House purchase proceedingsDal 27 aprile 2013 è di nuovo disponibile il Fondo di solidarietà per i mutui sulla prima casa, istituito dal Ministero dell’economia e delle finanze e gestito da Consap.

Il Fondo, finanziato con 20 milioni di euro, consente la sospensione del pagamento del mutuo sulla prima casa per un periodo fino a 18 mesi nel caso in cui il contraente si trovi in condizione di temporanea difficoltà. Il Fondo ripagherà alla banca il tasso di interesse applicato al mutuo con esclusione della componente di “spread”.

 

Ecco i presupposti per presentare la richiesta:

  • essere proprietario di un immobile (prima casa) e titolare di un mutuo fino a 250.000 euro per il suo acquisto
  • avere un indicatore ISEE inferiore o uguale a 30.000 euro
  • avere il mutuo in ammortamento da almeno un anno al momento della presentazione della domanda; in caso di ritardo nel pagamento delle rate, il ritardo non deve essere superiore a 90 giorni consecutivi.

In caso di cointestazione del mutuo, i presupposti possono essere validi per uno solo dei contraenti. In caso di morte del mutuatario, la domanda può essere presentata dal cointestatario del mutuo o dall’erede subentrato nell’intestazione (se risulta nuovo proprietario dell’immobile, contraente del mutuo e con ISEE inferiore a 30.000 euro).

Il nuovo regolamento ha però modificato i requisiti richiesti per l’accesso al fondo, limitandoli a questi casi (per l’intestatario o per uno dei due cointestatari):

  • cessazione di rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato (esclusi: risoluzione consensuale, risoluzione per limiti di età con diritto a pensihttps://mistercreditblog.wordpress.com/wp-admin/post-new.phpone, licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, dimissioni del lavoratore non per giusta causa)
  • cessazione di rapporto di lavoro parasubordinato, di rappresentanza commerciale o di agenzia
  • morte o riconoscimento di grave handicap o di invalidità civile non inferiore all’80%.

La situazione di difficoltà deve essersi verificata dopo la stipula del contratto di mutuo, nei tre anni precedenti la presentazione della domanda.

Il modulo per la richiesta di accesso al fondo, disponibile sui siti del Ministero (pdf) e di Consap (pdf), deve essere compilato e presentato alla banca o alla società finanziaria con cui il contraente ha sottoscritto il mutuo.

?????????????????????????????????????????????

A gennaio vi abbiamo consigliato di diffidare di chi offre servizi a pagamento per cancellare i dati negativi dai Sistemi di informazioni creditizie (SIC). Ma cosa sono, di preciso, i SIC?

 

I SIC positivi e negativi sono archivi informatici che contengono i dati sui finanziamenti richiesti ed erogati a privati e imprese da parte di banche e società finanziarie.

Quali dati sono conservati nei SIC?

  • Informazioni anagrafiche del consumatore: nome, cognome, codice fiscale, data e luogo di nascita, indirizzo.
  • Informazioni sui finanziamenti, in particolare:
  • Tipologia di credito e fase della richiesta (richiesto, accordato, estinto)
  • Piano di rimborso previsto (numero e importo delle rate)
  • Banca o società finanziaria che ha inviato i dati (visibile solo al diretto interessato)
  • Andamento dei pagamenti e debito residuo
  • Eventuali dati relativi ad attività di recupero o contenziosi (incaglio nei pagamenti, passaggio a sofferenza, passaggio a perdita, cessione a società di recupero crediti, rientro in bonis, ecc.).

Perché esistono i SIC

Il mercato del credito svolge un ruolo fondamentale nell’economia di un Paese. Grazie al credito le famiglie possono finanziare i propri consumi e l’acquisto della casa. Il credito è uno strumento attraverso il quale è possibile programmare e modulare le proprie uscite monetarie in base alle entrate attese senza dover rinunciare a piccoli o grandi progetti.

