nel nostro Paese siano stati 25.300 e abbiano determinato una perdita economica superiore ai 172 milioni di Euro. Inoltre, rispetto al 2014 si è registrata anche una crescita dell’importo medio frodato.
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Leggi tutti i risultati della ricerca sul furto d’identità >

quiz-creditoEssere attenti e consapevoli nella gestione del proprio indebitamento, conoscere la nostra situazione economica e finanziaria, studiare le offerte presenti sul mercato per scegliere quella più adatta a noi, informarsi bene sulle leggi che lo regolano: indicazioni e consigli che abbiamo condiviso in questi anni sulle pagine di Mister Credit per avere un rapporto sereno con il credito al consumo.

Prestiti, finanziamenti e mutui possono far parte del nostro quotidiano per periodi più o meno lunghi della nostra vita. In questo caso, più li conosciamo meglio è. Potrebbe quindi essere utile (e anche divertente) provare a rispondere alle domande del quiz che Il Sole 24 Ore ha creato proprio sul credito al consumo.

Si tratta di otto domande a scelta multipla che toccano vari argomenti tra cui Tan e Taeg, carte revolving e ancora cessione del quinto e informazioni sui contratti di credito. Dopo aver dato le risposte, la pagina finale ci mostra quali sono corrette e quali sbagliate e in quest’ultimo caso viene indicata la risposta giusta.

Una buona conoscenza del mondo del credito al consumo ci permette di evitare i problemi più comuni oppure di trovare una possibile soluzione: da un finanziamento rifiutato al rischio di sovraindebitamento, dalla scelta dell’istituto di credito e di prestito più adatto alla gestione della nostra affidabilità creditizia.

La consapevolezza sul credito al consumo comprende anche l’attenzione alla circolazione dei nostri dati personali e, quindi, la tutela della nostra privacy: il furto di dati personali può portare infatti a un furto di identità legato a frodi creditizie. Se il nostro nome viene usato per chiedere un prestito a nostra insaputa, potrebbe essere difficile provare la nostra estraneità in tempi brevi.

Pur ricordandoci che un quiz, in fondo, è pur sempre un gioco, approfittiamo dell’occasione per verificare e migliorare le nostre conoscenze in materia di credito al consumo: potrebbe tornarci molto utile!

Il furto di identità è un fenomeno che negli ultimi anni gli italiani hanno imparato a conoscere anche a causa della sua crescente diffusione nel mondo online e nella vita reale. Sono infatti alcune decine di migliaia le vittime di ogni età ed estrazione sociale alle quali ogni anno vengono stati sottratti dati personali o di carte di credito per poi effettuare acquisti, chiedere prestiti o aprire conti correnti a loro nome.
Ma se da un lato la conoscenza dei possibili rischi connessi a tale fenomeno sembra essere diffusa, dall’altro non vi è adeguata cultura e conoscenza su come proteggersi, soprattutto quando si frequenta la Rete.
La maggioranza degli italiani, infatti, dimostra di sottovalutare completamente le conseguenze causate dalla condivisione di informazioni personali sulla Rete o attraverso i social network, tanto che nel 58% dei casi si dichiarano poco o per niente attenti alla diffusione dei propri dati online e, più nel dettaglio, nel 28% dei casi non si pongono neppure il problema, dichiarando di non fare nulla di particolare per tutelarsi.
Eppure 4 intervistati su 5 confermano di subire tentativi di phishing con una certa regolarità mentre 1 su 8 dichiara di essere stata vittima della clonazione di una carta.
Il livello di attenzione si alza nel momento in cui si scopre di essere vittima di un furto di identità, sia esso relativo alla propria carta di pagamento o all’apertura di un finanziamento.

Queste alcune delle principali evidenze della ricerca online sul furto d’identità commissionata da CRIF a Smart Research e realizzata su un campione rappresentativo per sesso, età e aree geografiche della popolazione italiana di età compresa tra i 18 e i 64 anni, attraverso la metodologia CA”R”WI (Computer Assisted “Random” Web Interviewing).

