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Abbiamo visto in più occasioni come la nostra reputazione, sia online che offline, sia fondamentale per l’immagine di noi stessi che diamo agli altri, dagli amici ai (potenziali) datori di lavoro. Non solo: ci sono anche casi di istituti di credito che valutano i profili social di coloro che hanno richiesto un prestito!

L’importanza di una buona reputazione è quindi evidente. E una buona reputazione nasce prima di tutto da un attento controllo di ciò che condividiamo online. C’è una semplice regola che può aiutarci nella scelta di qualche contenuto pubblicare e quale no: se non abbiamo problemi a renderlo pubblico e accessibile a chiunque e per un tempo potenzialmente infinito, se non ci crea imbarazzo in nessun modo, allora possiamo pubblicarlo. Se invece abbiamo anche solo il minimo dubbio, meglio tenerlo per noi.

Ma cosa succede se la nostra immagine viene “sporcata” da tentativi di diffamazione o insulti?

Anzitutto, dobbiamo sapere che anche se la persona che ci diffama si nasconde dietro l’anonimato, ci sono tecniche di indagine che permettono di risalire alla sua identità. Gli esperti di sicurezza informatica consigliano di fare copie di tutto il materiale offensivo ricevuto, senza cancellare né i messaggi né le immagini. Le copie sono importanti nel caso in cui la persona che vi attacca decida di cancellare ciò che ha pubblicato.

Dal bullismo allo stalking le situazioni difficili possono essere molte, e se è vero che spesso sono i personaggi pubblici a essere vittime, sempre di più lo sono anche le persone comuni. A volte, come in alcuni casi di cyberbullismo, l’intervento dei genitori e della scuola è sufficiente; in altri casi più gravi è opportuno rivolgersi all’autorità competente.

Per proteggere la nostra identità e difendere la nostra reputazione possiamo inoltre rivolgerci a servizi come Identikit e Sicurnet: il primo ci aiuta a proteggere la nostra identità dalle frodi creditizie, mentre il secondo tiene sotto controllo la circolazione dei nostri dati personali e finanziari sul web.

cyberbullismo

È stata presentata a ottobre la campagna #cuoriconnessi, promossa dalla Polizia di Stato per contrastare bullismo e cyberbullismo, informando e incontrando i giovani che ne sono spesso vittime indifese.

Oltre a incontri sul territorio nazionale, esiste anche un sito, Nocyberbullismo.it, che contiene informazioni utili per i ragazzi.

La Polizia ha anche reso disponibili alcuni consigli importanti:

  • raccontare a genitori, insegnanti o a persona adulta di fiducia le prepotenze subite, in modo da valutare se sporgere denuncia;
  • non rispondere alle persecuzioni ma salvare tutti i messaggi minacciosi, annotare i tempi delle telefonate, i luoghi virtuali della persecuzione, per circostanziare al meglio l’eventuale denuncia;
  • cambiare il proprio indirizzo e-mail o il numero di cellulare se possibile;
  • segnalare al sito commissariatodips.it comportamenti scorretti e vessatori subiti online.

Nel frattempo, la Camera dei deputati ha approvato una legge su bullismo e cyberbullismo, legge che ora è tornata all’analisi del Senato. La legge definisce come bullismo “l’aggressione o la molestia, da parte di singoli o più persone, nei confronti di una o più vittime allo scopo di ingenerare in essi timore, ansia o isolamento ed emarginazione” e come cyberbullismo il “fenomeno che si manifesta attraverso un atto o una serie di atti di bullismo che si realizzano attraverso la rete telefonica, la rete Internet, i social network, la messaggistica istantanea o altre piattaforme telematiche”.

La legge prevede che la vittima di cyberbullismo possa chiedere di oscurare, rimuovere o bloccare i contenuti ritenuti offensivi entro 48 ore, per poi passare, in caso di inadempienza, al Garante della Privacy.

In ogni scuola sarà nominato un professore referente per le iniziative contro le varie forme di bullismo, anche per creare una relazione più stretta tra ragazzi, famiglie e scuola in caso di problemi.