Affinché banche e società finanziarie possano gestire correttamente il processo di erogazione del credito è necessario che abbiano da un lato informazioni sulla capacità di famiglie e imprese di rimborsare regolarmente i propri debiti e dall’altro informazioni sugli impegni di rimborso già assunti. La possibilità di disporre tempestivamente di informazioni complete e aggiornate sulla storia creditizia e sulla situazione di indebitamento di chi richiede credito consente quindi a banche e società finanziarie di limitare un’eccessiva assunzione di rischio e di evitare il sovraindebitamento di chi richiede credito.

Dal punto di vista dei consumatori le informazioni positive contenute nel SIC rappresentano una concreta credenziale per ottenere credito in maniera veloce. Una storia creditizia positiva, testimoniata da pagamenti puntuali e finanziamenti rimborsati correttamente, è una referenza importante che funge da garanzia di rimborsi puntuali per i finanziamenti futuri. In assenza di questa referenza le uniche forme di tutela a disposizione di una banca o di una società finanziaria, a fronte della concessione del credito, sarebbero l’ipoteca sulla casa, il pegno su un bene o la presenza di un garante. Grazie alle informazioni contenute nei SIC, gli istituti di credito possono decidere di erogare credito basandosi sulla buona storia creditizia del richiedente, senza necessariamente richiedere ulteriori garanzie reali o personali.

Per quanto tempo i SIC conservano le informazioni?

TIPOLOGIA DI DATO ​TEMPI DI CONSERVAZIONE
Finanziamento richiesto ed in corso di valutazione 6 mesi dalla data richiesta
​Richieste di finanziamento rinunciate/rifiutate ​1 mese dalla data di rinuncia/rifiuto
​Finanziamenti rimborsati regolarmente 36 mesi dalla data di estinzione effettiva del rapporto di credito
​Ritardi relativi a 1 o 2 rate (o mensilità) 12 mesi dalla comunicazione di regolarizzazione, a condizione che nei 12 mesi i pagamenti siano sempre regolari
​Ritardi relativi a 3 o più rate (o mensilità) 24 mesi dalla comunicazione di regolarizzazione, a condizione che nei 24 mesi i pagamenti siano sempre regolari
Finanziamenti non rimborsati (o con gravi morosità)​ 36 mesi dalla data di estinzione prevista o dalla data in cui l’istituto di credito ha fornito l’ultimo aggiornamento

truffa-bancomatNelle ultime settimane, secondo quanto riportato dai media, alcuni Paesi europei hanno riscontrato un aumento delle frodi realizzate attraverso carte clonate; tra questi, Francia, Germania, Regno Unito e Russia.

La tecnica più diffusa per questo tipo di azioni si chiama card-skimming e permette di sottrarre i codici dei bancomat e delle carte di credito che vengono inserite negli sportelli automatici, nelle pompe di benzina e anche nelle colonnine di pagamento dei parcheggi. Dietro queste azioni si nascondono strutture criminali capaci di operare su larga scala, pronte a rivendere i dati rubati su altri mercati (soprattutto America e Asia, secondo lo studio di European ATM Security).

La banda magnetica è meno sicura del chip (ora in uso su molte carte) ma non tutti i lettori sono ancora attrezzati per leggere il secondo e la sostituzione richiederà ancora parecchio tempo.

Come vengono sottratti i dati?
Sulla fessura in cui si inserisce la carta viene posizionato uno “skimmer”, strumento in grado di leggere le informazioni contenute nella banda magnetica. A esso viene abbinato un dispositivo in grado di rubare anche il PIN: di solito una videocamera nascosta o una tastiera sottilissima posizionata esattamente sopra quella dello sportello, per registrare i movimenti delle dita sui numeri.

Queste informazioni, sufficienti per clonare la carta e sottrarre denaro, possono essere inviate via wi-fi, se uno dei truffatori è appostato nelle vicinanze, oppure vengono registrate sui dispositivi per essere lette in seguito, quando questi vengono rimossi. Gli strumenti per la clonazione sono spesso applicati in luoghi o in orari in cui gli sportelli non sono sotto diretta sorveglianza.