 

Furti di identità per aprire finanziamenti a nome altrui: 2 italiani su 3 conoscono questo fenomeno criminale

Questa tipologia di frode sfrutta i dati personali altrui per ottenere denaro derivante dall’apertura di un credito. Chi conosce il fenomeno ha le idee piuttosto chiare dei disagi che un evento di questo tipo può produrre sulla ignara vittima e, al riguardo, vengono citati come rischi concreti la perdita di denaro (nel 41,4% dei casi), l’addebito di importi consistenti (37,3%), la segnalazione come cattivo pagatore nei Sistemi di Informazioni Creditizie (33%) e la possibilità di avere problemi con la Giustizia (31,3%). Soltanto il 10,8% dei rispondenti non ne ha una esatta percezione.
Per altro, gli intervistati che hanno subito questo tipo di frode (pari all’1,8% del campione) non hanno saputo risalire a come il frodatore si sia impossessato dei propri dati in circa la metà dei casi. Nell’altra metà le modalità attraverso cui sono stati sottratti i dati sono da ricondursi alla comunicazione spontanea dei dati da parte della vittima per finalità apparentemente lecite (23,6%) e la sottrazione della corrispondenza bancaria dalla cassetta postale (12,5%).
A fronte di questo accadimento, le vittime hanno dichiarato nella metà dei casi (il 51,7% per la precisione) di essersela prese con se stessi per la scarsa prudenza e informazione, quasi si sentissero corresponsabili di quanto accaduto. Nel 12,5% dei casi di aver provato ansia in quanto i propri dati erano nelle mani di sconosciuti e, sempre nel 12,5% dei casi, di aver provato preoccupazione in quanto non si era certi della risoluzione della situazione.

Come ti sei sentito nel momento in cui ti sei accorto qualcuno ha utilizzato i tuoi dati personali per ottenere un prestito/ finanziamento?

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Fonte: Ricerca CRIF – Smart Research sul furto d’identità

 

I fattori di rischio legati al furto di identità

Tra i principali fattori di rischio riconosciuti dagli intervistati come possibili cause del furto di identità vengono citati, per oltre il 40% dei casi, eventi legati al furto di documenti o strumenti di pagamento nel mondo reale ed eventi legati al mondo online, quali l’accesso indebito a caselle di posta elettronica o le transazioni online su siti di e-commerce.
In particolare, il 33% degli intervistati riconosce come possibile fattore di rischio la pubblicazione di dati su social network ma in realtà non sempre i comportamenti di tutela sono coerenti quando si è in Rete. Risulta infatti diffusa la tendenza a sottovalutare i rischi di pubblicare i propri dati sul web, spesso utilizzati dai frodatori per ricostruire l’identità delle ignare vittime.
Alla domanda su come si proteggono i propri dati in Rete è sintomatico il fatto che il 28% degli intervistati dice di non preoccuparsi di questo aspetto. Per altro, questa tendenza risulta particolarmente marcata tra i più giovani, i cosiddetti nativi digitali, tanto che nella fascia di età compresa tra i 18 e i 24 anni la quota dei rispondenti che ammette di non far nulla di particolare per proteggere i propri dati è addirittura pari al 38%.
Questo dimostra come sovente siano proprio i più giovani a sottovalutare i rischi ai quali si espongono pubblicando i propri dati personali sul web, in particolare sui social network.

Secondo te quali potrebbero essere i principali fattori di rischio legati al furto dei tuoi dati personali? (domanda a risposta multipla)
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Fonte: Ricerca CRIF – Smart Research sul furto d’identità

 

Dopo aver subito un furto d’identità per l’apertura di un finanziamento, le abitudini cambiano

Tutte le vittime intervistate hanno cambiato i loro comportamenti dopo aver scoperto di aver subito un furto d’identità ma mentre il 42,9% dei rispondenti si è limitato a controllare più di frequente l’estratto conto, la maggioranza degli intervistati (il 57,1% del totale, per la precisione) ha assunto comportamenti di prevenzione attivi, come condividere con maggiore cautela i propri dati sul web (nel 21,3% dei casi), attivare protezioni tramite SMS alert per essere avvisati in caso di nuovi finanziamenti richiesti a proprio nome e/o installare nuovi antivirus (12,5%) o, ancora, prestare maggiore attenzione nel fornire i dati personali a terzi e nel custodire i documenti d’identità.

Qual è stato il tuo comportamento dopo aver subito un furto d’identità
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Fonte: Ricerca CRIF – Smart Research sul furto d’identità

ShareQual è il livello di sicurezza delle app che usiamo ogni giorno sui nostri smartphone e tablet? Stando al rapporto “State of Security in App economy” pubblicato a dicembre da Arxan Technologies, c’è poco da stare tranquilli.

La ricerca è arrivata a queste conclusioni: nessuna delle 100 principali applicazioni a pagamento per Android è immune agli attacchi informatici. Le cose vanno un po’ meglio sul fronte iOS (il sistema operativo installato su iPhone e iPad), che conta “solamente” il 56% di applicazioni violate.