La legge ha attirato alcune critiche, in particolare perché “scaricherebbe” la responsabilità del contrasto al cyberbullismo su operatori di Rete, scuole e Garante della privacy e perché la possibilità di chiedere ai gestori dei siti di oscurare determinati contenuti si pone su un confine molto delicato tra repressione dei reati e censura.

In ogni caso, secondo gli ultimi dati, il cyberbullismo sembra un fenomeno in crescita: stando ai dati pubblicati dal quotidiano laRepubblica a fine novembre, il 35% dei ragazzi italiani dagli 11 ai 19 anni (e in particolare le ragazze tra gli 11 e i 14 anni) ha subito atti di bullismo (sondaggio Doxa Kids).

Il primo strumento che possiamo dare ai ragazzi perché possano difendersi è l’educazione ai media digitali, anche con strumenti come Happy new web, i 12 suggerimenti di Mister Credit per navigare sereni.

 

cyberbullismo-settembre-2016Inizia un nuovo anno scolastico e l’augurio di Mister Credit per studenti, insegnanti e genitori è di viverlo in sicurezza e consapevolezza: l’educazione all’uso di internet, l’importanza della tutela della propria vita privata e l’impegno contro bullismo e cyberbullismo sono temi che da sempre consideriamo fondamentali.

Il ruolo della scuola è molto importante, perché dovrebbe aiutare bambini e ragazzi sin dai primi anni sui banchi a conoscere la rete e gli strumenti che mette a disposizione. Se è vero che i bimbi di oggi nascono già immersi in questo mondo iperconnesso (si parla a tal proposito di “nativi digitali”), l’uso consapevole è qualcosa che va imparato man mano, da come navigare e ricercare informazioni a cosa condividere online e sui social network.

Le conoscenze non devono essere solamente tecniche ma devono riguardare anche l’aspetto sociale dell’essere in rete per creare utenti consapevoli dei propri comportamenti (e dei rischi possibili). Non a caso, spesso nei casi di cyberbullismo il bullo non si rende conto della gravità del suo comportamento e dei danni che ha causato alla vittima.

Un maggiore coinvolgimento delle scuole è nei programmi anche di Generazioni Connesse, il cui Safer Internet Centre III ha come parole chiave “sensibilizzazione, assistenza, formazione, comunicazione”. L’obiettivo è rendere internet un ambiente più sicuro per bambini e ragazzi promuovendo un utilizzo responsabile delle tecnologie.

Durante l’estate, intanto, una proposta di legge su bullismo e cyberbullismo è stata approvata dalle commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera dei deputati. Il testo, che sarà discusso in parlamento al rientro dalla pausa estiva, punta alla prevenzione in ambito sociale e alla formazione scolastica.

Non dimentichiamo che anche il lavoro svolto dai genitori nel guidare i piccoli nei loro primi passi digitali è fondamentale, in modo che possano trarre vantaggio dalle infinite opportunità offerte da internet con la consapevolezza dei possibili pericoli. Un primo strumento da condividere con i bambini può essere Happy New Web, i 12 consigli di Mister Credit per navigare in serenità.

cyberbullismo-genitoriIl cyberbullismo è un argomento che arriva sulle prime pagine dei giornali solo nei casi più eclatanti, ma si tratta di un fenomeno complesso e costante su cui c’è bisogno di fare chiarezza e attenzione. Per evitare gli allarmismi (spesso proprio legati a singoli casi di cronaca, ma senza una reale analisi), occorre leggere con attenzione i numeri e i dati che ci permettono di studiare il fenomeno.

A questo proposito, una recente indagine sull’uso consapevole dei media digitali è stata realizzata dal Censis in collaborazione con la Polizia postale. Sono stati intervistati 1.727 presidi di scuole medie e superiori di tutta Italia. I dirigenti scolastici puntano il dito contro internet: secondo il 77% degli intervistati, infatti, è questo l’ambiente in cui avviene il maggior numero di episodi di bullismo, seguito dai luoghi di aggregazione (47%), tragitti casa-scuola (35%) o la scuola (24%). Nella metà delle scuole coinvolte nell’indagine sono stati registrati casi di cyberbullismo e nella metà di questi casi i presidi si sono dovuti rivolgere alla Polizia.