Come possiamo difenderci?
Al momento dell’operazione, prima di inserire la carta, controlliamo che non ci siano segni di manomissione o anomalie, come la tastiera coperta da un secondo strato, di plastica o di metallo. Se abbiamo qualche dubbio, meglio cercare un altro sportello. Quando digitiamo il PIN, inoltre, copriamo sempre i nostri movimenti con l’altra mano, così che nessuna telecamera o nessuna persona vicina possano vederlo.

Se non l’abbiamo già fatto e se è disponibile, attiviamo il servizio di notifica via sms per le operazioni con le nostre carte, in modo da essere avvisati in pochi istanti e poter intervenire in caso di operazioni non riconosciute. Teniamo anche costantemente sotto controllo i movimenti sul nostro conto: prima si scopre una eventuale truffa, meglio è.

Repubblica ha realizzato una interessante illustrazione interattiva che mostra i vari tipi di intervento messi in atto dai truffatori. Vale la pena dare un’occhiata!

Being robbed by a scam L’aumento dei furti di identità nel nostro Paese, documentato dall’Osservatorio CRIF sulle frodi creditizie, ci mostra che si tratta di un tipo di reato a cui tutti dobbiamo prestare massima attenzione: potremmo ritrovarci vittime senza nemmeno rendercene conto, come è successo a Luca, di cui vi abbiamo raccontato la storia nelle ultime settimane.

La prima difesa contro i furti di identità siamo noi stessi: dobbiamo stare attenti alle informazioni personali che rendiamo disponibili, non solo online. Molte volte, infatti, i ladri di identità sfruttano la nostra fiducia per carpire informazioni. Altre volte può succedere che un hacker riesca a recuperare i dati da un nostro vecchio computer o da documenti che abbiamo buttato nel cestino senza averli distrutti.

Sfruttando diversi tipi di ricerche e tecniche di social engineering i truffatori riescono ad avere in mano gli elementi sufficienti per richiedere e ottenere finanziamenti a nostra insaputa.

Ci sono diversi segnali che possono farci capire che la nostra identità ci è stata sottratta. Ecco i principali:
• la vostra banca rifiuta una richiesta di prestito perché risultate insolventi, ma non avete nessun finanziamento in corso;
• un’agenzia di recupero crediti vi contatta intimando di saldare un importo non pagato di cui voi non sapete nulla;
• sulla vostra carta di credito o sul vostro conto bancario risultano spese che non avete mai fatto.

Se vi trovate in una di queste situazioni, la prima cosa da fare è sporgere denuncia alle Forze dell’Ordine, presentando eventualmente un resoconto scritto dei fatti e allegando tutti i documenti che ritenete necessari per dimostrare la vostra estraneità.

Se siete contattati da un’agenzia di recupero crediti, per esempio, fatevi inviare la documentazione relativa al finanziamento per cui risultate insolventi e controllate i dati personali che sono stati utilizzati per presentare la richiesta, segnalando le eventuali incongruenze al momento della denuncia.

Successivamente, è importante inviare copia della denuncia agli altri soggetti che possono essere coinvolti nella truffa: dall’agenzia di recupero crediti alla banca in cui è stato registrato il conto per ricevere il finanziamento.

L’invio di una copia della denuncia a CRIF comporta che l’eventuale posizione aperta a vostro nome come pagatore insolvente in seguito alla truffa venga cancellata, garantendovi così la possibilità di accesso a prestiti e finanziamenti.

Per dormire sonni più tranquilli, infine, c’è Identikit, il servizio di Mister Credit che vi notifica ogni volta che viene fatta una richiesta di credito a vostro nome.