Le applicazioni gratuite hanno fatto registrare risultati leggermente migliori: nel 2013 sono state hackerate nel 73% dei casi su Android e nel 53% su iOS (le analisi del 2012 avevano dato come risultato rispettivamente 80% e 40%).

Per quel che riguarda le applicazioni finanziarie, bancarie e di pagamento, il rischio di violazione è del 23% su iOS e del 53% su Android. I pericoli che possiamo correre? Violazione dei conti, accesso illecito e sottrazione di dati bancari, furto di identità, in particolare per le app di home banking.

Il mondo delle applicazioni dei dispositivi mobili è in costante espansione: alcune previsioni parlano di 200 miliardi di download nel 2017 (nel 2013 sono state poco più di 80 miliardi). Un giro di affari immenso e rischi per la sicurezza sempre più diffusi.

Se è vero che le aziende sono al lavoro per rendere più affidabile l’utilizzo delle app, anche noi utenti possiamo fare la nostra parte per tutelarci o per limitare i rischi. Ecco alcuni consigli pratici:

  • scarichiamo e installiamo applicazioni solo se siamo sicuri del loro contenuto e abbiamo verificato la loro provenienza;
  • preferiamo gli store ufficiali, dove i controlli sono più attenti
  • stiamo attenti ai commenti e alle valutazioni degli utenti: se sono molte e positive è più probabile che l’app non presenti rischi;
  • leggiamo con attenzione l’informativa sui dati a cui l’app potrà accedere.

Internet TheftIl fenomeno delle frodi creditizie, che si realizza mediante furto di identità ed il successivo utilizzo illecito dei dati personali e finanziari altrui per ottenere credito o acquisire beni con l’intenzione premeditata di non rimborsare il finanziamento e non pagare il bene, in Italia si conferma avere dimensioni di assoluto rilievo anche se questo non sembra destare un adeguato allarme sociale.
In effetti, nonostante la crisi economica e la conseguente contrazione dei finanziamenti richiesti ed erogati alle famiglie, le frodi creditizie non accennano minimamente a diminuire tanto che solamente nel I semestre 2013 sono stati intercettati oltre 10.000 casi, con un incremento pari a +12,5% rispetto al corrispondente periodo 2012.
Inoltre, considerando la contemporanea contrazione dei finanziamenti concessi, nei primi 6 mesi dell’anno in corso il rapporto tra il numero di frodi creditizie e i crediti concessi è risultato in crescita addirittura del +23,8% rispetto al primo semestre 2012.
Queste le principali salienze contenute nell’ultima edizione dell’Osservatorio CRIF sui furti di identità e le frodi creditizie.

I beni più frequentemente acquistati attraverso un finanziamento fraudolento

Anche nel I semestre 2013 le principali tipologie di prodotti acquistati illecitamente ricorrendo ad una frode creditizia sono state auto e moto, con quasi 1/3 dei casi totali, e gli articoli di elettronica-informatica-telefonia (ad esempio computer, smartphone e tablet) che tipicamente si collocano nella fascia di importo più bassa.
Confermano una quota significativa anche i casi relativi all’acquisto di mobili e prodotti di arredamento ed elettrodomestici, anche per importi di tutto rispetto.

L’analisi per fasce di importo

Per quanto riguarda le fasce d’importo, rispetto al passato emerge una crescita delle frodi di importo superiore ai 10.000 Euro (+19,7% rispetto al I semestre 2012).
In ogni caso, la fascia al di sotto dei 1.500 Euro si conferma quella più soggetta ai casi di frode, con circa il 38% del totale dei casi.
Questo trend risulta fondamentalmente in linea con l’elevata incidenza sul totale dei prestiti finalizzati e si spiega con il fatto che i finanziamenti di piccolo importo, specie se erogati non allo sportello della banca o della società finanziaria ma direttamente presso gli esercizi commerciali, si caratterizzano per tempi di erogazione più rapidi e controlli meno sofisticati sull’identità del richiedente credito.
D’altro canto, l’aumento dei casi nella fascia superiore ai 10.000 Euro sembra suggerire che la sofisticazione con cui vengono commesse le frodi sia sempre maggiore.

Il profilo delle vittime

Relativamente alla distribuzione per genere, dall’analisi di CRIF emerge un aumento dei casi di frode tra le donne (38,3% dei casi totali; +9,7% rispetto al corrispondente periodo 2012), concentrati in particolare nelle fasce di importo più basse.
Sotto il profilo socio-demografico, invece, si conferma la tendenza già evidenziata nelle precedenti rilevazioni: il maggior numero di vittime si concentra nella classe di età compresa tra 18 e 30 anni, con il 32,8% del totale, in preoccupante aumento rispetto al corrispondente semestre 2012 (+9,9%).  Seguono la classe di età compresa tra 31 e 40 anni, con il 24,6%, e quella tra 41 e 50 anni, con il 20,5%.
Per quanto riguarda gli importi dei finanziamenti ottenuti fraudolentemente, essi crescono all’aumentare dell’età della vittima: infatti per gli over 50 si rileva una maggiore incidenza di frodi che superano i 10.000 Euro.