Secondo il 45% dei presidi solo il 5% dei propri studenti è stato toccato dal cyberbullismo mentre per il 18% gli studenti che sono coinvolti nel cosiddetto sexting (invio di contenuti sessualmente espliciti) oscilla tra il 5% e il 30% degli studenti.

Se il 39% delle scuole coinvolte nell’indagine del Censis ha già realizzato azioni specifiche per contrastare il cyberbullismo e il 63% ha in programma azioni entro la fine dell’anno scolastico, un problema sembra essere rappresentato dai genitori. Secondo i dirigenti scolastici, infatti, sono i genitori a minimizzare gli episodi di bullismo digitale, considerandoli semplici scherzi (81% delle risposte dei presidi) tanto che il 20% degli intervistati sostiene di aver incontrato grandi difficoltà da parte delle famiglie a capire la gravità di quanto accaduto. Non solo: alle azioni messe in campo dalle scuole i genitori sembrano partecipare poco o per nulla.

L’analisi dei risultati dell’indagine dimostra che, pur se il lavoro nelle scuole è fondamentale, è importante che ci sia una presa di coscienza da parte delle famiglie e che siano anche queste ad avvicinare i ragazzi alle possibilità e ai pericoli legati all’uso di internet e dei social network. Per iniziare questo percorso Mister Credit ha creato Happy New Web, 12 consigli per navigare in serenità da condividere tra genitori e figli.

Che cos’è il cyberbullismo?

Spiega il sito di Telefono azzurro che il cyberbullismo è “l’uso delle nuove tecnologie per intimorire, molestare, mettere in imbarazzo, far sentire a disagio o escludere altre persone”. Gli strumenti usati vanno dalle telefonate ai messaggi e alle chat, dai social network ai forum. Le modalità più diffuse: notizie false o pettegolezzi sulla vittima diffusi online, immagini rubate e rese pubbliche su vari canali, furto d’identità (sia sottraendo il profilo originale di una vittima sia costruendone uno falso), derisioni, insulti e minacce. Secondo i dati di Doxa Kids e Telefono Azzurro, circa il 10% dei ragazzi tra 11 e 19 anni è stato vittima di cyberbullismo. Il Parlamento italiano sta lavorando a un disegno di legge specifico per contrastarlo. L’elemento più problematico è la difficoltà che le vittime hanno a raccontare quello che subiscono, che rimane così nascosto.

Quanti sono i minori online?

Secondo le diverse ricerche le cifre possono variare, ma la percentuale è – come ci si può aspettare – molto alta: dal 95% (secondo quanto dichiarato da Ernie Allen dell’International center for missing and exploited children) all’89,7% dell’indagine Doxa per Telefono Azzurro sulla diffusione tra i minori di smartphone con accesso a internet.

Più tempo passato online significa più pericoli?

Non necessariamente. Due recenti indagini finanziate dalla Commissione Europea hanno dimostrato un incremento moderato di alcuni rischi e nessun incremento per altri, a fronte di un aumento significativo dei ragazzi connessi.

Come intervenire per limitare i rischi?

Educazione, prima di tutto: insegnare ai ragazzi l’importanza della privacy e l’attenzione a ciò che condividono online, far loro capire che le azioni compiute online hanno la stessa importanza e gravità delle azioni compiute al di fuori della rete. In rete sono disponibili diversi siti e strumenti. Mister credit ha realizzato Happy New Web, 12 consigli da condividere tra genitori e ragazzi per navigare in serenità.internet-minori-bullismo

Cyber bullying cartoon with scared child mobile phone and PCQualche settimana fa, molti giornali hanno rilanciato titoli e articoli che dicevano che per il 70% dei ragazzi il cyberbullismo fosse la paura più grande, rispetto agli altri pericoli. Come ben dimostra un’analisi di Wired, in realtà non è il bullismo nella sua versione digitale a spaventare i minori, ma il bullismo tout court. Il dato riferito al 2014, inoltre, è in calo rispetto all’indagine svolta nel 2013 (da 72% a 69%).