Social Media SignL’identità digitale è parte della nostra identità, non qualcosa di a sé stante, così come la reputazione online e la reputazione offline sono strettamente legate e contribuiscono a costruire l’immagine che gli altri hanno di noi. Per questo è importante essere consapevoli di quello che facciamo in rete e dei regolamenti sulla privacy dei servizi a cui ci iscriviamo.

 

Sul blog di Mister Credit abbiamo parlato in più occasioni di questi temi. Ecco alcuni consigli per aiutarci a gestire al meglio i nostri profili sui social network:

  • Se non vogliamo che una nostra informazione personale venga diffusa, dobbiamo essere noi i primi a mantenerla riservata e a non diffonderla online.
  • Dobbiamo scegliere con attenzione ciò che condividiamo, curando il modo in cui ci presentiamo, quello che diciamo e come lo diciamo. Una frase impulsiva detta a voce può essere dimenticata, ma se è stata scritta in rete potrebbe rimanere disponibile a tempo indeterminato. Non bisogna dimenticare che sempre più spesso la rete e i social network sono utilizzati anche dai potenziali datori di lavori per informarsi sui candidati.
  • Controlliamo i nostri profili per vedere quali informazioni sono disponibili a chi e limitiamo le informazioni accessibili a tutti: sono quelle che più spesso vengono utilizzate da chi vuole rubarvi l’identità.
  • Attenzione anche alla geolocalizzazione: molti social network permettono di aggiungere al proprio messaggio il luogo da cui viene inviato, ma è un’opzione che è possibile disattivare. Siamo sicuri che vogliamo sempre far sapere a tutti dove ci troviamo?
  • Scegliamo password sicure: otto o più caratteri che contengano lettere –  maiuscole e minuscole –, cifre e, se possibile, caratteri speciali. È opportuno inserire anche qualche “trucchetto” nelle domande di sicurezza: se abbiamo scelto come risposta il nome del nostro cane e una sua foto (con nome) è presente su qualche nostro profilo, un potenziale truffatore avrà gioco facile a violare il nostro account. Meglio aggiungere al nome qualche cifra casuale a cui sia impossibile risalire.

Se poi volete una protezione su misura, potete affidarvi a Sicurnet, un servizio che vi avvisa ogni volta in cui i vostri dati personali sono troppo esposti.

Avete altri consigli su privacy e social network o volete raccontare la vostra esperienza? Scriveteci nei commenti!

La storia di furto d’identità di Luca (prima parte), prosegue: ci saranno altre auto o conti correnti intestati a suo nome?

iStock_000004363093XSmall

Un’auto non mia

Per fortuna di recente la banca mi ha risposto che non c’era alcun conto aperto a mio nome.
Per completezza ho inviato una copia della denuncia, in cui faccio riferimento alla patente falsa, all’ufficio provinciale ACI della mia città.
Al PRA ho poi chiesto una visura storica completa legata al mio codice fiscale.
Quante auto in circolazione risultavano intestate a me? La mia paura più grande, infatti, era che qualcuno, utilizzando il mio nome, avesse provocato incidenti o avesse commesso reati di qualche tipo.
Effettivamente risultò che la vettura era stata intestata a me per un mese circa e poi rivenduta più volte nei mesi successivi. Ad oggi quell’auto non è quindi di mia proprietà.
Questo mi ha tranquillizzato, ma il dubbio tuttora rimane. Nel mese in cui risulto essere stato io il proprietario è accaduto qualcosa di illecito?
Di questo purtroppo non ho ancora saputo nulla: spero solo che sia andato tutto bene. Attendiamo l’evoluzione delle indagini.

Il ruolo di CRIF

In questa mia “odissea” è stato importante contattare CRIF, che mi ha consentito di capire come muovermi.
Per prima cosa mi sono sentito rincuorato nel sapere che non sono l’unico a cui è capitato un furto di identità. Inoltre, inviando a CRIF una copia della denuncia, ho potuto disconoscere il finanziamento intestato a me: in questo modo, in attesa che si concludano le indagini, è stata oscurata la condizione di “pagatore insolvente” che mi avrebbe reso difficile l’accesso a futuri prestiti o crediti al consumo.
Tutelarmi per me ora è un imperativo: avendo già i miei dati, chi mi garantisce che questo soggetto non tenti di compiere altre azioni truffaldine spacciandosi per il sottoscritto?