Relativamente alla ripartizione delle frodi per regione, infine, essa mostra una maggiore incidenza in Campania, Sicilia e Lombardia, seguite da Lazio, Puglia e Piemonte. Si tratta nella sostanza delle medesime regioni che anche nel I semestre 2012 occupavano i primi posti del ranking.

I tempi di scoperta

Un dato decisamente allarmante che emerge dallo studio di CRIF riguarda i tempi di scoperta della frode: circa un caso su due viene scoperto dopo più di un anno ma continuano ad aumentare (+14% rispetto al corrispondente periodo 2012) le frodi scoperte addirittura dopo oltre 5 anni.
Questo aspetto risulta particolarmente delicato in quanto più la frode viene scoperta in ritardo,  tanto più sarà difficoltoso per la vittima ripristinare la propria posizione creditizia, senza considerare che molto più limitate saranno anche le possibilità di individuare l’autore del crimine. Inoltre, con l’allungarsi dei tempi di detection può peggiorare, anche termini di responsabilità legale, la posizione dell’Istituto che ha erogato il finanziamento nei confronti della vittima di furto d’identità.

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Oltre 24.000 casi di frode creditizia nel 2012

+8,6% i casi rilevati rispetto al 2011, con un’incidenza sul credito erogato in aumento del +17%.

Tra le vittime, in crescita le donne e gli under 30. La Campania si conferma la regione con la maggiore incidenza di casi.

Bologna, 5 giugno 2013 – Nel 2012 i sistemi di rilevazione del fenomeno messi a punto da CRIF hanno consentito di rilevare più di 24.000 frodi creditizie, per perdite economiche che sfiorano complessivamente i 195 milioni di euro. Si conferma rispetto al 2011 un incremento significativo dei casi di frode (+8,6%), mentre il valore economico del fenomeno rimane pressoché stabile.
Il numero si conferma assolutamente sproporzionato rispetto alle rapine a danno di istituti bancari e finanziari, che nel medesimo periodo di osservazione sono state meno di 1.000.
In effetti, le frodi creditizie – ovvero quegli atti criminali che si realizzano mediante furto di identità e il successivo utilizzo illecito dei dati personali e finanziari altrui per ottenere credito o acquisire beni con l’intenzione premeditata di non rimborsare il finanziamento e non pagare il bene – pesano sempre di più sul credito al consumo.  Infatti, nonostante la crisi e il conseguente calo nei volumi sia della domanda di finanziamenti sia del credito erogato alle famiglie italiane, le frodi creditizie non hanno visto arrestare il trend di crescita e la loro incidenza sul numero di finanziamenti erogati ha fatto registrare un ulteriore incremento del 17% rispetto al 2011.
Questi i dati principali emersi dell’ultima edizione dell’Osservatorio CRIF sulle frodi creditizie.

Il profilo delle vittime
L’analisi della distribuzione delle frodi per sesso delle vittime evidenzia che poco meno dei due terzi (il 65,4% del totale, per la precisione) sono uomini. Nel corso del 2012 si registra, però, una ulteriore crescita delle donne vittime di frode, con un +4% rispetto al 2011.
Osservando invece la distribuzione delle frodi per classi di età, in linea con quanto era stato rilevato anche nel primo semestre dell’anno la fascia nella quale si rileva il maggior incremento percentuale è quella degli under 30 (+21,2% rispetto al corrispondente periodo 2011), che risulta essere anche la classe di età maggiormente colpita (27,3% del totale dei casi).

“L’incremento dei furti di identità che colpiscono ignari cittadini sfruttando gli strumenti di credito e i sistemi di pagamento come gli assegni sono effetto della crisi economica oltre che della sempre maggior vulnerabilità dei dati personali, specie sul web – spiega Beatrice Rubini, Direttore della linea MisterCredit di CRIF. Inoltre, il fatto che il fenomeno colpisca i giovani non sorprende affatto ed è da ricollegarsi proprio all’utilizzo non sempre sufficientemente attento e consapevole dei social network e dei device mobili. Anche questi ultimi strumenti, di uso sempre più comune, possono infatti essere attaccati per sottrarre dati personali, spesso sfruttando la vulnerabilità dei sistemi di sicurezza delle APP, oggi sempre più diffuse”.