Tra i luoghi in cui il bullismo prende di mira i ragazzi ci sono la scuola (78%), tutti i luoghi (ovvero, una volta che sei preso di mira, lo sei ovunque, 66%), piazze e locali (65%) e, al quarto posto, internet e cellulari (60%, in crescita rispetto al 53% del 2013). C’è un dato, però, che è importante sottolineare: per l’84% dei minori intervistati, l’uso della rete o del telefono può aggravare e peggiorare la situazione di chi è vittima di atti di bullismo.

Sempre secondo quanto riporta Wired, i responsabili di Save the children, associazione che aveva diffuso i dati del sondaggio realizzato da Ipsos, hanno spiegato così la vicenda: nella frase contenuta nel comunicato “c’è un errore commesso in modo assolutamente involontario: il termine cyberbullismo è stato riportato al posto del termine bullismo”.

In questo errore si può notare il clima di costante allarmismo che circonda spesso tutto ciò che ha a che fare con la rete, come se internet fosse un posto pieno di pericoli e non, semplicemente, un luogo come un altro, con le stesse probabilità di vivere disavventure che altrove.

Ancora una volta, dunque, occorre sottolineare l’importanza di un’educazione attenta ai rischi della rete in quanto parte dei pericoli e delle situazioni problematiche che i ragazzi affrontano ogni giorno nella loro vita. Un ruolo centrale, in questo senso, dovrebbero averlo la scuola e i genitori: aiutare studenti e figli a scoprire le nuove tecnologie, affiancandoli e insegnando loro a sviluppare la propria capacità critica e comportamenti corretti.
Se avete figli e non sapete da dove iniziare, potete scaricare e leggere insieme a loro i consigli che Mister Credit ha riunito in Happy New Web, 12 suggerimenti per navigare sereni.

buon-nataleAbbiamo iniziato il 2013 parlando di sicurezza digitale e l’argomento è ancora molto attuale, purtroppo. Le minacce informatiche sono in aumento e continuano a diversificarsi con il diffondersi di nuovi strumenti digitali. Abbiamo anche scoperto che Roma è la capitale europea dei virus informatici.

Ad aumentare sono anche le truffe che sfruttano il furto di identità per chiedere prestiti e finanziamenti. Per questo occorre essere sempre attenti, conoscere le tecniche più usate dai truffatori e i consigli per difendersi. Ma c’è anche chi lavora per la nostra sicurezza: una nuova task force è nata in Europa e anche l’Italia rientra nel progetto Me Is Mine per prevenire i furti di identità. A questo proposito vi abbiamo anche raccontato la storia di Luca: qualcuno aveva chiesto un prestito utilizzando i suoi dati personali. Potete anche leggere direttamente come è andata a finire.

Il 2013 è stato un anno importante anche sul fronte della privacy, con gli scandali legati allo spionaggio americano, abbiamo imparato a conoscere le sigle Prism e Nsa che continuano a guadagnarsi i titoli dei giornali. Facebook ha cambiato le sue regole, promettendo trasparenza. Intanto, noi possiamo scoprire tutto quello che il social network sa di noi! Facebook ha cambiato anche le regole della privacy per i minorenni e i ragazzi sono stati al centro di parecchi casi di cronaca, tutti legati al cyberbullismo.

Ma torniamo a parlare di trasparenza: siamo disposti a perdere la nostra privacy? Questa sembra la tendenza, però possiamo ancora difenderci. Ma davanti all’arrivo di nuovi dispositivi, come i Google Glass, la situazione cambierà di nuovo.

Quest’anno abbiamo assistito anche a un acuirsi della crisi economica: in un periodo in cui è più difficile far tornare i conti, vi abbiamo dato alcuni consigli per poter affrontare la richiesta di un prestito o di un mutuo con maggiore serenità. State attenti a tutte le informazioni che devono essere presenti nelle comunicazioni e nei contratti e diffidate di chi vi propone di cancellare le vostre insolvenze a pagamento: i Sistemi di informazioni creditizie non funzionano così e l’affidabilità creditizia è molto importante!