Subito dopo Luca ha acquistato Identikit, il servizio di Mister Credit che ti tiene aggiornato ogni volta che viene fatta una richiesta di credito a tuo nome.
Con tempestività Identikit avvisa via e-mail o sms nel caso di operazioni di questo tipo.

shutterstock_120619087Dopo la prima parte, proseguiamo il racconto del caso di furto di identità di Luca: come hanno fatto i frodatori a spacciarsi per lui?

I miei dati non corrispondevano

Già dai primi controlli è emerso un aspetto interessante: alcuni miei dati forniti all’istituto di credito per accedere al finanziamento erano falsi!
L’indirizzo del mio domicilio, ad esempio, e il numero della mia patente non corrispondevano, così come la mia professione. Erano invece veri nome, cognome, data e luogo di nascita e codice fiscale. Ecco quindi un piccolo consiglio: segnalare subito le incongruenze, anche in fase di denuncia, per far capire che si è innocenti e quindi che si sta dicendo il vero.
Il fatto che ci sia un mix di dati veri incrociati con altri fasulli è già una prova importante.

Ripensando all’accaduto, in effetti, perché la truffa funzionasse chi mi ha rubato l’identità doveva per forza fornire un indirizzo di residenza diverso dal mio, perché altrimenti i documenti mi sarebbero arrivati a casa e mi sarei accorto dell’operazione nel giro di una settimana e non, come è invece avvenuto, dopo 6 mesi.
Con queste informazioni ho capito che anche le raccomandate inviate in precedenza dall’ente di riscossione crediti dovevano essere state recapitate a quell’indirizzo fornito e, solo in ultima battuta, a me.

Altri problemi in vista

Premessa la questione del finanziamento e quindi del debito di 14mila euro, mi sono reso conto che potevano esserci altri problemi correlati: innanzi tutto la patente fornita dal truffatore era falsa o ne esisteva un’altra a mio nome emessa regolarmente dalla Motorizzazione?
Avevo preso multe e sanzioni? E se sì, per quali reati? Avevo avuto incidenti a me imputabili?
Altra questione. Per accedere al finanziamento il truffatore aveva fornito un Iban. Esisteva quindi un conto corrente intestato a me in una banca diversa dalla mia? Da quel conto erano stati emessi assegni scoperti o era stato fatto circolare denaro illecito?
Quante altre complicazioni potevano emergere da una situazione del genere?

Inviai subito una lettera con copia della denuncia all’istituto bancario per segnalare che, se c’era un conto intestato a me, era di certo una truffa! Ammetto che l’ansia stava prendendo il sopravvento sulla ragione e che fossi davvero molto, molto spaventato.

[continua...]

Un nostro cliente ci ha raccontato la sua storia di furto d’identità.
Oggi e nelle prossime settimane condividiamo sul nostro blog la sua disavventura.

LA STORIA DI LUCA

uuuMi chiamo Luca, ho 37 anni e vivo in una città del nord Italia. Essendo un professionista iscritto anche a un albo nazionale, la trasparenza e l’affidabilità della mia persona sono davvero tutto!

Un debito a me sconosciuto
La mia disavventura, e chiamarla tale è molto riduttivo, inizia a dicembre 2012 quando, come un fulmine a ciel sereno, mi è stata recapitata a casa una raccomandata proveniente da una società di recupero crediti, che mi sollecitava al pagamento di circa 14mila euro.
Nella raccomandata non era specificato a quale operazione fossero legati questi soldi, ma mi veniva chiesto di mettermi in contatto con la società per “sanare la mia situazione”. Uno degli elementi che mi insospettì fin dall’inizio, fu, oltre all’esistenza di un debito a me sconosciuto, il fatto che, nella raccomandata, ci fosse scritto che quella era una lettera arrivata “dopo numerosi solleciti”, a cui non era mai seguita una mia risposta.