Le tipologie di finanziamento oggetto di frode

Per quanto riguarda le tipologie di finanziamento oggetto di frode, dall’Osservatorio di CRIF emerge che i prestiti finalizzati continuano a fare la parte del leone, con una quota pari a circa l’80% dei casi totali. Questa preponderanza si spiega soprattutto con il fatto che la frode viene spesso portata a termine presso un dealer (tipicamente una concessionaria auto o moto) oppure una catena di distribuzione che rispetto agli Istituti di credito hanno minori strumenti di verifica e prevenzione.

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Fonte: CRIF

I furti di identità crescono anche nell’emissione di cambiali e assegni a nome altrui.

I beni più frequentemente acquistati attraverso un finanziamento fraudolento.
Anche nel 2012 le principali tipologie di prodotti oggetto di frode sono state auto e moto, con quasi 1/3 dei casi totali, e gli articoli di elettronica-informatica-telefonia (ad esempio smartphone e tablet) che si collocano nella fascia di importo più bassa. Mantengono una quota significativa i casi relativi all’acquisto di arredamento ed elettrodomestici.

La distribuzione per fasce di importo
Analizzando l’importo dei crediti ottenuti fraudolentemente, nel 2012 emerge la predominanza dei piccoli importi: oltre il 42% dei casi totali riguarda, infatti, frodi di importo inferiore ai 1.500 euro (+35,4% rispetto al 2011) anche perché i finanziamenti di piccolo importo, specie se erogati non allo sportello ma presso  esercenti e punti vendita, sono quelli che si caratterizzano per tempi di erogazione più rapidi e controlli meno sofisticati.

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Fonte: CRIF

I tempi di scoperta
I tempi di scoperta sono caratterizzati principalmente da due macrocategorie: circa il 50% dei casi viene scoperto entro l’anno (+12% rispetto al 2011) mentre oltre il 17% viene scoperto solamente dopo 4 anni.
Rispetto al 2011 si osserva una polarizzazione dei tempi di scoperta: sempre più spesso se la frode non viene alla luce nei primi mesi (ad esempio a fronte delle prime operazioni di sollecito di pagamento nei confronti del consumatore frodato), rimane nell’ombra molto a lungo, rendendo poi molto difficoltoso ricostruire il caso e ripristinare la reputazione creditizia della vittima.

“Il nostro presidio su molteplici settori del mercato ci consente di rilevare il continuo variare degli schemi di frode e dei canali attaccati – spiega Maria Luisa Cardini, Senior Business Consultant di CRIF -. Tipicamente le frodi creditizie vengono realizzate utilizzando un set di documenti falsi, facilmente reperibile a basso costo in un mercato nero che sfrutta le reti della criminalità e i nuovi canali online, che oltre alla carta d’identità può includere anche la tessera sanitaria, una o più buste paga ed eventualmente un CUD o un Modello Unico. La frode viene pianificata a tavolino e si sviluppa in tempi lunghi per destare meno sospetti, ad esempio aprendo prima un conto corrente e facendo una movimentazione apparentemente normale per alcuni mesi, per poi mettere in atto la frode facendo una richiesta di finanziamento”.

Anche quest’anno, l’Osservatorio sulle frodi creditizie di CRIF ha pubblicato gli ultimi dati sui reati finanziari mediante furto d’identità. Il numero dei casi registrati continua a salire: siamo arrivati a un totale di 98 milioni di Euro solo per il primo semestre del 2011.

Il rapporto fa luce sulle tipologie più frequenti di frode creditizia, evidenziando anche l’oggetto attraverso cui si costruisce una truffa. Aspetto ancora più importante e peculiare del furto d’identità sono i tempi necessari affinché la vittima realizzi di aver subito un illecito e prenda provvedimenti. Ancora molta strada resta da fare.

Prestiti Finalizzati
In pratica si tratta del cosiddetto “credito al consumo”, ovvero tutte quelle volte in cui noi sottoscriviamo un finanziamento per comprare un elettrodomestico o qualsiasi altro bene o servizio. Qui si individua il grosso dei casi in continuo aumento. La cosa non sorprende, visto che questa tendenza è iniziata già con la nascita delle frodi creditizie: si parla di quei casi in cui il truffatore intesta al malcapitato un prestito. In grandissimo aumento anche le frodi su carte di credito a saldo, guarda caso le più comuni in Italia (+91,6% di casi registrati rispetto al 2010) e sui fidi (+155%) mentre sono in calo le truffe ai danni di carte rateali e leasing. Leggi il seguito di questo post »