Se nel 2014 si vedranno i primi segnali di ripresa nel settore del credito, non bisogna comunque abbassare la guardia: mantenete aggiornati sistemi operativi, programmi e antivirus e continuate a leggere i consigli e le notizie che proponiamo su questo blog.

Grazie per averci accompagnato anche in questo 2013 e auguri per il 2014 che sta per cominciare!

In questi giorni Facebook sta cambiando le regole sulla privacy per i minorenni: fino a oggi, infatti, i ragazzi tra i 13 e i 17 anni potevano condividere i propri contenuti solo con gli amici diretti o con gli amici dei loro amici. Da adesso la gestione della loro privacy sarà la stessa degli adulti: potranno scegliere a chi rendere visibili i propri post. Se decideranno di condividere i propri aggiornamenti con tutti, saranno avvisati da un messaggio che ricorderà loro che un post pubblico è visibile da chiunque e non solo dai propri contatti. Inoltre potranno impostare, come gli altri utenti, un livello di privacy diversa per ogni singolo post.

L’obiettivo di Facebook, secondo quanto riporta Il Post, è aumentare il livello di condivisione e interazione degli utenti, come accade su Twitter, per esempio, che non prevede limitazioni di nessun tipo per i minorenni. Una prima conseguenza di queste nuove regole sulla privacy sarà per gli inserzionisti: potranno infatti avere accesso a un numero maggiore di informazioni sugli utenti nella fascia di età tra i 13 e i 17 anni.

Ma anche per i ragazzi le cose rischiano di essere molto diverse da prima: è quindi necessario che siano consapevoli di ciò che significa rendere pubblici i propri contenuti e i propri dati personali. L’introduzione delle nuove impostazioni di privacy di Facebook potrebbe diventare, per genitori e ragazzi, un momento di educazione alla propria presenza online per imparare a:
• riconoscere ed evitare gli episodi di cyberbullismo, trovando il modo e la forza di reagire;
• tenere per sé le proprie informazioni personali, senza condividerle con sconosciuti;
• accrescere lo spirito critico verso persone e contenuti che si trovano in rete (come fuori dalla rete, ovviamente).

Se è normale che gli adolescenti nascondano almeno parte di quello che fanno online ai propri genitori, questi possono comunque dare ai figli gli strumenti di base perché si muovano in rete con consapevolezza. Se volete, potete cominciare da Happy New Web, i 12 consigli di Mister Credit da condividere con i ragazzi per navigare in serenità.

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furto id alle spalleAbbiamo visto nelle ultime settimane che i furti di identità sono in aumento nel nostro paese. Nuovi dati arrivano anche da Adiconsum, che a fine settembre ha presentato i risultati dell’ultima ricerca realizzata dall’Osservatorio sul Furto d’Identità. Delle 2.500 persone intervistate, 225 (cioè il 9%) hanno sostenuto di essere state vittime di furto di identità.

Vediamo le tecniche più comuni con cui i ladri di identità si impossessano dei dati personali delle vittime: clonazione di carta di credito (skimming) per il 33,5% degli intervistati, spam (23,7%), phishing (22,9%), adesione a contratti falsi (12,1%), vishing, cioè furto dei dati tramite telefonate che invitano gli utenti contattati a fornire i propri dati personali, simulando di provenire dalla propria banca (6%).

Numeri e tecniche che ritroviamo quasi ogni giorno nelle notizie di cronaca che arrivano da tutta Italia. Ecco qualche esempio delle ultime settimane. I Carabinieri di Rovereto hanno scoperto ad agosto un traffico di SIM vendute sotto banco che erano intestate a persone ignare di tutto, i cui dati erano stati utilizzati come copertura. A Gorizia, invece, è stato il vicesindaco a finire nel mirino dei ladri di identità: i suoi dati sono stati usati per aprire un conto online su cui i truffatori versavano i soldi guadagnati giocando d’azzardo con alcune carte PostePay di cui avevano rubato i codici. A Roma, invece, un uomo di 57 anni ha utilizzato un documento falso intestato alla vittima per sottrargli ben 31.800 euro presentandosi allo sportello della banca.

Ma il furto di identità non è necessariamente legato a una truffa economica (anche se spesso è così): basta aprire un profilo su un social network o su un servizio online utilizzando il nome di un’altra persona per essere responsabili di questo reato. Fenomeno diffuso nel cyberbullismo tra i più giovani, ha come protagonisti e come vittime anche cittadini adulti. E i personaggi famosi non sono esenti: Fabio Fazio ne era quasi stato vittima, quando qualche fan aveva aperto un profilo Facebook a suo nome. In questo caso la smentita del conduttore televisivo è stata sufficiente perché i fan precisassero che il profilo Facebook non fosse ufficiale.

Le risorse dei truffatori si esauriscono qui? Certo che no! C’è chi si specializza nel recupero di dati sensibili da computer e telefoni che vengono rivenduti: spesso, infatti, anche se siamo convinti di aver cancellato tutti i nostri dati, è possibile recuperarli utilizzato software professionali. Ma c’è anche chi recupera nella spazzatura le informazioni necessarie al furto d’identità: basta una lettera che contenga nome e indirizzo, magari la data di nascita e qualche altra informazione personale (numero della carta di credito o del conto bancario, codice fiscale…).

Tante sono le tecniche dei ladri di identità: è per questo che occorre essere consapevoli dell’importanza di tutelare le proprie informazioni personali, anche con strumenti come Identikit o Sicurnet.

Cyber or online bullying conceptDi cyberbullismo abbiamo già parlato in queste pagine, sottolineando quanto sia importante che i genitori e la scuola facciano capire ai ragazzi quali sono i comportamenti da evitare e quali conseguenze possano avere certe azioni. Compito forse non facile, come dimostrano i troppi casi di cronaca, i cui protagonisti sono minorenni che non riescono più a sopportare insulti e persecuzioni, arrivando a volte addirittura a togliersi la vita.

Email, sms ed mms, chat, blog, social network: sono questi i canali attraverso cui i bulli prendono di mira le loro vittime, attraverso la diffusione di immagini (in origine private, spesso a sfondo sessuale) o di contenuti offensivi.

Ma al di là dei singoli episodi di cronaca, qual è la situazione in Italia?

Ipsos ha realizzato nel febbraio 2013 una indagine per Save The Children, analizzando il cyberbullismo nel nostro Paese. Ecco alcuni dati che sono emersi: gli attacchi avvengono soprattutto via social network (61%) e con la pubblicazione di foto e immagini private oppure offensive (59%), abbastanza diffusa anche la creazione di gruppi contro la vittima (57%).

Le motivazioni alla base degli attacchi sono accomunate da un unico fattore: la diversità. Che sia di aspetto fisico (67%), di orientamento sessuale (56%) o di nazionalità di origine (43%).

Quattro minorenni su dieci sono stati testimoni di atti di cyberbullismo nei confronti di altri coetanei. E, infatti, per il 72% dei ragazzi intervistati il bullismo online è la minaccia percepita come più grave, ancora più di droga (55%) e del pericolo di subire molestie da parte di un adulto (44%). Il legame tra questa forma di bullismo e i fatti di cronaca è chiaramente percepito, soprattutto dalle ragazze. Abbastanza chiare anche le conseguenze: dal calo nel rendimento scolastico (38%), all’erosione della volontà di aggregazione e socializzazione della vittima (65%), alla depressione (57%).

Raffaela Milano, direttore programmi Italia-Europa di Save The Children, sostiene che ci sia ancora parecchio da fare in questo campo: “È importante che venga riconosciuta la pericolosità di questo fenomeno ben conosciuto dai ragazzi ma che il mondo degli adulti deve ancora comprendere appieno nella sua portata”.

E ancora una volta, l’attenzione deve essere portata su attività di informazione ed educazione, rivolte sia ai ragazzi che agli adulti, e non solo sulla repressione dei reati.

Mister Credit ha creato Happy New Web, una guida con i 12 consigli più importanti per navigare con serenità, da conservare, stampare e condividere con i ragazzi.