Per me era tutto nuovo e, in precedenza, non avevo ricevuto alcuna comunicazione in merito.
Cosa stava accadendo? Volevo vederci chiaro.
Dopo lo shock iniziale, quindi, ho chiamato la società di recupero crediti, chiedendo di poter ricevere quanto prima tutta la documentazione relativa il presunto debito che mi veniva contestato.

In poche ore per e-mail mi fu inviata la scansione dei documenti relativi al contratto di una richiesta di finanziamento per l’acquisto di un’automobile.
Ma io non avevo acquistato nessuna automobile!

La società di credito mi disse che, se mi sentivo estraneo a questo contratto, era consigliabile depositare immediatamente una denuncia alle Forze dell’Ordine, per avviare le dovute indagini.
E così ho fatto, non prima, tuttavia, di aver consultato un mio amico avvocato penalista.

La denuncia dell’accaduto

Lui mi consigliò di non limitarmi a una denuncia orale, ma di scrivere con calma una mia versione dei fatti, a cui allegare tutti i documenti che ritenevo opportuni, per essere certo che durante la deposizione non venissero omesse informazioni o mal interpretate le mie dichiarazioni.
Questo consiglio mi è stato davvero utile.
I carabinieri mi hanno fatto molte domande, perché sporgere denuncia non è sempre sinonimo di onestà. In ogni caso, il loro primo passo è stato quello di verificare se ero stato attento alla gestione dei miei dati personali in rete.
E qui è arrivata la prima brutta notizia.
Essendo io iscritto a un albo professionale di pubblico dominio, è stato fin troppo facile risalire alle mie generalità da cui ricavare poi il mio codice fiscale.

[continua...]

business woman at  officeOrmai siamo fatti di carne e bit e ciò che facciamo in rete è parte integrante della nostra vita, come quello che facciamo a casa o a lavoro. Non è, quindi, una domanda priva di senso chiederci cosa rimarrà dopo la nostra morte dei nostri profili social, delle nostre caselle di posta elettronica e degli altri account grazie a cui abbiamo prodotto e condiviso informazioni.

Non si tratta solamente di un problema di privacy e memoria: negli Stati Uniti, sta diventando un argomento di discussione a livello legale e legislativo.

Il nostro testamento dovrà includere anche le disposizioni relative a tutte le tracce digitali che abbiamo lasciato in vita? La direzione sembra essere proprio questa, se non vogliamo che il materiale accumulato sui nostri account rimanga inaccessibile a tempo indeterminato.

Le principali aziende che trattano dati e contenuti personali hanno già incluso le clausole post mortem nelle loro policy di utilizzo, in particolare per quanto riguarda la cancellazione degli account o la possibilità di accedere ai dati da parte dei familiari del defunto. Vediamo alcuni casi.

Google, per esempio, permette ai familiari di accedere all’account del defunto se viene fatta richiesta, includendo nome e cognome del richiedente, profilo a cui si desidera accedere e certificato di morte tradotto in inglese. I familiari potranno così accedere al suo profilo e decidere se eliminarlo oppure mantenerlo attivo.

Facebook consente di cancellare il profilo (su richiesta di un familiare) oppure di trasformarlo in un profilo commemorativo, in cui gli amici possono continuare a scrivere testimoniando il proprio affetto e tenendo vivo il ricordo. I casi di questo tipo sono già molti, anche in Italia.

Twitter permette ai familiari di scaricare tutti i contenuti del profilo della persona defunta, su presentazione di una richiesta con allegati il certificato di morte e un documento d’identità della persona deceduta.

Esistono poi servizi, come Legacy Locker, che conservano tutte le password di accesso ai nostri account e verificano periodicamente, tramite email, se siamo ancora in vita. In caso di mancata risposta, i dati per accedere ai nostri dati personali saranno inviati alla persona che avevamo indicato al momento dell’iscrizione. Negli Stati Uniti sono usciti anche libri, come Your Digital Afterlife: When Facebook, Flickr and Twitter Are Your Estate, What’s Your Legacy?, che guidano le persone a scegliere nel modo migliore ciò che vorranno fare dei propri dati digitali.

C’è anche chi ha creato software per continuare a inviare messaggi sui social network anche dopo la morte, è il caso di DeadSoci.al. Un progetto forse inquietante, ma che riflette le ansie e le attenzione di una società che, anche grazie all’evoluzione degli ambienti digitali, continua a cambiare.

CommeFotolia_46508009_XSntare una frase che ci ha colpito. Cliccare “mi piace” sul video di una canzone. Chiacchierare via chat. Modificare le informazioni sulla nostra identità. Chiedere amicizie ed eliminare contatti. Registrarci in qualche luogo grazie al servizio di geolocalizzazione. Collegare al profilo i nostri account su altri servizi.

Piccole azioni quotidiane di tutti noi che siamo iscritti a Facebook, a cui non diamo troppa importanza e che dimentichiamo in fretta. Ma Facebook, al contrario di noi, ricorda. Il social network con il maggior numero di iscritti al mondo (ha superato il miliardo a ottobre 2012) tiene memoria di tutte le attività degli utenti.

Il fatto che sulla rete tutto sia tracciabile e misurabile ha reso molto felici coloro che si occupano di marketing, ma ha posto qualche problema sulla privacy degli utenti. Privacy che ha portato più di una volta il social network di Mark Zuckerberg al centro di polemiche, come nel caso di Max Schrems, ragazzo austriaco, che aveva chiesto a Facebook l’accesso alle sue informazioni personali in possesso dell’azienda e si era visto recapitare un dossier digitale di 1.200 pagine.

Qualche passo avanti è stato fatto e oggi è possibile conoscere le informazioni su di noi che Facebook ha archiviato. La pagina “Accesso alle tue informazioni di Facebook” permette di conoscere il tipo di dati che vengono memorizzati e gli strumenti attraverso cui recuperarli. Per ogni dato archiviato viene fornita una breve spiegazione e il luogo in cui poterlo trovare.

“Informazioni scaricate”, “archivio espanso” e “registro delle attività” sono le tre modalità attraverso cui il social network permette di controllare i contenuti che abbiamo reso disponibili su Facebook.

“Informazioni scaricate” include le informazioni del diario “come i post che hai condiviso, i messaggi, le foto e altro”: per recuperare questi dati è sufficiente andare su “Impostazioni account” e cliccare su “Scarica una copia dei tuoi dati Facebook”.

“Archivio espanso” contiene materiale in più rispetto alle informazioni scaricate, come “dati sull’account, informazioni di accesso, cookie e altro”. Anche queste possono essere recuperate dalla stessa pagina in cui sono disponibili le informazioni scaricate.

“Registro delle attività”, infine, è “una cronologia di tutta la tua attività, dai post che hai commentato, alle applicazioni che hai utilizzato alle cose che hai cercato”. Il registro è accessibile dal diario.

Molti utenti hanno capito il valore della privacy e hanno iniziato a utilizzare strumenti adeguati per la tutela dei dati personali. Non dimentichiamo che il primo filtro alle informazioni personali che condividiamo in rete siamo noi stessi!

Il blog di Mister Credit

Con questo blog vogliamo promuovere una consapevole gestione della privacy per minimizzare il rischio di diventare vittime dei furti di identità e delle frodi creditizie.

IL SITO DI MISTER CREDIT

Scopri i nostri servizi innovativi e affidabili per gestire le tue informazioni creditizie, proteggere la tua identità e migliorare il tuo benessere finanziario. www.mistercredit.it

Strumento Mister Credit

La tua email è stata rubata? Clicca e scopri

Archivio

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

%d bloggers like this: